Dopo l’esperienza a Sanremo Giovani e numerosi singoli capaci di coniugare ironia e malinconia, i Dellai tornano con Una canzone d’amore, brano che conferma la loro scrittura diretta ma matura, e li vede ancora una volta affiancati dal produttore Marta Venturini. Abbiamo parlato con loro di questo nuovo capitolo, del legame che li unisce come fratelli e della voglia di restare autentici in un panorama musicale spesso affollato ma poco personale.

In passato vi siete distinti per un linguaggio ironico e leggero, ma anche capace di toccare corde profonde. In *Una canzone d’amore* ritrovate questa cifra? O c’è stato un cambiamento nella vostra scrittura?
Il passato è passato, non rinneghiamo nulla di quello che abbiamo fatto, ma non ci rispecchiamo più in alcuni di quei valori. *Una canzone d’amore* è una canzone allegra, che affronta un tema difficile come la fine di un amore in maniera quasi irriverente, leggera. Potremmo definirla una cifra più matura.
La scena italiana è ricca di proposte pop, ma non sempre valorizza chi scrive con sincerità e originalità. Dove pensate di collocarvi oggi all’interno di questo panorama?
Credo che la scena italiana sia piena di bravissimi cantanti e cantautori, non ci identifichiamo però all’interno di una fetta in particolare del panorama musicale. Anzi, credo che riconoscersi all’interno di un contesto limiti le proprie possibilità di crescita. La musica è bella perché è libera, non rinchiudiamola dentro dogmi che non esistono, almeno noi cerchiamo di farlo.
Quanto conta per voi il live? C’è un momento sul palco che ricordate come decisivo nel vostro percorso?
Un cantante senza live è come un fisico senza un laboratorio. Tutto porta a quello, è la prova del nove, è il punto di arrivo di un percorso lungo a volte anni.
Momento decisivo nel nostro percorso? Ce ne sono tanti, negativi e positivi. Anche se credo che i più speciali rimarranno le esperienze teatrali, le tavole del palco che scricchiolano, il teatro pieno, le luci che si abbassano e il brusio che si fa silenzio.
Essere fratelli può essere un’arma a doppio taglio: com’è cambiato nel tempo il vostro equilibrio creativo e personale?
Non è mai cambiato. Ci siamo sempre rapportati alla musica allo stesso modo, siamo sempre stati prima fratelli che una band, credo che questo sia stato e sia ancora fondamentale nel nostro percorso. Ogni tanto discutiamo, ovviamente, ma anche questo fa parte del nostro equilibrio.
Cosa vi piacerebbe che restasse a chi ascolta Una canzone d’amore? C’è un messaggio, un’immagine, un’emozione che considerate centrale?
*Una canzone d’amore* vuole affrontare la fine di una storia in maniera diversa, più allegra, più scanzonata. Sono molte le immagini che rimangono impresse, ma credo che la più significativa sia:
“Non ci ha visto nessuno, non c’è rimasto niente”, che chiosa il brano indicando la fine della storia, oltre all’amarezza lasciata dalla conclusione di una relazione.
Cosa vorremmo restasse? Non c’è un messaggio celato all’interno della canzone, non è un brano criptico, credo però che ogni persona che vive un momento difficile con la propria compagna/o possa trovare in questo brano un porto sicuro.







