– di Gabriele Colombo –
Nel mio libro Ambizione o umiltà analizzo la forza degli opposti per crescere e alimentare il desiderio di riuscire, di eccellere. Emilio Longo, nella sua prefazione al libro scrive questo:
«Niente mediocrità, niente mezze misure, niente di meno che l’eccellenza perché solo chi ha come obiettivo quello di raggiungere il massimo può sperare di ottenerlo, mentre chi si accontenta di qualsiasi cosa che sia meno della perfezione ne rimarrà sempre molto distante.
La vera sfida è con sé stessi. Ambire alla versione migliore di sé stessi.Edgar Schein, professore emerito alla Sloan School of Management del MIT ed esperto di leadership culturale, ci dice che l’umiltà e ambizione vanno d’accordo e il termine per definirli è “humbition”, cioè l’umiltà al servizio dell’ambizione.
Perché essere umile, non significa essere vulnerabile, ma piuttosto essere capace.»
Secondo lui, e anche secondo me, l’ambizione fissa un obiettivo e l’umiltà ci insegna quale sia la strada per raggiungerlo.
La canzone di Jake La Furia “Ambition” per me è una stupenda canzone d’amore per l’ambizione e permette a chi ha sempre la voglia di migliorare come unica via verso i propri obiettivi (che non sempre è una cosa facile) di comprendere come l’ambizione è anche, non sempre, un modo eccellente per conoscere i propri limiti.
Anche se la canzone nasce come un classico del rap che celebra il raggiungimento del successo, a me questa canzone insegna molto di quanto per arrivare in alto devi saper stare sempre in basso.
Farò squagliare questo beat cantando la nostra storia
È rap
È classic shit da veri figli di troia
Non sono andato a scuola perché non ne avevo voglia
Credevo di far soldi e nuotavo dentro a una fogna
Ambizione per molti vuol dire stare in cima, essere il primo, cosa che io come l’autore della canzone, detestiamo.
Non voglio essere il primo
perché i primi stanno soli
L’ambizione genera solitudine se non è accompagnata da una giusta riflessione su obiettivi specifici e raggiungibili da ognuno di noi per permettere di esprimere il meglio dei rispettivi talenti. L’ambizione è temuta, ma senza di lei non vai da nessuna parte e nel suo dialogo immaginario con questa compagna del successo lo scambio è molto profondo.
Mi hai portato in alto, SpaceX
Coi piedi per terra senza fare i flex
La consapevolezza che anche quando l’ambizione ti porta in alto, quando “la gente ti ama”, tu rimani connesso alla tua essenza. Facendo un paragone tra il sacro e il profano, citando Santa Maria Teresa di Lisieux:
«Sono troppo piccolo per arrampicarmi sulla impervia via della perfezione»
L’umiltà della piccola santa, che mi permetto di paragonare al rapper di Milano, non è rinuncia all’ambizione, ma rifiuto dell’ego gonfiato. Per Jack è:
Senza fare i flex,
senza ostentare, senza quella necessità compulsiva di mostrare quanto sei arrivato in alto. Perché chi davvero eccelle non ha bisogno di dimostrarlo continuamente. Anche perché raggiungere quello che è il mio più alto livello di competenza e azione nel mio sport è uno degli obiettivi che preferisco creare con le squadre con cui lavoro, e mi piace quando eccellere non crea uno standard assoluto da raggiungere, ma pone degli obiettivi specifici e raggiungibili ad ognuno per permettere di esprimere il meglio dei rispettivi talenti.
Non è improbabile che ad un certo punto, se a guidarti è la voglia di fare i soldi, non ti accorgi che «nuoti dentro a una fogna». In una scalata così complessa, la passione e il successo è accompagnato da così tanto dolore da provocare la resa in chi ha puntato troppo in alto. Quindi mi capita spesso di osservare l’abbandono di un progetto da parte di chi lo ha tanto voluto e tanto desiderato e si è impegnato tantissimo per arrivare al successo, rinunciando a molte cose e persone.
L’ambizione non deve essere una scalata solitaria verso una perfezione irraggiungibile, ma un percorso condiviso di piccoli passi, dove spesso però l’unica compagna è l’ambizione stessa.
