Brusco è una leggenda. Dai tempi dei Villa Ada Posse ad oggi, ne son capitate di cose. Ora c’è “Guacamole”, il nuovo capitolo della sua carriera solista. Ci facciamo raccontare da Brusco di questo nuovo lavoro e di 27 anni di musica.

“Guacamole” è il titolo del nuovo album, e già dai primi due singoli sembra un lavoro molto variegato sia a livello musicale che di testi. Ce lo racconti?

I due singoli (“Una Bella Giornata Come Oggi” e “La Dance Hall di Hattori Hanzo”) sono abbastanza in linea con il sound reggae dance hall, le due anime di questo genere che convivono da sempre, ma ci sono anche altri brani che si distaccano un po’ da quel tipo di sound, come ad esempio “Al Primo Piano, Scala b, Interno 3”, che è una storia di circa 15 minuti, dove alterno parti raccontate e parlate ad altre in mi cimento nello stornello romano. In realtà per questo brano mi sono rifatto più alla tradizione dei “cantastorie” siciliani, che andavano in giro per i paesi dell’isola ad intrattenere la gente con queste storie a metà tra il narrato e il cantato.

Cos’altro troveremo nell’album?

Ci sono anche canzoni più ballerecce, e delle ballate, come “La Grande Bellezza”, in cui sostanzialmente rifletto sul fatto che molti dicano di credere in una qualche divinità avendo al contempo una scarsissima attenzione al “creato” alla natura e al mondo che ci circonda. Direi un disco variegato sia a livello di sound che a livello di testi. Probabilmente perché sono uno che si annoia molto velocemente delle cose, e quindi tendo a spaziare e a rendere tutto il più eterogeneo possibile.

Sei in attività dal 1990. In questi 27 anni di carriera come è cambiata la scena reggae dance hall? 

In linea di massima, fortunatamente, diversi elementi sono rimasti uguali a loro stessi, cioè una predisposizione allegra e conviviale della gente, una certa apertura sia musicale che umana. Credo che siano caratteristiche delle persone che seguono il reggae in Italia ma anche in Europa e nel mondo. C’è sempre quel coinvolgimento e quella partecipazione tipica del pubblico del reggae, che non si limita a battere le mani e a cantare, ma vive ogni singolo momento con intensità.

Come ha reagito il pubblico ai cambiamenti di questo mondo?

Ovviamente ci sono stati diversi cambiamenti legati ai social, alla tecnologia, ai locali in cui si suona e ai supporti tramite cui si diffonde la musica, ma il pubblico rimane piuttosto variegato. Ai miei concerti non ci sono solo fanatici del reggae dance hall, e questo credo mi abbia permesso di non sopperire ai momenti di fortuna alterni legati al genere stesso. Il pubblico Italiano è molto diverso da regione a regione, ma sono differenze relative, nel senso che poi alla fine è capitato di trovare un pubblico caldissimo in zone in cui non me lo sarei mai aspettato. Proprio per questo non salgo quasi mai sul palco con una scaletta intoccabile, ma cerco di capire che persone ho davanti e gestire il mio spettacolo in funzione loro.

“Guacamole” sarà distribuito, oltre che attraverso i classici formati Cd, vinile e digitale, anche tramite chiavette USB ai tuoi concerti. Da quale esigenza è nata questa tua scelta?

Tra le persone che conosco il lettore CD inizia ad essere una rarità. Molti hanno il giradischi, amanti del vinile e di quel sound caldo, ma il supporto cd inizia inevitabilmente ad essere dimenticato. Per questo ho deciso di portare ai miei concerti delle penne USB con dentro il nuovo album insieme alla raccolta dei mie successi precedenti e ad altri contenuti esclusivi. Queste USB verranno regalate al pubblico, e sono comunque un modo interessante per diminuire i carichi di peso quando ti sposti di città in città per fare i live. Non ho mai amato vendere le mie cose ai concerti, e quindi ho pensato a questo modo agile e veloce per distribuire la mia musica.

Francesco Pepe

 

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