-Di Marco Olivotto- Report e foto
I Delta V portano “In fatti ostili” all’Auditorium Fonato di Thiene: un concerto in controluce, teso sul presente, con Marti al centro di una scaletta che guarda avanti.
Un anno pressoché esatto fa, mi inerpicavo lungo i tornanti che da Reggio Emilia salgono verso il Cerreto, per andare a trovare i Delta V nell’ultimo giorno delle loro prove. Stavano per iniziare il breve tour “Nazisti dell’Illinois”, dal titolo del singolo anticipatore dell’album previsto per il mese di ottobre. Un tour di riscaldamento, per scendere poi in campo a supportare il nuovo disco “In fatti ostili”.
Le reunion sono armi a doppio taglio: hanno senso se c’è qualcosa di nuovo da dire, altrimenti rischiano di diventare autocelebrative e nostalgiche, a uso e consumo di fan che per anni hanno sperato di rivedere la band del cuore sul palco. Allo stesso tempo, non è scontato avere qualcosa di nuovo da dire, e ancora più difficile è dirlo nel modo giusto. Comporre nuovi brani costa, realizzare un album costa, il mercato non è certo quello degli anni Novanta; in aggiunta, suonare dal vivo è ormai un’impresa improba. Insomma, potrebbe dire una band, chi ce lo fa fare?
Proprio per questo, i Delta V meritano ogni rispetto. Non si sono limitati a pubblicare un album considerato come una delle migliori uscite dello scorso anno, ma lo stanno portando ovunque per il semplice motivo che ci credono. Il duo inossidabile formato da Carlo Bertotti e Flavio Ferri, con l’aggiunta di Marti – voce e frontwoman del gruppo da “Heimat” (2019) in poi – si è dedicato alla costruzione di “In fatti ostili” per cinque anni. Il disco si è evoluto lungo il percorso, seguendo una linea che oggi si riflette nei live. Alla soglia dei trent’anni di carriera ufficiale, non è cosa da poco.
Quello di sabato 16 maggio all’Auditorium Fonato di Thiene è stato il quinto concerto che ho visto in un anno. Cinque presenze non sono sintomo di stalking, ma indice del piacere di vedere uno spettacolo evolversi e crescere nel tempo. Uno spettacolo che finora non ha mai deluso, anche se i Delta V sono una band che preoccupa il fotografo che vive dentro di me. Gli ho detto spesso, scherzando, che sono il gruppo più difficile da fotografare dal vivo, insieme ai Subsonica: come loro, o sono al buio, o sono in controluce. I volti non si vedono pressoché mai, e questo non piace ai sensori digitali. La risposta, più seria della mia battuta, è che apparire come ombre è una scelta. Quindi, accomodati pure e fotografa ciò che non si vede.
Invisibili sono dall’istante in cui le prime note di “Essere migliori” iniziano a spandersi nella sala, in cui si contano ben poche poltrone vuote. È una situazione diversa rispetto ai club, dirà Carlo dal palco: “Le prime file di solito ballano, qui dobbiamo entrare in sintonia con il fatto che siete seduti.” Di certo non è seduta la musica: Simone Filippi, inarrestabile macchina ritmica e Nicola Manzan, cesellatore di corde elettriche e violino, scivolano sul palco pochi istanti prima di Flavio, Carlo e infine Marti. Il groove è già ipnotico e attende solo l’ingresso della voce, che puntuale arriva a narrare uno dei brani cardine del nuovo album. Come nei concerti precedenti, resto stregato dalla figura di Marti, che di per sé è un bel mistero: una cantante che non conosce pose, concentrata davanti all’asta del microfono, a cantare con intonazione perfetta testi intricati in metriche improbabili, quasi mai immediati. Così facendo, ti pettina, letteralmente.

