E di fronte un mondo sul finire che cosa ci resta se non fare ammenda? E di questo disco che prende i cliché del rock targato indie e ne fa una deriva tutta personale e riconoscibile? Beh allora mettiamoci comodi: torna La Governante con un terzo lavoro in studio dal titolo “È solo la fine del mondo”: l’apocalisse che si innesta anche dentro sonorità dai colori freddi, quel pop indie che in fondo richiama alla luce gli anni ’80 e non sembra cercare altre novità. E tutto questo siede in contemplazione del tempo che abbiamo davanti… un bellissimo intreccio di sensazioni che parlano di uomini e di semplicità, facendo i conti con una finitezza quotidiana e con una possibile dimensione del fallimento. Sotto tutti i punti di vista. Ma comunque, La Governante riflette ma senza tragiche manifestazioni: anzi, sembra un disco se non sereno almeno in quiete.
Un disco politico o poco ci manca… vero?
In parte si, ma se ci pensi la politica fa parte delle nostre vite, anche di chi non si interessa a quel mondo ma ne subisce involontariamente le conseguenze.
Pensando ad “Odiandoti” sono tanti e sfacciati i rimandi al passato. Si stava meglio quando si stava peggio?
No dai… sicuramente quello che suoniamo è frutto di anni di ascolti di cose vecchie e nuove. E poi non la farei così drastica, c’è un sacco di buona musica in giro anche oggi, basta andarla a cercare al di fuori del circuito mainstream.
E questa copertina da “Via col vento”? Bellissima, potente anche da un punto di vista cinematico…
Si ci è piaciuta subito al primo impatto, Roger Mattos ha fatto veramente un bel lavoro. Ci piace molto quel gusto retrò e la mancanza del mondo sotto i piedi di questa coppia che nonostante la fine del mondo continua a danzare.
Siamo davvero alla fine del mondo o soltanto alla fine dell’umanità?
Non siamo ancora a questi livelli, anche se ci stiamo mettendo tutti i mezzi, la vita in generale sta subendo dei cambiamenti, alcuni di evoluzione molti altri no. Inoltre questo titolo può anche essere letto in chiave “sdrammatica” oppure come una riflessione sulla fine di piccoli mondi, di una singola persona, di una coppia o, se vogliamo essere più catastrofici, dell’intera umanità.
La vostra personale soluzione? Alla fine secondo voi cos’è la normalità?
Non credo esista una soluzione, probabilmente ognuno, nel proprio piccolo, potrebbe provare a non seguire necessariamente il pensiero comune o quello che ti viene imposto commercialmente. Forse la normalità dovrebbe essere esattamente questa, riuscire a prendere le distanze da ciò che è normale, ma il più delle volte è il contrario e chi si ritrova controcorrente o disallineato spesso ha quel senso di sofferenza, “le canzoni felici di Morrissey” parla proprio di questo.
Bellissima “Sement”: istantanea che tradisce nuove direzioni del vostro suono? Sembra un altro disco.
Da qualche anno Salvatore ha iniziato ad approfondire il piano e a comporre con quello. “Sement” è proprio un istantanea di quel delicato momento ed abbiamo deciso di lasciarlo così nella sua fase embrionale.







