– Di Silvia Nasti-
Foto di Elena Di Vincenzo
Il 14 aprile all’Alcatraz i Bluvertigo sono tornati nella formazione originale e hanno riaperto un discorso rimasto sospeso per anni. Sul palco il peso del repertorio, il valore del gruppo e la domanda su ciò che può ancora accadere.
Il concerto del 14 aprile dei Bluvertigo all’Alcatraz Milano non è stato solo un evento, ma l’epicentro di un terremoto emotivo che aspettavamo da anni.
Prima di raccontarvelo, tengo a fare una premessa: per me i Bluvertigo non sono solo una band. Sono stati casa, ufficio, scuola e palestra di vita. Aver collaborato per anni con Morgan mi ha permesso di vedere da vicino gli ingranaggi della loro macchina creativa, tanto geniale quanto fragile e ieri quella macchina è tornata a ruggire.
L’atmosfera era elettrica e densa di quel sottile timore che accompagna sempre le date zero. La domanda, non detta, aleggiava nell’aria: funzionerà ancora?
La risposta è arrivata immediata. I Bluvertigo sono tornati e lo hanno fatto nella loro formazione originale. Morgan, Andy alle tastiere e al sax, Livio Magnini alla chitarra e Sergio Carnevale alla batteria, con Lele Battista, voce dei La Sintesi, a tenere insieme tutte le trame elettroniche. Lo hanno fatto con un’energia che definire nostalgica sarebbe offensivo. Non era nostalgia, bensì il risveglio di forza e ripartenza da dove il filo si era spezzato.
La scaletta è stata un viaggio lucido e spietato attraverso i dischi della loro trilogia chimica. L’apertura elettronica, dilatata e ipnotica, è sembrata quasi un rito di purificazione prima che Morgan, incappucciato come un pugile prima di salire sul ring, apparisse on stage a dettare legge con il suo basso in slap, facendo esplodere la folla.
Da lì in poi i picchi emotivi e sonori si sono susseguiti senza sosta. Tra i momenti più alti sicuramente “Iodio”, eseguita con una cattiveria Punk che ha fatto saltare anche le ultime file, e “Cieli neri”, un momento di rara intensità emotiva, dove le chitarre di Magnini hanno disegnato traiettorie quasi spaziali.

Foto di Elena Di Vincenzo
Ma un concerto dei Bluvertigo è anche, inevitabilmente, la messa in scena del pensiero di Morgan e per tutto il live Marco è apparso centrato, a tratti commovente. Ha preso il microfono non per autocelebrarsi, ma per connettersi. A metà set ha scelto di fermare la macchina della musica per un atto di pubblica umiltà, chiedendo scusa ai suoi compagni di viaggio. Ha chiesto scusa ad Andy per anni di protagonismo, ha celebrato la completezza di Magnini e l’affidabilità di Carnevale, riconoscendo in loro non solo musicisti fondamentali, ma i pilastri della propria esistenza artistica.
In questo equilibrio ritrovato è emersa con particolare forza anche la presenza scenica e musicale di Andy, davvero eccezionale per tutta la durata del live. Il suo lavoro tra tastiere e sax ha restituito profondità e identità al suono della band, ma è stato soprattutto il momento in cui ha interpretato “Forse”, nel cuore della scaletta, a colpirmi in modo particolare. Una voce intensa e sorprendentemente calda, capace di aprire uno spazio emotivo diverso all’interno del concerto e di ricordarci quanto il contributo di Andy sia sempre stato centrale nella costruzione dell’universo Bluvertigo.

Foto di Elena Di Vincenzo
Dalla catarsi della serata è scaturito poco più avanti un monologo socio-generazionale, in cui Morgan ha elevato i cinquantenni di oggi a guide morali, ultimi testimoni dell’era analogica e pertanto capaci di un uso critico della tecnologia contro quella che ha definito la violenza dell’intelligenza artificiale. Infine la presa di posizione politica e umana, ovvero un netto rifiuto della guerra, ricordandoci che l’essere umano deve restare una linea di luce in mezzo al rumore.
Una rivendicazione di resistenza culturale che ha trovato il suo culmine nel blocco finale. Da “L’Eretico”, dedicata a Robert Gligorov, con i volti di Assange e Waters sugli schermi, a una versione stoner di “So Low”, fino al crescendo estatico rappresentato dalle potentissime versioni di “Zero” e “Fuori dal tempo”. La chiusura con “Altre forme di vita” è sembrata quasi una dichiarazione poetica: identità, dislocazione e appartenenza a un altrove che i Bluvertigo continuano a rendere necessario.

Foto di Elena Di Vincenzo
Guardando il backstage e le prime file ho visto volti con cui sono cresciuta: collaboratori, addetti ai lavori e fan storici. Il 14 aprile eravamo tutti lì, una comunità che il tempo non è riuscito a disperdere. Ritrovarci è stato come tornare a un pranzo di Natale dopo un lungo viaggio. Ci si riconosce dagli sguardi, dalle passioni comuni, da quella sensazione di appartenere a qualcosa di unico. Una sorta di famiglia che, nonostante le tempeste, sa sempre come ritrovare la strada di casa. Tutto così bello, così vero, quasi da non crederci.
E proprio per questo, dopo l’evento una riflessione fa capolino nella mia testa. Dato che negli ultimi anni Morgan è stato spesso fagocitato dalle cronache giudiziarie e da uscite che lo hanno reso una figura divisiva, questa reunion serve ai Bluvertigo per riappropriarsi del loro mito o serve a Morgan per redimersi, ritrovando se stesso in una sorta di seconda vita artistica?
Probabilmente entrambe le cose.

Foto di Elena Di Vincenzo
Ma la verità emersa ieri è che, al di là del personaggio scomodo e mediatico, c’è un musicista immenso che dà il meglio di sé quando è circondato dai suoi tre compagni storici. Andy, Livio e Sergio non sono solo comprimari, sono al contempo le ali e gli argini necessari al fiume in piena che è Marco.
E ci si chiede: c’è un progetto musicale reale? C’è all’orizzonte la pubblicazione di nuova musica a nome Bluvertigo? Poiché il tour “Esseri Umani” è già realtà, il mio augurio, da fan e da chi ha vissuto dietro le quinte, è che questo fuoco porti a nuovo materiale in studio.
La serata del 14 aprile ha dimostrato che dei Bluvertigo c’è ancora bisogno. Per la loro capacità di essere complessi ma accessibili, per la loro etica del suono e per il modo in cui hanno sempre rifiutato scorciatoie stilistiche risultando per questo mai scontati.
Bentornati, ragazzi. Adesso non fermatevi più.
SCALETTA:
Intro
Decadenza
Dio denaro
L’assenzio
Sono = sono
La comprensione
Forse
LSD
Sovrappensiero
Complicità
Miscugli
L’eretico
So Low
Cieli neri
La crisi
Zero
Fuori dal tempo
Altre forme di vita







