La liuteria, una parola che si perde un po’ nella notte dei tempi; ancora oggi non tutti sanno di cosa si occupa un artigiano che svolge questo lavoro.

Noi siamo Dario e Matteo del laboratorio VoodooGuitars, costruiamo chitarre, bassi elettrici e da oggi impiegheremo le nostre competenze per chiarirvi le idee riguardo gli strumenti che hanno rivoluzionato la musica moderna.

Ci sembra abbastanza logico partire dal suono, che è poi l’obiettivo finale. Con tutte le sue sfumature e le infinite variabili caratterizza e da la possibilità al musicista di riempire la personale tavolozza dei colori e toni.

D’informazioni, tablature e maestri pronti ad insegnarci un metodo ce ne sono molti, ma pochi sanno spiegarci come funziona lo strumento in maniera tecnica, di come il tono è influenzato dalle varie tipologie di legno, dai magneti, dal ponte e da ogni altro componente.

Lo strumento elettrico è la naturale evoluzione di quello acustico, infatti in passato succedeva che il chitarrista venisse coperto dal suono dei tamburi e dei fiati. Nasce così la necessità di amplificare il volume del proprio strumento per poter emergere all’interno del marasma musicale. In casa Gibson il signor Loar inizia a studiare un metodo per “microfonare” la chitarra, ma è nel 1931 che Rickenbacker produce il primo pickup. Nel 1937 un italiano, Valentino Airoldi, applica un magnete su uno strumento a cassa solida, realizzando di fatto la prima solid-body della storia!

Il suono che noi udiamo, tecnicamente non è altro che una variazione del campo magnetico, determinato dalla vibrazione delle corde metalliche immerse in esso. Questo viene tramutato in segnale elettrico e poi riconvertito e amplificato appunto dall’amplificatore. Detta così sembra facile e sembra quasi scontato che il tono sia determinato solo dalle componenti elettroniche….ma vi domanderete: allora perché ogni strumento ha la propria voce? Il motivo è semplice! I materiali su cui è montato tutto il sistema, gli assetti, la costruzione e ogni piccolissima variabile determinano il modo in cui la corda vibrerà, la velocità di propagazione del suono (l’attacco), la durata della nota (il sustain) e il colore (gamma armonica) che rappresenterà poi il tono tipico del nostro strumento.

Senza ombra di dubbio è il legno ad avere un ruolo fondamentale e a dare carattere al nostro amato suono; a seconda delle applicazioni e della parte dello strumento che costituisce noteremo caratteristiche differenti.

Per quel che riguarda i body, le essenze più utilizzate sono il mogano, l’alder (o ontano, è la medesima pianta ma il primo di provenienza americana, il secondo europea), il frassino (ash), il frassino di palude (swamp ash), il tiglio (basswood), in alcuni rari casi l’acero (maple).

Andiamo ad analizzarli uno per uno :

