Benvenuti al terzo appuntamento della nostra rubrica sul tono! Nei precedenti articoli abbiamo analizzato i legni e la struttura dello strumento, ora ci addentriamo nella seconda fase, ovvero l’hardware, tutte quelle componenti dello strumento su cui sono montate le corde o che captano, modulano e convertono la vibrazione in segnale elettrico. Erroneamente ogni neomusicista pensa che il suono dipenda esclusivamente dal tipo di pickup, ma ovviamente si sbaglia!!! scopriamo il perché…

Cos’è  un pickup? Niente di più semplice, il pickup e un trasduttore elettromagnetico capace di convertire la vibrazione fisica della corda in impulso elettrico. Detta cosi, bene o male lo sapevamo tutti, ma come ci riesce? Per capirlo bisogna analizzare la struttura stessa del pickup.

Al di sotto di plastiche, cover metalliche o qualsivoglia copertura si nasconde nient’altro che una serie di calamite attorno alle quali c’e una bobina detta Coil fatta di un sottilissimo filo elettrico schermato in inglese Wire. Nel momento in cui inseriamo il jack nello strumento la corrente attraversa il pickup generando un campo magnetico tutto intorno ad esso. Le corde metalliche sono fisicamente immerse in questo campo magnetico e quando le facciamo vibrare lo alterano trasformando appunto una vibrazione in un segnale elettrico. Curioso notare che se andassimo a montare delle corde di nylon su una chitarra elettrica non riusciremmo a far emettere alcun suono al nostro ampli perche il materiale plastico non è soggetto ad alcun magnetismo. Anche in questo caso la natura e la qualità dei materiali influenza il suono. Esistono per linea di massima due tipologie di calamite, quelle in AL-NI-CO (costituite da una lega a base di Ferro, Alluminio, Nichel, Cobalto) e quelle ceramiche (in ferrite composte da ossidi di Ferro, di Bario e di Stronzio).

Le prime donano un suono più cremoso, leggermente compresso, che tende a regalare allo strumento una certa rotondità, dall’attacco morbido. I pickup costruiti con calamite AL-NI-CO risultano molto dinamici al tocco. La seconda tipologia di calamita ha un suono deciso, molto pronto e definito, capaci di spingere lo strumento in territori hard dove la potenza fa da padrona. Per quel che riguarda invece il wire il discorso diventa molto semplice, aumentando lo spessore del filamento aumenta anche la “pienezza” di suono. E logico pensare che avendo uno spazio predefinito dalla struttura fisica del magnete, all’aumentare dello spessore del filo avremo meno spazio per gli avvolgimenti della bobina. Perche parlare del numero degli avvolgimenti? Perché e proprio il numero di questi a dare molto carattere ai nostri trasduttori! Negli anni sono stati effettuati miriadi di esperimenti su come e quante spire fare per ottenere un buon tono bilanciato e dinamico, ma diciamo che lo standard si aggira intorno ai 7000 avvolgimenti. Aumentandone il numero si aumenta la potenza del magnete, enfatizzando maggiormente le frequenze acute e diminuendo la dinamica, diminuendone si ottiene il risultato opposto.

L’ultimo fattore strutturale importante che non va mai sottovalutato e la schermatura del magnete. Quante volte ci e capitato di suonare con odiosi strumenti microfonici, che alla minima vibrazione emettono fischi striduli insopportabili? La colpa e dell’effetto Larsen: in parole povere, i filamenti vibrando emettono quei fastidiosissimi suoni che a noi proprio non servono. La tecnica più utilizzata per evitare tutto ciò e paraffinare il pickup, ovvero affogarlo in una miscela di cere, paraffina o resina, eliminando l’aria e facendo si che il tutto resti perfettamente immobile e che quindi sia affidabile e silenzioso. Anche in questo caso esistono molte teorie e studi per ricreare toni specifici giocando sulla morbidezza e sulla fluidità dei materiali utilizzati. Importante: non lasciate gli strumenti in luoghi caldi! Oltre al legno, capita spesso che a risentirne le conseguenze siano anche la schermatura dei vostri pickup! Terminata quella che e l’analisi strutturale del magnete tuffiamoci nel pratico! Esistono in commercio 2 tipologie di pickup, i singlecoil e gli humbucker. I primi sono a singola bobina, i secondi hanno 2 bobine collegate in serie tra di loro.

Singlecoin: all’origine dello strumento elettrico esistevano solo loro, ormai tutti conosciamo le chitarre o i bassi che li montano! Quasi esclusivamente prodotti con calamite in AL-NI-CO, hanno la fantastica capacità di seguire l’andamento dinamico della nostra plettrata, risultando bilanciati su tutte le frequenze, ma prediligendo sicuramente un tono “cordoso” ben definito, tendenzialmente dal basso/medio output. La loro pecca o caratteristica che dir si voglia e che sono un po’ rumorosi, fattore che per alcuni musicisti si e dimostrato un vantaggio … guarda un po’ quel genio di Hendrix cosa ne ha tirato fuori!

