I Sordi tornano con SHOCKINI, un progetto che riflette la loro evoluzione musicale e personale. In questa intervista, il duo ci racconta come nasce una loro canzone, il rapporto tra registrazioni e live, le strategie di promozione e le prospettive future, tra energia dei palchi e curiosità verso nuove collaborazioni.
Come descrivereste l’evoluzione del vostro sound dall’inizio del progetto a oggi, e quali sono stati i momenti chiave di questa crescita?
Il nostro è un viaggio attraverso quello che viviamo. Essendo noi vivi, mutiamo e proviamo cose diverse nel tempo, così anche la nostra musica riflette questi mutamenti. Per questo per noi il genere musicale non è un fine, ma il mezzo.
Siamo partiti da eh?, electro-funk con una nota ambient finale; poi siamo atterrati nella world-music e nel jazz con mah; poi, forti dell’energia generata nei nostri live, è arrivato sordofaben. Infine la volontà di dire qualcosa, di usare la parola con dei significati ha dato vita a quello che c’è adesso, cioè SHOCKINI.
Quando scrivete e registrate i vostri brani, partite da testi, melodie o arrangiamenti? Come nasce una canzone de I Sordi?
Dipende dal brano. Nella maggior parte dei casi la scrittura del testo procede di pari passo con la composizione musicale, ma non seguiamo un unico processo. Delle volte arriva prima l’uovo, altre la gallina, altre volte sia l’uovo che la gallina e sorprendentemente altre volte compare pure un gallo, così de botto.
In che modo state lavorando alla promozione della vostra musica in questo periodo, e quali strategie vi stanno dando più soddisfazione?
La promozione è la cosa in cui siamo più bravi in assoluto. Infatti stiamo pensando di affiancare il nostro lavoro da musicisti con quello dei promotori, o meglio, dei pro-motori. Apriremo uno studio di comunicazione che si chiamerà “prenditi le tue soddisfazioni s.r.l.” e organizzeremo almeno un paio di cene aziendali l’anno per fare team building così si è tutti più motivati a seguire gli schedule da burnout.
A parte gli scherzi, abbiamo diverse persone attorno a noi che ci stanno aiutando e ognuna è fondamentale. Procediamo secondo quelli che sono i nostri mezzi (social, ufficio stampa, ecc.) cercando di rimanere quanto più fedeli possibile con quello che siamo.
Avete in programma date live o tour prossimamente? Come vivete l’esperienza del palco e quanto influisce sul vostro modo di comporre?
Da gennaio cominceremo a suonare in giro no stop fino a data da destinarsi e ne siamo molto felici. L’esperienza del palco ha avuto un’influenza attiva sulla composizione di SHOCKINI e pensiamo che possa averne anche rispetto a scritture future.
Ci sono collaborazioni o featuring futuri in cui state lavorando, o progetti paralleli che vorreste condividere con i vostri fan?
Ad adesso siamo concentrati su SHOCKINI che ci ha preso e continua a prenderci tantissime energie. In futuro probabilmente ci saranno cose, ma è ancora prestissimo per parlarne.
Come scegliete quali brani portare live e come li adattate rispetto alle versioni in studio? Ci sono differenze importanti tra registrazione e performance?
Il live dei Sordi non è il disco dei Sordi. Un po’ per esigenze tecniche, un po’ per filosofia.
Quando componiamo il risultato musicale sta al primo posto, se vogliamo aggiungere strumenti lo facciamo, stratifichiamo senza problemi, senza chiederci “come suoneremo dal vivo tutto questo?”.
Poi, quando prepariamo il live, si passa per un riarrangiamento di tutti i brani. Vogliamo che chi ci ascolta abbia due esperienze distinte.
Guardando ai prossimi mesi, quali obiettivi vi siete dati come duo, sia musicalmente sia nella costruzione del vostro pubblico?
L’obiettivo numero uno è suonare in giro, incontrare dal vivo le persone che già ci conoscono e conoscerne di nuove. Ci rendiamo conto che ad oggi per crescere e raggiungere un nuovo pubblico la strada più veloce sia quella dei social, ma siamo un po’ ingenui: il nostro sogno è raggiungere le persone tramite i live, dal vivo, toccandosi, dicendosi “sì che bello esisti!”.