  • Mogano: legno tendenzialmente compatto e dal peso medio alto, facilmente riconoscibile dalla sua porosità e dal colore rosso bruno. Proprio grazie ai suoi grossi pori enfatizza in maniera spiccata tutta la gamma armonica dei medi e dei bassi. Gli acuti risultano definiti ma decisamente meno presenti. È un legno di pregio molto risonante, ma che spesso viene abbinato a un top in acero, il quale oltre ad aggiungere il proprio contributo sui medi ed alti, ha la funzione di “tappo” ovvero quella di propagare le vibrazioni dal ponte sull’intera superficie sottostante e lasciarla cantare mettendola in vibrazione. In questo caso avremo un suono decisamente completo dal punto di vista delle frequenze, con un attacco non proprio velocissimo ma di sicuro molto duraturo. Esistono varie tipologie di mogano, con sfumature sonore differenti ma che rientrano comunque entro questo standard.
  • Alder: legno morbido dal color sabbia-rosato, tipicamente utilizzato nella costruzione di Stratocaster e Telecaster, è facilmente riconoscibile dalla sua venatura larga e irregolare. È un’essenza mediamente leggera la cui gamma armonica forma la cosiddetta “campana” s’incentra prevalentemente sulle frequenze medie pur rimanendo bilanciato per quel che riguarda gli alti e i bassi.
  • Frassino: legno duro, dal colore molo chiaro, venatura larga e irregolare. Anch’esso principalmente utilizzato dalla Fender per produrre i propri modelli ha un peso estremamente variabile. Punto forte del frassino è decisamente la velocità di propagazione sonora, quindi se si vuole molto “attacco” risulta l’ideale ma va tenuta in considerazione la sua naturale equalizzazione, ovvero alti molto pronunciati e taglienti, bassi tondi, ma medi scavati e poco presenti.
  • Swamp ash: ovvero il frassino di palude. Esteticamente molto simile al precedente lo si distingue per il peso decisamente inferiore è perché presenta una superficie porosa. Sono proprio le cavità a donargli un sound generale corposo e generoso sulle frequenze medie pur essendo sempre molto brillante e dal tipico attacco veloce.
  • Tiglio: essenza molto morbida, dal colore bruno grigio, molto leggero lo si riconosce dalla sua quasi assenza di fibra. E’ un legno senza particolari attitudini, bilanciato armonicamente ma piuttosto cupo, non ha particolari punti di forza se non il fatto di essere molto economico e facile da lavorare, viene utilizzato da molte aziende per produrre chitarre di fascia media.
  • Acero: dei balcani, in inglese maple, hard rock maple o soft maple…insomma s’intendono tutte varietà di quel meraviglioso albero che ci dona un legno compatto, risonante, dal profumo zuccherino e dal colore che sfuma dal giallo paglierino all’arancione chiaro. Può presentare giochi della fibra assumendo vari aggettivi: marezzato, quilted, occhiolinato, i quali aumentano il valore estetico del nostro strumento ma non per la qualità acustica. Armonicamente risulta bilanciato, con alti e bassi definiti, ma con una gamma armonica incentrata principalmente sui medi i quali risultano predominanti.

Altra parte dello strumento fondamentale ai fini del tono, è il manico, riferendoci con ciò alla parte sottostante alla tastiera, che viaggia dalla paletta fino ad arrivare al body.
Probabilmente la prima sensazione che proviamo quando imbracciamo una chitarra o un basso è legata proprio alla forma e allo spessore del manico, il quale oltre ad essere il supporto sul quale viaggia la nostra mano, ha un ruolo estremamente importante sia dal punto di vista strutturale sia acustico ed è proprio per questa sue duplice funzione che viene costruito quasi esclusivamente con legni tenaci e risonanti.
Le essenze più utilizzate sono senza ombra di dubbio l’acero e il mogano, i quali entrambi hanno la capacità di sopportare meccanicamente l’enorme forza che le corde applicano su di esso, basti pensare che una muta .010 / .046 in accordatura standard applica una tensione di circa 47 kg!

Entrambe le essenze utilizzate hanno una grande capacità risonante, ma offrono sfumature sonore differenti.
Il mogano risulta dolce all’attacco, con uno sviluppo della nota leggermente rallentato ma che poi va a gonfiarsi immediatamente dopo garantendo un sustain elevato e dal suono molto corposo; una scelta perfetta per tutti quei musicisti che cercano suoni molto grandi e profondi, che necessitano di spessore del proprio tono o che abbiano bisogno di uno strumento che canti con una voce vellutata e dolce.

L’acero, proprio come in tutte le sue altre applicazioni, ha una risposta armonica più chiara tendendo ai medio/alti. Offre un attacco superiore, suonandolo abbiamo quella sensazione di “schiaffo” per la sua prontezza alla vibrazione garantendo oltretutto un eccellente sustain.
I manici costruiti con questa essenza hanno decisamente carattere, sono senz’altro più “hard” e sguaiati per il loro modo di trasmettere enormemente le vibrazioni al body, ma restano anche chiari nel tono, quindi dal sound definito. Ideale per chi cerca uno strumento pronto, versatile e che sia in grado di cantare ma soprattutto di strillare a squarciagola!

Estremamente importante nei manici è la venatura che corre su per la lunghezza del manico. Solitamente per questioni economiche si presenta “flat” cioè parallela alla tastiera, oppure perpendicolare ad essa e chiamata “quartersawn”, garantendo prestazioni decisamente superiori sotto tutti i punti di vista.

 

Dario Ferrari & Matteo Gherardi (Voodoo Guitars)
ExitWell Magazine n° 0 (gennaio/febbraio 2013)

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