Una piccola premessa prima di parlare di “Avrei voluto essere Lapo ercane”, ultimo album di Fabio Criseo: la canzone popolare romana è una cosa seria. Nominiamola ora perché nelle righe che seguono non se ne parlerà affatto. Il motivo è piuttosto semplice, “Volevo essere Lapo Ercane” nulla ha da spartire con parole quali: romanità, stornello, canzone popolare e affini. Non c’è nulla di male, ovviamente, ma è opportuno anche prendere le distanze da alcune definizioni che vengono (impropriamente) scomodate non appena si sente ‘na chitara acustica, un paro de mortacci vostra e quarche cazzo di troppo.
Chiarito ciò, se siete sopravvissuti a questo fastidiosissimo cappello introduttivo, si può dire che Fabio Criseo è un cantante simpatico, con le idee chiare e il suo nuovo album è un lavoro scanzonato, che si fa ascoltare con piacere grazie alle sue melodie accessibili, orecchiabili e ben pensate. A cominciare proprio dal primo singolo estratto “Cci vostri”: fischiettino iniziale, andatura un po’ jazz e quel  dannato ritornello tanto efficace quanto, tornando sulla romanità, paragulo. Ma al punto giusto.
Orecchio di riguardo va anche alla più che esplicita “Me so rotto”, ironica, ma non troppo, sincera,  ma anche un po’ ammiccante, allegra, ma allo stesso tempo amara. È il punto di forza dell’album anche perché con la sua punta autoironica fornisce una più chiara chiave di lettura di Fabio Criseo. Canzone che “parla di protesta, ma non di rivoluzione” e, se vogliamo tornare al principio, racchiude e descrive proprio qui la satolla romanità contemporanea.
Convince meno “Come Calcutta” con la sua base volutamente (?) sintetica, forse un po’ povera e con le sue frecciatine poco pungenti a bersagli più (Calcutta, per l’appunto) e meno (Brunori e Baustelle) facili. Anche “Pippola” fatica ad uscire indenne da critiche negative, forse perché dopo i “mortacci vostri”, i “mi sono rotto il cazzo”, i “come calcutta” sorbirsi un ritornello a ripetizione di “pippo la cocaina” sfianca. Perché anche le belle parole fanno una bella canzone e, in assenza di una musica minimamente interessante, quantomeno l’idea sottesa al testo deve reggere. Purtroppo non è questo il caso.

“Avrei voluto essere Lapo ercane” è, quindi, un album leggero, con alcune canzoni divertenti, senza troppe pretese se non quella di intrattenere e, in questo, possiamo dire che Fabio Criseo è riuscito piuttosto bene. Diffidate dalle etichettone di cui sopra perché si corre il rischio di fare un torto ad ambo le parti: la canzone romana/cantautorato/musica popolare (eccetera, eccetera, eccetera) e lo stesso Fabio Criseo che, se non si è totalmente male interpretato il disco, riesce a più riprese a divincolarsi proprio da un certo tipo di tradizione musicale.

Gianluca Grasselli

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