P90, P94, dynasonic sono tutti singolcoil con strutture alternative, accomunati dalla singola bobina. I P90 e P94 (stesso identico magnete ma dalla diversa forma fisica) ad esempio sono molto grintosi, quasi al pari di un humbucker, ma dinamici in maniera portentosa. I dynasonic sono invece magneti dal bassissimo output ma estremamente definiti e bilanciati, particolarmente indicati per ottenere suoni puliti.

Humbucker: studiati e sviluppati in casa Gibson, nel 1957 nasce il magnete a doppia bobina in seguito alla necessità di eliminare il ronzio (detto hum) che fin dai primi passi aveva accompagnato gli strumenti elettrici. Hanno appunto questa duplice struttura collegata in serie dove in entrambe l’elettricità scorre nel medesimo verso per evitare contro fasi. La prima caratteristica che ci colpisce immediatamente utilizzando uno strumento dotato di humbucker e la grandezza del suono; risulta gonfio, potente, molto cremoso e tondo. Sicuramente rispetto al fratellino singolo mangia un po’ di dinamica, ma questo fattore dipende soprattutto dal materiale con cui sono composte le calamite.

Generalizzando si può dire che siano più indicati in situazioni in cui la distorsione è predominante ma non va presa come regola, usati a dovere e soprattutto dosati con cura sanno essere degli splendidi magneti dal sound pulito e vellutato. In commercio ne esistono una miriade di versioni: da quelli in stile ‘57 e quindi vintage, al ‘59 che e nient’altro che un vintage più potente, c’e il Jeff Beck che per la sua punta sugli acuti bilancia benissimo chitarre mediose o comunque più proiettate su frequenze cupe, ci sono le versioni con calamite ceramiche che si spingono in territori potenti, dal hard-rock , al punk garage o metal. Per entrambi i modelli a singola o doppia bobina esistono versioni attive, ovvero alimentate a batteria, dove appunto e presente una spinta aggiuntiva al guadagno e il risultato finale e che il suono ottenuto e decisamente potente e definito, in grado di far strillare alla grande gli ampli che subiranno tutta la loro ferocia. Ovviamente le case produttrici hanno sperimentato e osato a oltranza negli anni cercando di soddisfare il più possibile ogni sorta di necessità, facendo nascere cosi versioni ibride tra varie tipologie di pickup; esempi fortemente validi sono i minihumbucker che sono a tutti gli effetti a doppia bobina ma dalle dimensioni ridotte o talvolta addirittura grandi quanto un singolcoil e che quindi possono essere montati senza modificare scassi o batti penna

C’è da dire che il risultato finale di queste versioni, per quanto siano estremamente validi, risulta sempre un po’ distante dal fratello maggiore, essendo leggermente meno potenti e dal sound un po’ nasale. Altre aziende hanno sviluppato pickup con un’unica calamita per evitare abbassamenti di volume durante i bending. Altri modelli sono ibridi tra un p90 e una minibobina singola, unendo le potenzialità di una e dell’altra. Simpatica soluzione e quella di utilizzare uno split ovvero un apparecchio meccanico che grazie alla sua attivazione sia in grado di mutare una delle due bobine qualora ovviamente il nostro strumento sia equipaggiato di humbucker. Questo ci permette di usufruire di una duplice sonorità e di avere quindi anche versatilità utilizzando a pieno carico o dimezzando l’utilizzo del nostro magnete. Ma come vanno posizionati i magneti? Non ci sono regole fisse!

Ognuno di noi ha un tocco diverso e quindi la risposta che ricerchiamo varia a seconda delle nostre esigenze, c’è da dire che un magnete lontano dalle corde suona molto dinamico ma a discapito dell’ attacco, mentre un magnete vicinissimo alle corde e sicuramente molto pronto e potente ma ci limita nel gestire il “piano e forte”. Siamo certi che ognuno di voi potrebbe aggiungere miriadi di informazioni su questo argomento, la nostra esperienza ci porta a dire che non esiste una regola fissa in questo ambito, e un equilibrio tra tocco, sensibilità, frequenze, tipologia di materiali… è un alchimia in continua evoluzione dove abbiamo a disposizione dei riferimenti fissi dai quali possiamo partire ma che bisogna fare nostri e imparare a gestire affinché il risultato finale ci convinca e dia voce alle note delle nostre corde!

 

Dario Ferrari & Matteo Gherardi
Voodoo Guitars

Share on FacebookPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone