SHKODRA
ELEKTRONIKE
IN CONCERTO MERCOLEDÍ 19 NOVEMBRE
@ SANTERIA SOCIAL CLUB, MILANO
opening ore 20.00 – live ore 21.00
Shkodra Elektronike è una delle realtà più interessanti emerse dal recente panorama euro-mediterraneo: il progetto di Kolë Laca e Beatriçe Gjergji, entrambi arrivati in Italia negli anni ’90, intreccia elettronica contemporanea e tradizioni musicali del Nord Albania con un rigore che evita tanto la nostalgia quanto l’esotismo facile.
Dopo la vittoria al Festivali i Këngës 63 e la partecipazione all’Eurovision Song Contest 2025 di Basilea con “Zjerm”, il duo torna ora in Italia per la sua prima esibizione post-Eurovision: mercoledì 19 novembre alla Santeria Social Club di Milano.
Nato nel 2019, Shkodra Elektronike ha già costruito un percorso solido tra autoproduzione, tournée internazionali e collaborazioni nel mondo dell’arte contemporanea albanese e kosovara. La fusione tra ricerca elettronica, radici culturali e un’idea precisa di identità migrante ha permesso al progetto di affermarsi su palchi importanti, dai festival europei alla Biennale di Venezia. Parallelamente, Laca e Gjergji hanno firmato brani per altri artisti, tra cui il premiato “E Jemja Nuse”, consolidando un profilo autoriale sempre più riconoscibile.
Con un album di inediti in lavorazione—che includerà, fra gli altri, la partecipazione del coro polifonico Iso-Polyphonic Choir, patrimonio UNESCO—Shkodra Elektronike si prepara a un nuovo capitolo artistico. Questa intervista entra nel laboratorio creativo del duo, per capire come nasce la loro estetica, cosa significa trasformare una tradizione in materia viva e quale “fuoco” intendono condividere oggi con il pubblico.

Il vostro progetto si basa sulla “reinterpretazione in chiave contemporanea” delle canzoni tradizionali della vostra città, Shkodër. Qual è stato il primo brano tradizionale che avete deciso di arricchire con elettronica, e cosa lo rendeva per voi speciale?
Kolë – Aaahhh! Questa domanda mi piace assai!
La primissima canzone è stata “Kur përëndon dielli”. Non è stata semplicemente la prima: è stata quella che mi ha ispirato a ideare il progetto “Shkodra Elektronike”. All’epoca l’avevo fatta con le voci originali campionate, molto diversa da come l’abbiamo pubblicata dopo, con Beatriçe.
L’avevo scelta perché, secondo me, è la canzone più bella in assoluto in lingua albanese. È cantata da Xhevdet Hafizi e Luçie Miloti e il momento in cui entra la voce di Luçie, tuttora, mi fa venire la pelle d’oca! E, tra la sua voce e il fatto che fosse una registrazione vecchia, mi sembrava Beth Gibbons. Infatti la versione che avevo fatto, tristissima, era una specie di brano dei Portishead in albanese! Poi ci sono anche questioni più tecniche: è un brano che ti permette di fare bei giochi armonici contemporanei senza perdere l’anima del brano.
Come scegliete tra il ricco repertorio tradizionale di Shkodër quali melodie o testi adattare, e quali sono le sfide — tecniche, estetiche o emotive — di trasformare una canzone folk in un brano elettronico senza perdere la sua anima originaria?
Kolë – Il 90% dell’anima di un brano lo preserva Beatriçe con la sua voce e la sua interpretazione. Il mio lavoro consiste nel fare del mio meglio per rovinare tutto! Il che non è così facile, visto che scegliamo brani che, per le nostre orecchie almeno, suonano già contemporanei. Infatti non tocchiamo né le melodie né i testi, proprio per non perdere l’anima del brano.
Suonerete a Milano: che tipo di esperienze o sorprese avete in serbo per il pubblico italiano? Ci sarà qualche elemento visivo o musicale che ricollega il pubblico milanese alle vostre radici albanesi?
Kolë e Beatriçe – Anzitutto speriamo che il pubblico si “ricolleghi” da solo: tra gli albanesi che saranno al concerto e gli italiani. Però l’elemento principale che dovrebbe connettere gli italiani con una musica profondamente albanese è la sonorità contemporanea del nostro lavoro. Queste sono perlomeno le nostre intenzioni alla base del progetto “Shkodra Elektronike”; se poi ci riusciremo o meno, lo deciderà il pubblico.







