Sarà che i tempi cambiano, sarà il non cessare della crisi italiana, sarà che a tutto c’è un limite. La figura “innocente” del musicista che a testa bassa itinera alla ricerca di opportunità, col tempo è mutata, al punto di dover fare i conti con i propri interessi. Non parlo della ormai rara fascia alta di musicisti che con la musica riescono ancora ad arrivare a fine mese. Parlo di quella parte meno pretenziosa che non ha mai frequentato un conservatorio in vita sua, ma nonostante tutto sa suonare uno strumento e continua a sognare di poter fare musica.

Dopo questa piccola premessa vengo al punto, riportando un esempio: mi capita poco tempo fa di leggere su un blog il commento atipico di un utente; questo, con fare distinto e nobile, dava del patetico fallito ad uno dei tanti sognatori che ancora popolano la nostra società. Il tema della discussione era il mancato pagamento da parte di un locale della quota prestabilita o “cachet” (se cosi può intendersi), ad un gruppo di ragazzi che avevano adempito il loro presunto dovere di musicisti. Presunto dovere di musicisti, vale la pena sottolinearlo. Ma analizziamo bene la questione distinguendo le varie parti che compongono la storia. Non esistendo un regolamento preciso che delinei la modalità di ingaggio di una band da parte di un locale rispetto ad un altro, col tempo ognuno si e fatto una propria idea su come affrontare un simile mercato. Il prototipo di musicista in erbe, fino a dieci anni fa, si avventurava all’interno dei club con il resto della band al seguito,impugnando il loro demo con orgoglio. Quanti sacrifici si facevano per registrare quattro brani, e quanta soddisfazione c’era nello scrivere i titoli a penna in bella calligrafia. Ad ogni modo, speranzosi di riuscire a farlo sentire al direttore artistico di turno, nella maggior parte dei casi il demo finiva nella famosa cesta insieme agli altri. In quel caso se non eri amico o parente di qualcuno, dio vede e provvede. Oggi pensiamo sia diverso il percorso, d’altronde cambiano le tecnologie, ci sono meno barriere grazie al web e soprattutto grazie ai formati digitali. Mettiamoci pure che la maggior parte dei musicisti in possesso di un pc e delle basilari conoscenze informatiche, riesce a sfornare un prodotto “home made” di sufficiente qualità. Ma poi alla fine di tutto, ragionandoci, possiamo facilmente renderci conto che le cose non si discostano troppo da come andavano fino a dieci anni fa. Il risultato e lo stesso. la piccola differenza e che si può sognare seduti in poltrona senza sbattersi troppo, distribuendo copie fisiche della propria musica. Cambia che oggi il biglietto da visita sono i fan virtuali sui social networks, o il numero di visualizzazioni del video. E cambia purtroppo che la musica passi in secondo piano. Pero se sei “amico o parente di…” continui a suonare e i messaggi e le mail di “quelli che non contano” dalla cesta sono finiti nel cestino. E quando riuscivi a suonare in un locale a fine serata prendevi a nero gli stessi soldi che a nero prendi adesso, che sia un locale da cinquecento persone o un pub in cantina. Ovviamente quando ti va bene. Puoi sempre vendere il tuo disco per arrotondare. O forse no? Beh i tempi cambiano, e dopo l’avvento dei lettori mp3 scopro sbalordito come i nuovi computer non abbiano lo spazio fisico all’interno per i lettori cd. Forse nel prossimo futuro si riuscirà a vendere musica virtuale durante i live per arrotondare? Qualcuno magari ci ha già pensato.

Cambiano le modalità, ma il musicista che sogna esiste ancora, e magari un giorno la sua musica sarà tutelata anche dove la sua figura viene sfruttata. Quello che noto invece e la reazione di alcuni, che stufi del moltiplicarsi di situazioni spiacevoli, lentamente escono dal gruppo promettendo ai locali di farsi giustizia da soli, sia attraverso la diffusione di cattiva pubblicità sia con violenza. Con molta probabilità le cose stanno già cambiando.

Nel frattempo si studiano nuovi metodi e nuove tecnologie virtuali già visti e adottati in passato dagli autori dei programmi tv per ottenere consensi da parte del pubblico e attrarre la mente sempre più confusa dei “consumatori”. Il televoto oggi e diventato voto web. E più voti ottieni più vai avanti. Fino a qua fila tutto liscio. Vuoi aprire a Bruce Springsteen? Fatti votare! Vuoi suonare a Castrocaro? Fatti votare! Vuoi suonare al concerto del Primo Maggio? Continua a farti votare! Non metto in dubbio che con questo metodo ci sia una maggiore diffusione e pubblicità dell’artista. Ma le troppe richieste, il continuo spam e la continua competizione tra i musicisti porta a mio parere disinteresse per la musica che comunque e materia prima e conseguente cattivo uso degli stessi metodi di diffusione. Se poi pensiamo che nel 2013 esistono ancora i contest musicali che funzionano con le alzate di mano del pubblico, mi sento abbastanza confuso e mi chiedo se il futuro non ci stia portando ad un regresso forzato. La mia fervida immaginazione mi porta a pensare che forse, l’evoluzione tecnologica potrebbe portarci ad assistere ad un concerto live seduti a casa guardandolo sul pc in streaming, ma tutto questo già succede. Allora perché continuano a suonare live, perché si ostinano ad organizzare concerti, tour mondiali, festival? Forse perché con la musica è sempre più difficile guadagnare…a me piace pensare che l’orgasmo musicale di un musicista sia il contatto con il suo pubblico.

Mad Curtis

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