In questa rubrica troverete approfondimenti sulle dinamiche e sulle tematiche relative all’interazione tra fonico e band. Evidenziate le difficoltà e i problemi più comuni, cerchiamo di offrire soluzioni molto importanti per un musicista (facili regole di convivenza, il palco ideale, il musicista ideale, schede tecniche e recensioni di strumentazione da palco).

Ciao ragazzi, vi scrivo per la prima volta da questa rubrica dedicata in maniera specifica al Palco.
Sul palco cercherà di chiarirvi le idee per quanto concerne il grande mondo del live e le sue difficoltà, con particolare riferimento alle situazioni medio/piccole (locali o club da non più di mille persone), con esempi di palchi più o meno conosciuti del territorio romano.

Iniziamo col dire che quando un musicista entra in un locale è come se stesse entrando in casa di qualcuno, e questo qualcuno è il fonico, una figura professionale ancora poco inquadrata, ma dalle mille conoscenze ed esperienze. Quando si parla del fonico, si parla di un tecnico specializzato nel campo dell’audio e di tutte le tecnologie che lo riguardano, che conosce – o dovrebbe conoscere – nozioni di fisica acustica e di teoria musicale, e dovrebbe avere molta dimestichezza con le apparecchiature che usa.
Ovviamente preferisce lavorare con musicisti informati (categoria che tratteremo più avanti) o, nel migliore dei casi sperati, con dei professionisti.
Purtroppo, lo dico per esperienza personale, la realtà ci pone davanti a tutt’altra faccenda, cosa che indubbiamente mal dispone il fonico facendolo apparire, il più delle volte, rigido e serioso. Ma andiamo per gradi.
Egli spesso svolge più compiti all’interno di un locale – e questo non si sa – anche quelli che sarebbero in situazioni più grandi (tipo auditorium, concerti all’aperto, stadi) assolti da altre figure professionali, come ad esempio backliner , liutaio, fonico di palco e di sala, tecnico luci, elettricista, roadie e via dicendo.

Dunque, se all’interno di in un locale medio una sola persona svolgerà tutte, o buona parte delle suddette professioni – spesso senza la minima organizzazione -, il fonico sarà di certo meno propenso al dialogo e alla correzione millimetrica di alcuni parametri del vostro suono.

Sapere interagire con un fonico è fondamentale al fine di ottenere un buon sound per il proprio live: opporsi, fin da subito, alle sue decisioni, per quanto vi possano sembrare assurde, non farà che ritardare e peggiorare il vostro e il suo lavoro. Ricordate sempre che siete in casa “sua”, e in quanto ospiti, dovete comportarvi da tali. L’educazione non è mai troppa.
Il musicista esperto – informato è una categoria rara, ma non introvabile. Spesso ci si trova davanti maniaci della GAS (gear acquisition syndrome – una sorta di “sindrome da acquisto compulsivo” ) che conoscono poco quello che hanno, scelgono la propria strumentazione in maniera infantile (a volte per caratteristiche estetiche come il colore o la forma dell’oggetto) semplicemente per mostrarla durante un concerto.

Al contrario, per mia esperienza, il professionista esperto raggiunge il locale con meno strumentazione possibile – ovviamente di qualità – perché chi suona spesso in genere è stanco di far scendere dalla macchina quintali di strumentazione ogni volta, e dunque arriva con una chitarra (o basso, sax che si voglia) e lo stretto necessario per un buon suono. Conosce e ha già più o meno settato i suoi suoni, ovviamente potrebbe perdere del tempo a correggerli per adattarsi al nuovo ambiente, ma di sicuro quando salirà sul palco avrà uno strumento accordato, e si limiterà a chiedere due o tre interventi in spia, e nulla di più.
Con questo non intendo dire che chi fa più di tre domande non è un professionista, assolutamente, ma questo potrebbe significare un eccesso di attenzione rispetto a qualcosa che sarà il fonico a gestire punto per punto.

Parliamo ora del locale.
Un buon locale attrezzato dovrebbe avere tutto ciò che possa permettere, al fonico prima e al musicista poi, di lavorare al meglio.
Innanzi tutto proprio la presenza o meno del fonico, spesso del tutto assente, rappresenta una buona discriminante per scegliere un locale dove esibirsi, (dove egli non è presente vi è da subito l’impressione di una poca cura nei confronti della musica stessa) direi quindi di escludere a priori quanti non abbiano un addetto alla fonia.
In secondo luogo, fondamentale è la presenza di un impianto residente, vale a dire un sistema di casse sempre presente nel locale, che sia adatto alla metratura della sala d’ascolto (approfondiremo in seguito la questione dei watt ).
Collegato all’impianto, si avrà bisogno poi di un mixer almeno da 12 canali e di almeno 3 spie (casse che riportano il suono ai musicisti).
Questo è per quanto mi riguarda il minimo sindacale per fare musica dal vivo, ma comunque siamo ancora molto sotto il livello professionale.
Per tendere a un livello professionale, queste di seguito sono alcune delle cose da avere:

  • Backline (strumenti musicali del locale): ampli chitarre, ampli basso, tastiera, batteria.
  • Microfoni: set completo per voci, chitarre, batteria, fiati, percussioni.
  • Luci: set luci da palco (varie dimensioni)
  • Outboars: compressori / limiter, riverbero, equalizzatori, schede audio di processamento per hard disk recording, altri mixer (di palco, mixer luci ecc..), piastra cd, pc/mac, monitor regia.

 

Sergio Di Giangregorio
ExitWell Magazine n° 0 (gennaio/febbraio 2013)

Share on FacebookPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone