La terra trema per il ritorno degli Ufomammut, è il loro ottavo lavoro in studio, composto da otto canzoni, si intitola “8”, pubblicato ancora una volta dalla Neurot Recordings.
Il bello di questa band è che riesce ad essere una garanzia, una certezza, senza mai essere scontata nella scelta del semplice terreno della ripetizione. Un trio sperimentale, ma costante nel pubblicare mine incredibili.
“8” è probabilmente uno degli album più diretti ed incisivi della band e questo si deve alle modalità di registrazione in presa diretta, grande novità per gli Ufomammut, ma anche ad un alleggerimento dei suoni che avevano caratterizzato il precedente Ecate (2015). Sempre aggressivo, mastodontico e massiccio, distorto, ma con un raffinato equilibrio tra questi elementi e i corrispettivi psichedelici e progressive, fatti di sintetizzatori e speculari al Mammut, l’Ufo.
La band ha presentato il disco a Milano il 22 settembre e partirà a breve per una tournée in giro per l’Europa, da sempre terreno fertile ed accogliente per il trio.
Gli Ufomammut sono: Urlo (basso, sintetizzatori, effetti speciali, voce), Vita (batteria), Poia (chitarra, sintetizzatori, effetti speciali).

Partiamo dal principio: il nome dell’album. A questa scelta avete sempre affidato un significato particolare come per Ecate, riferimento simbolico ad una mitologica figura femminile onnipresente in quasi tutte le civiltà. Cos’è, questa volta, “8”, oltre l’immediato collegamento alla vostra ottava pubblicazione ?

Urlo: “8” è un simbolo che ha numerosi significati: se lo ribalti rappresenta l’infinito o un sistema chiuso che si ripete nel suo costante e perpetuo mutamento e questo ci riporta all’immagine dell’uroboro, ad esempio

Vita: Esatto, ma ci piaceva anche l’idea di un nome che fosse pronunciato in maniera differente da linguaggi diversi, ma riconoscibile ovunque. L’unione di culture in un unico simbolo. Importante in un periodo storico come il nostro in cui si tende all’allontanamento

UFOMAMMUT-8-LP

E a proposito di costante divenire, per il vostro ultimo album avete scelto la registrazione in presa diretta. Modalità che vi ha portato in studio a suonare insieme, contemporaneamente, i vostri brani in uno scambio costante di energia. Come ha influenzato le dinamiche e i suoni di “8” questa scelta ?

Poia: Per noi la presa diretta è stata una vera e propria rivoluzione. Quando abbiamo deciso di suonare live non sapevamo cosa ci saremmo trovati d’avanti, è stata una scommessa che ci ha aiutato moltissimo nella nostra crescita musicale

Vita: Abbiamo provato per mesi e c’è voluta una preparazione maggiore, sicuramente. Il nostro obbiettivo era quello di raggiungere l’intensità dei nostri concerti prima in studio e poi su disco e crediamo di esserci riusciti. Ogni sessione è stata un concerto. Un’esperienza che rifaremo per il prossimo album, senza dubbio

Ed è forse da questo nuovo processo che è nato l’equilibrio tra la vostra metà psichedelica e quella più pesante, quella “doom” ?

Urlo: Sicuramente le sovra incisioni hanno trovato un respiro diverso, specialmente per quanto riguarda la parte elettronica affidata ai sintetizzatori. Però è vera quest’osservazione, c’è un maggiore equilibrio tra la nostra anima elettronica e quella “doom”, anche se non abbiamo mai capito fino in fondo cosa significhi essere “doom” [ndr: ride]

Gli Ufomammut, ormai, esistono come realtà da un po’ di tempo. Cosa rappresenta “8” nella vostra carriera e percorso musicale ?

Urlo: Se la vuoi mettere su questo piano possiamo dire che è l’album della vecchiaia [ndr: ride]

Vita: “8” è uno spartiacque che segna un nuovo inizio nel nostro modo di fare e registrare musica con l’intenzione di essere sempre più solidi, album dopo album

Poia: Si, la nostra dottrina è questa: ricercare sempre nuovi stimoli che possano migliorare il nostro suono e la nostra integrità. Evolvere rimanendo fedeli a se stessi è il segreto della longevità che abbiamo rubato a due band a cui dobbiamo molto: The Beatles e Pink Floyd

Ufomammut04_2

Anche questa volta la cover art del vostro disco è stata realizzata da Malleus Rock Art Lab, di cui due terzi di voi, Poia ed Urlo, ne sono parte. Come nasce questo collettivo ?

Urlo: Malleus siamo io, Poia e Lu e nasce perché non abbiamo mai smesso di voler mettere le mani su tutto quello che ci rappresentasse. Sin dal primo album abbiamo realizzato noi la copertina, così come i poster promozionali. Poi, fortunatamente, siamo riusciti a farne un mestiere vero e proprio ed oggi realizziamo serigrafie, poster di concerti e molto altro ancora

Poia: È la nostra rappresentazione dell’attitudine indipendente che ci caratterizza da sempre. Un’attitudine che può essere definita punk

Immagino anche sia stata una conditio sine qua non quella di farsi tutto da sé in un panorama musicale che difficilmente apre le porte ad un genere e ad un’attitudine come la vostra. Onestamente, quanto è stato difficile fare quello che fate qui in Italia ?

Urlo: Gli Ufomammut hanno sempre guardato all’estero come punto di partenza e non come traguardo d’arrivo. Se poi la nostra musica è capita più fuori che in Italia è perché qui spesso il concetto di rock è deformato ed antiquato. Hai mai provato ad ascoltare le radio nazionali che dovrebbero passare musica rock, tipo Virgin radio ?

Poia: Dal 1999 ancora fatichiamo a raggiungere più di cinque o sei date di fila in Italia, tolte quelle città come Milano, Roma, Bologna, Torino o Trieste è molto difficile

Vita: Si, spesso è stato complicato anche per una certa cultura del sospetto e dell’invidia che ancora oggi serpeggia in quest’ambiente. Pensa che c’era chi metteva in giro la voce che ci pagassimo le partecipazioni ai festival internazionali [ndr: ride]

E come la vedete la scena attuale italiana: in stasi o, tornando in tema, in mutamento ? C’è qualche nome che vi interessa ?

Vita: Credo sia in atto un cambio di tendenza da quando quello che ci arriva da fuori ha iniziato a perdere lo smalto che aveva un tempo. Svezia, Inghilterra e Stati Uniti non sono più la fucina di qualche anno fa e le band italiane hanno iniziato a farsi notare un po’ di più anche all’estero

Urlo: Si, penso ai Karl Marx was a broker, ai Morkobot o agli Zu…anche se pure loro non sono proprio di primo pelo [ndr: ride]. Però quello che ci interessa è continuare su questa strada che da anni ormai sta dando i suoi risultati. A Milano, ad esempio, per il release di “8”, siamo stati sorpresi dalla grande affluenza di pubblico. È una bella soddisfazione.

Gianluca Grasselli

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