Tra James Joyce, figura fondativa della modernità letteraria europea che ha rifondato il romanzo trasformando l’esperienza individuale in linguaggio universale, e Shane MacGowan, poeta viscerale della musica popolare contemporanea, capace di innestare urgenza punk e densità letteraria nella ballata folk, corre un legame profondo che trascende la comune origine geografica. Un legame fatto di ferite, sradicamento, lingua reinventata e di una fede comune: l’arte come gesto di liberazione radicale.
È proprio questo il legame indagato da Simone Caltabellota, scrittore ed editore, ed Enrico Terrinoni, scrittore, saggista e traduttore di Joyce, che nel loro spettacolo “James Joyce, Shane MacGowan e il Segreto dell’Universo“, che vede anche la partecipazione del saggista e traduttore Fabio Pedone,
rivelano l’inaspettato filo che li unisce: il momento in cui un essere umano diventa arista, quella ferita improvvisa che apre la vista interiore, la scintilla da cui nasce tutto. Joyce la trova a Roma nel 1907; MacGowan la trova tra l’Irlanda rurale e la Londra punk. Le loro voci, lontane nel tempo, qui si incontrano e si riconoscono.
Tra parola, video, letture e suggestioni musicali, lo spettacolo porta in scena due forme di genio: quello rivoluzionario e visionario di Joyce, e quello feroce, poetico e popolare di MacGowan. Ne emerge un dialogo impossibile ma necessario, una “comunicazione spettrale” capace di far risuonare nel presente la voce dei morti, dei sogni e dei mondi che ancora non conosciamo.
James Joyce, Shane MacGowan e il Segreto dell’Universo è un viaggio in cui due anime – Joyce e MacGowan – tornano a camminare, non più separate dal tempo ma unite da un invisibile filo di memoria. Sul palco, il buio respira.
Joyce, con la sua neve che cade su tutti i vivi e tutti i morti. Shane, con le sue ballate sgangherate e bellissime, che profumano di pub, di notti insonni, di sogni che non temono la tempesta. Due mondi lontani che, a un certo punto, si riconoscono: entrambi cercano una lingua che non muore, una voce che resuscita ciò che sembrava perduto.
James Joyce, Shane MacGowan e il Segreto dell’Universo vuole offrire un’esperienza accessibile e profonda, capace di parlare a chi ama la poesia, la musica, la storia culturale, e a chi cerca nello spettacolo dal vivo un incontro emotivo e intellettuale. Non una lezione, ma un rito narrativo: un luogo in cui l’arte torna ad essere una possibilità di rinascita.