di Rossella Vianello
Con “Je Ne Me Vois Plus”, uscito il 17 ottobre, Alice Alison prosegue il suo percorso nella scena cantautorale italiana con un brano che affronta in modo diretto e consapevole il tema della fine di una relazione tossica.
Quando ho ascoltato per la prima volta il brano di Alice Alison, ne sono rimasta basita. Forse perché, come lei, ho conosciuto le ombre di una relazione tossica e la fatica di risalire a galla.
Le sue parole mi hanno colpita per la verità che contengono — quella che si sente solo quando un’anima parla a un’altra anima.
Il suo singolo è una dichiarazione di smarrimento e insieme un atto di rinascita. Una dedica a tutte le persone che si sono ritrovate nel marasma della vita sentendosi quasi annegare, un giubbotto di salvataggio fatto di parole e musica.
La cantautrice milanese sceglie la lingua francese e un sound essenziale per raccontare il momento in cui si ritrova la propria voce dopo la perdita di sé. Alice trasforma l’esperienza del dolore in un percorso di consapevolezza, restituendo alla musica la sua funzione più autentica: quella di rivelare, guarire, liberare.
L’abbiamo incontrata per approfondire la genesi di questo nuovo progetto e parlare di coraggio, identità e verità emotiva.
Il titolo del tuo brano è quasi una dichiarazione di smarrimento. Hai raccontato che nasce da una relazione tossica. Quanto è stato difficile trasformare un dolore così personale in un messaggio di condivisione?
È stato parecchio difficile. Ti confesso che all’inizio non volevo neanche pubblicarla. Vivevo ancora un momento di caos totale, pieno di emozioni contrastanti. Non volevo dargli la soddisfazione di sentire che parlassi di lui, ma poi ho capito che in realtà stavo parlando di me: di come avevo vissuto quella storia e di come avevo smesso di riconoscermi. La nuova me cercava ancora la vecchia e scrivere è stato l’unico modo per attraversare quel caos.
Spesso ferite così profonde, se canalizzate nella giusta maniera, diventano arte. In che momento hai capito che quella storia poteva trasformarsi in una canzone?
Scrivo da sempre. Ho un quadernino che chiamo Il quadernino delle menate, che mi accompagna da anni. In quel periodo esplodeva: scrivere era la mia ancora. “JE NE ME VOIS PLUS ” è nata da lì, mettendo insieme tutto ciò che avevo riversato su quelle pagine. È diventata la fine di un capitolo e l’inizio di uno nuovo. Ho scoperto una forza che non sapevo di avere.
Nel brano la vulnerabilità diventa forza. Cosa significa per te rinascere dopo una relazione che ti ha tolto più che dato?
Rinascere significa capire che la nostra luce non può più essere offuscata. Siamo su questo “pianeta scuola” per evolverci, per imparare a esprimere il nostro potenziale. Non abbiamo tempo da perdere: dobbiamo darci valore. Oggi ringrazio anche quella persona, perché è stata il mio maestro. Mi ha mostrato la parte più buia di me, costringendomi a rinascere nella luce.

C’è stato un momento in cui hai sentito che la ferita si stava trasformando in consapevolezza?
Alice Alison: Sì. Continuavo a vedere un immagine ben precisa ma non riuscivo a darne un senso. Poi una mia amica mi propose un viaggio in India. Non potevo permettermelo, ma i soldi sono arrivati dal nulla. Lì, in un tempio, ho rivisto quell’immagine e in quel momento ho capito tutto, ho avuto finalmente una visione chiara dell’insieme, così si è chiuso un capitolo e se n’è aperto un altro.
Da allora lotto ogni giorno contro l’ego, ma con una vibrazione nuova, più alta.
Qual è il messaggio che vuoi trasmettere alle persone che hanno vissuto situazioni simili?
Che non siamo sole. Anch’io mi sono sentita completamente sola. Credevo che nessuno potesse salvarmi e in effetti possiamo salvarci solo noi. Mi sentivo giudicata, non capita ,completamente sola.
E quella solitudine mi ha fatto naufragare nella depressione per mesi. Solo dopo ho capito che condividere la mia storia poteva essere d’aiuto a chi non riesce ancora a parlarne. Per questo ho pubblicato la canzone: perché fosse una voce collettiva, non solo la mia.
Hai un percorso artistico molto vario — musica, teatro, televisione, coaching. In che modo tutto questo ha influenzato la tua identità artistica di oggi?
Ho fatto tanta gavetta. Tutte le esperienze mi sono servite a costruire la mia identità. Non ho mai voluto diventare famosa: quello era il sogno di mio padre. Io voglio solo trasmettere un messaggio autentico, spirituale e umano. Se arriverà il successo, dovrà essere al servizio di qualcosa di più grande.
Se dovessi descrivere con tre parole la tua nuova fase, quali sceglieresti?
Consapevolezza, disordine, fuoco. Consapevolezza perché ho capito che non mi manca niente. Disordine perché sto imparando a fare pace con la mente e con il caos. Fuoco perché sto bruciando tutto ciò che non serve più: l’ego, la paura, il bisogno di dimostrare.
Dopo questo singolo stai già lavorando a qualcosa di nuovo o vuoi lasciare che questo brano respiri ancora?
Deve respirare ancora. È un brano troppo importante per essere superato subito. Quando arriverà il prossimo, dovrà essere altrettanto potente, autentico e necessario.
Quando ti guardi allo specchio oggi, chi vedi?
Vedo Alice e Alison. Siamo in due: la parte forte e quella fragile, il maschile e il femminile. Ho scoperto di aver perso una gemella durante la gravidanza di mia madre. Sento che una parte di lei vive in me, come se condividessimo anima e corpo. Oggi sto imparando a farle convivere, a farle dialogare. Mi guardo allo specchio e finalmente vedo me, davvero.”
Mentre parlavamo, mi sono accorta di quanto le nostre storie si somiglino e in quanti altri specchi ci riflettiamo. Forse non è una coincidenza, ma vera sincronia. Forse alcune anime si incontrano proprio per ricordarsi a vicenda che si può sempre rinascere e la musica è sicuramente il miglior vettore possibile.