«Siamo solo io e te perché in due riusciamo a bastarci»
Dove è solo l’ambizione che ti spinge ad eccellere senza la presenza di elementi esterni. Ogni momento di successo diventa un confronto costante con la tua ambizione, e non con altre persone, in un dialogo quasi costante tra te e lei
dove solo voi potete capirvi, adesso, senza proiettarsi troppo nel futuro o aggrapparsi al passato. L’obiettivo è muoversi, su qualsiasi mezzo, ma guidati da un’ambizione a cui vorresti dire il tuo amore ogni secondo «ma non serve».
Il viaggio tra il rapper e l’ambizione racconta anche del viaggio tra chiunque ha un luogo dove ambisce arrivare e una strada, spesso buia e senza troppe sicurezze, che deve percorrere ogni giorno, rischiando costantemente. Sono quei momenti che la canzone narra, i momenti di difficoltà in cui l’ambizione non se ne va mai, come se l’autore e la sua compagna di vita siano sempre alla ricerca di un tassello nuovo.
Viaggiamo su una supernova,
come fosse una Supra nuova
Il vero divertimento sta nel muoversi, anche se il veicolo è destinato a scoppiare. Se vuoi raggiungere l’eccellenza, il tuo agire deve essere deciso e ignaro dei rischi che corri. L’ambizione in coppia con il tuo talento ti spinge e, ad ogni piccolo passo che fai, contiene incertezza, e va bene così.
«Rischiamo tutto, che al buio non si vedono patti chiari»
Più cerchi di non commettere errori più scopri di commetterne e più ti demoralizzi. L’autocritica feroce verso la tua imperfezione genera uno sforzo compulsivo per colmare quel gap che è un muro impervio difficilissimo da scalare. Gli sforzi diventano sempre di più e sempre meno utili. Rischiare tutto, senza cercare qualcosa che illumini la vita, evitando la perfezione e la ricerca ossessiva di quella chimera che si tramuta spesso in un viaggio verso il fallimento e la frustrazione.
È faticoso? Certo.
Ci sono notti insonni a capire come arrivarci, lassù. Ma ci sono anche momenti dove l’ambizione ti ridà indietro tutto, con gli interessi.
«Stiamo svegli la notte a guardare la gente amarmi
Siamo la musica al party, le rime sui quattro quarti».
Nella mia pratica di mental coach preferisco proporre un percorso che è più vicino alle esigenze di molti atleti e allenatori e permette alle persone di mettere in luce i propri talenti. Il concetto di eccellere è quello che preferisco nella lunga via che porta un atleta o un allenatore a dare il meglio e a raggiungere quello che desidera, come dice nel ritornello la canzone:
Voglio andare su
Dove mi porti tu
Anche in mezzo ai guai
Non mi perderai
Se vuoi raggiungere l’eccellenza, il tuo agire deve essere deciso e ben programmato, anche e soprattutto nelle difficoltà. Non serve pensare positivo per raggiungere il tuo obiettivo, ma serve agire con umiltà. Piccoli passi che prima progetti e immagini in concreto, e poi metti in atto nel breve periodo.
L’azione decisa e programmata si concentra in modo più diretto sul raggiungimento personale di obiettivi specifici.
Chi usa l’alibi dell’ottimismo con frasi tipo: Andrà tutto bene; si concentra in senso più ampio sulla qualità attesa di più generali sviluppi futuri. In altri termini, l’ottimismo è la convinzione che le cose alla fine andranno bene senza un grosso impegno personale. È proprio in mezzo ai guai invece che l’ambizione ti guida verso il tuo sogno,
ed è invece l’umiltà di chi agisce con decisione che ti porta su, senza fare appello alla speranza, ma deciso e guidato dalla convinzione che si possa agire per migliorare le cose in un modo o nell’altro.
Aggiungo solo un pezzo: agisci con umiltà. Non essere troppo cattivo con te stesso. Se non riesci a mettere in atto il cambiamento è forse perché hai pensato troppo in grande. Hai programmato questa via verso l’eccellenza con passi troppo lunghi. Accorcia il passo, come in montagna quando la strada si inerpica e il fiato manca, e guarda il cammino che stai facendo un passo alla volta GODENDOTI IL PRESENTE.