Più volte ho avuto modo di dirle che la considero, in questo momento, la cantante più adatta al repertorio attuale. Confesso però di non avere mai messo del tutto a fuoco il motivo per cui lo penso. Questo ultimo concerto me lo ha fatto comprendere: pur essendo una persona umana, terrena, con una vita quotidiana, quando canta quelle parole Marti pare un’aliena. Come ogni alieno che si rispetti, appare come una dispensatrice di verità; non si riesce a dubitare che ogni sillaba che pronuncia sia per lei vera, a prescindere dal fatto che esplori il quotidiano, la crisi di un sentimento, la descrizione disincantata di Milano o la dilagante distopia sociale che ci circonda. Questo è ciò che fa la differenza e strega il pubblico, che dall’inizio alla fine segue ogni canzone in totale silenzio, al massimo canticchiando tra sé le parole, per esplodere in un applauso sincero alla fine di ciascun brano. Nelle canzoni dei Delta V trascorre un misto di ombra, alienazione e critica, ma non è una scelta artificiosa: la sensazione è che Marti abbia trovato parole che descrivono il mondo circostante come se lo vedesse per la prima volta, senza sovrastrutture. Questo le conferisce una credibilità che incenerisce le contorsioni poetiche che alcuni artisti talvolta ci infliggono in nome di una cultura superiore, chissà poi perché.
Rispetto ai concerti precedenti, due particolarità: i video proiettati sullo sfondo, in sincrono con la musica, che accrescono la suggestione delle parole – che questa sera risuonano chiarissime grazie a un impianto ben calibrato e al lavoro di un fonico che sa il fatto suo. In aggiunta, un’inedita loquacità dal palco; Carlo, in particolare, racconta alcuni dietro le quinte degli ultimi lavori.
Specialmente in passato, era facile commettere l’errore di considerare i Delta V come una band di elevata qualità ma leggera, la cui musica era fatta di intrecci elettronici e melodie gradevoli ma in apparenza innocue. Lo stesso errore, al netto delle differenze stilistiche, che qualcuno commise quando gli Ultravox pubblicarono “Vienna”: l’album gli diede fama imperitura, ma fece gridare al sacrilegio i nostalgici delle derive punk dei loro esordi. In realtà, sul palco, gli Ultravox martellavano come fabbri, e lo dimostrarono persino nella reunion sfociata nel monumentale “Return to Eden” (2010). Lo stesso vale per i Delta V, che di certo non si risparmiano e appaiono più compatti a ogni concerto. Certi incipit svelano influenze insospettabili, come la sequenza di accordi che apre “Watcher of the Skies” dei Genesis, un vero caposaldo del rock progressivo. Allo stesso tempo, è difficile resistere al vortice finale di “San Babila Ore 20”, che rimane una delle migliori descrizioni in musica del mondo che ci circonda. “Un brano”, afferma Carlo, “che guardiamo come un figlio di cui andiamo fieri.”


La prova migliore del “qui e ora” dei Delta V è proprio nella scaletta: il nuovo album viene eseguito praticamente per intero, e lo spazio per il formidabile canzoniere del passato si restringe di conseguenza. Immancabili “Il mondo visto dallo spazio” e “Un’estate fa”, eseguita come primo bis, ma sono ben quattro i brani tratti da “Heimat”. Una scaletta sbilanciata verso il presente e il passato recente, che pare affermare con gentile fermezza: “Questo siamo, ora, se vi piace.” Il concerto si chiude circolarmente, come si è aperto: “Essere migliori” è il secondo bis. Un brano che, sempre secondo Carlo, “entra tra le cinque canzoni-cardine dei Delta V, e che potrei presentare a Robinson Crusoe se mi chiedesse cosa siamo.”
Congedarsi non è bello, ma tocca salutare, fino alla prossima volta. Uscendo, leggo il messaggio inviatomi su WhatsApp da una cara amica giornalista che vive a Londra e scrive per testate assai note. Mi aveva chiesto una cosa, e le avevo risposto: “Questa sera sono con i Delta V, ti scrivo domani.” La sua reazione: “Digli che li amo!!!” Faccio dietro-front, rientro e mostro il messaggio al gruppo. Sorridono. “Beh, grazie, salutacela!” Certo che sì. Ora posso davvero andare.
Saranno presto annunciate le nuove date, che porteranno la band su diversi palchi fino a settembre. Non perdete il concerto: dietro le silhouette in controluce ci sono cuori che pulsano, pilotando direttamente i groove alla base dell’inconfondibile Delta V-sound. Ne uscirete migliori, è una promessa.

SETLIST:
Essere migliori
Il mondo visto dallo spazio
Il cielo che cambia colore / Sul filo
Storti
Domeniche di agosto
Provincia meccanica
La disciplina del nulla
Panico
L’inverno e le nuvole
Nazisti dell’Illinois
San Babila Ore 20
Il primo giorno del mondo
Wendy
Disturbano
Regole a Milano
BIS:
Un’estate fa
Essere migliori







