Esordio per i siciliani Karbonica che da tempo seminano un loro folto gomitolo di pubblico sul territorio locale ma non solo. Una realtà che dal pubblico e dai tantissimi live nel giro underground della propria terra (e non solo) ha saputo crescere e divenire una realtà interessante che approda oggi a due grandi obiettivi: un primo sancito dai mitici Litfiba che li hanno scelti per celebrare il trentennale del mitico “17 RE”. E poi ancora un disco, un esordio che suona pop e che suona rock. Un lavoro dal titolo “Quei colori” che prende spunto dal vissuto quotidiano e oltrepassa i recinti del proprio giardino di casa. Non lascia gridare al miracolo, lo diciamo sempre, però è anche vero che la pulizia e la semplicità oggi sono organze così rare da trovare!!! I Karbonica sono semplicemente un band che fa del buonissimo pop rock…tanto per cominciare.

Noi ci occupiamo quasi esclusivamente di musica dalla scena indipendente italiana. Iniziamo dal battesimo: voi sentite di farne parte?

Non abbiamo neanche un’etichetta discografica, più indipendenti di noi chi c’è? Chiaramente è un modo scherzoso per rispondere. I Karbonica sono una realtà indipendente e autoprodotta italiana, parecchio controcorrente rispetto alle mode indie del momento e se vogliamo un po’ più vicina, nel sound, al rock “classico”.

E secondo voi, INDIE: che cosa significa? Voi siete “Indie”?

Per noi Indie significa indipendente a dispetto di quanti associno l’indie ad una moda o alla band alternative del momento. Siamo indie nel senso di indipendenti questo è certo, ma non lo siamo probabilmente rispetto a quello che l’indie rappresenta, spesso erroneamente, nell’immaginario collettivo, sempre più abituato all’omologazione culturale.

Parlate di “secondo mondo”, esiste secondo voi un “primo mondo”? O come dire: esiste la “terra promessa”?

Non esiste nessuna terra promessa, ma in questo istante se osservassimo dallo spazio con una grossa lente di ingrandimento il nostro pianeta, noteremmo che non è affatto omogeneo. New York, Palermo, Mogadiscio, Tokio, Nairobi, Dubai, Damasco ecc. non sembrano far parte dello stesso mondo.

La fortuna sta nel non nascere nell’emisfero sbagliato, a questa cosa molte persone non ci pensano, non sanno minimamente cosa succede sulla terra scendendo un po’ più giù in latitudine, ma ciò non deve stupirci poi tanto. La cosa più strana è che chi detiene il potere su questo pianeta è a conoscenza di tutto e pur predicando sempre bene, poi alla fine trae , in modo relativamente “segreto”, beneficio dalle situazioni di disparità.

Ormai siamo tutti figli di un rock americano. Noi italiani di tutto questo rock che ne abbiamo fatto secondo voi?

In Italia il rock sembra non godere affatto di buona salute, forse i dischi più belli è possibile oggi trovarli tra le produzioni indipendenti, ma non tutti hanno la pazienza per ascoltarli e le major sono troppo impegnate a bruciare, di stagione in stagione, gli artisti sfornati dai talent show.

In ogni caso oggi la musica non ha più barriere e schemi, i generi musicali sono una cosa superata, così l’unica cosa che conta è fare musica ispirata e farla con naturalezza.

Elettronica: poca ma buona. Come mai così poca oggi che siamo nell’era digitale?

I Karbonica sono molto affezionati ai suoni classici che il buon rock degli anni 70 proponeva. I piccoli interventi di elettronica negli arrangiamenti del nostro disco, sono stati scelti al solo scopo di arricchirlo di quei colori che ritenevamo essenziali al completamento del lavoro, senza snaturare le caratteristiche della band.

E per chiudere resterei su tematiche classiche: anche il vostro mood di scena (come si vede anche dal video) è decisamente “old school”. Qual è il vostro riferimento preciso?

Old school? Chiaramente si, siamo cresciuti così, è questa la nostra natura! abbiamo ascoltato e suonato Led Zeppelin, AC/DC, Aerosmith, Rolling Stones, Deep Purple ecc. i riferimenti sono decisamente quelli.

Share on FacebookPin on PinterestTweet about this on TwitterShare on Google+Email this to someone