Ben trovati ragazzi, nonostante questo rigido inverno, eccoci nuovamente con la nostra copia di ExitWell ben salda fra le mani.

Nel precedente numero ci eravamo lasciati con un’analisi generica dei soggetti presenti nelle più consuete situazioni di musica dal vivo, entrando sia nel merito della professione del fonico, sia in quella del musicista, e infine si era parlato di alcune caratteristiche che un locale, atto all’intrattenimento musicale, dovrebbe avere. È proprio da qui che vorrei ripartire, ponendo a tutti voi, musicisti e non, un quesito: vi siete mai chiesti come potrebbe essere il vostro palco ideale?

Superando diligentemente risposte banali come: “Sì, mi piacerebbe un palco grande 40m x 60m, con due Tir di luci ecc..” e ricordandoci che stiamo parlando di locali la cui intera metratura di sala spesso non supera i 100 mq, credo che in particolare i fonici (più dei musicisti) potrebbero rispondere lungamente a questa domanda, snocciolando le più annose questioni rispetto alla poca “praticità” di alcuni palchi, che non permette loro di lavorare comodamente, che il più delle volte significa in maniera quantomeno non massacrante!

Dunque, un palco ideale, oltre ad essere a norma (per tutto ciò che concerne la certificazione dell’impianto alla regola d’arte legge 37/08), cosa che spesso non è garantita e che comporta un rischio per l’incolumità degli addetti e degli avventori, andrebbe progettato in modo da non “consumare” chi dovrà lavorarci. Ma questo spesso ai proprietari non interessa, e sapete perché?

Perché nessuno è interessato a tutelarvi! In altre parole, nessuno s’impegna affinché i diritti dei lavoratori di questo settore vengano salvaguardati.

Nonostante questo, è necessario lavorare e si è costretti ad accettare condizioni poco rassicuranti.

Arriviamo ora alle caratteristiche che un palco dovrebbe avere:

  1. Una/due salite di accesso e di scarico, (almeno quando supera il mezzo metro di altezza),  e lo stesso per l’accesso del locale.Questo per permettere ai roadie, qualora ci fossero, o ai musicisti stessi di scaricare la strumentazione in facilità (in Italia è rara consuetudine).
  2. Punti corrente non volanti ma fissi, possibilmente funzionanti e stabilizzati elettrostaticamente.
  3. Zone preposte al posizionamento di tutto il backline e struttura robusta (spesso i palchi traballano e non è possibile poggiarci un ampli valvolare da 2000 euro, col rischio che faccia un volo di un metro)
  4. Illuminazione, spesso si pagano 5 o 10 euro di ingresso in posti dove il palco è illuminato con massimo due quarzi da giardino! (poveri fotografi, altra categoria martoriata).
  5. Mixer/fonico di palco: questo sconosciuto! Raro, rarissimo, impossibile vederne uno a Roma.
  6. P.A System o sistemi di diffusione casse e monitor/spie (mi ripeto ma è necessario)
  7. Misure minime, almeno  5m x 3m x 0,5m (non si può chiamare “palco” uno zoccolino da 10 cm come se ne vedono spesso in giro, piuttosto vendete la birra ma non chiamatevi live club).

Prima di chiudere vorrei spendere poche parole riguardo il lavoro del fonico che, incredibilmente, non figurerebbe tra i lavori usuranti pur essendo un lavoro con turni anche notturni e che espongono il tecnico a stimoli sonori importanti.

Ho preso alcuni esempi per comprendere meglio di cosa si sta parlando: trovarsi nel traffico cittadino ci espone a volumi che oscillano fra i 60 dB e i 90 dB, lavorare in un live club o in una discoteca può significare essere esposti a circa 100 dB (la soglia del dolore è noto essere intorno i 130dB), il danneggiamento dell’udito però può presentarsi anche dai 100 dB in poi.

Questo significa che l’esposizione continua a suoni molto alti che superano i 90 dB di pressione sonora potrebbe essere nociva sia per la salute dell’udito, sia per la salute psico-fisica: il suono è formato da onde che, raggiungendo e sovra-stimolando il cervello, possono causare variazioni dell’equilibrio psico-fisico di un essere umano, compromettendolo.

Tuteliamoci quindi e non permettiamo al nostro lavoro/passione di danneggiarci, al prossimo articolo e al prossimo live!

 

 

Sergio Di Giangregorio

ExitWell Magazine n° 1 (marzo/aprile 2013)

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