Ben trovati, noto con piacere che da qualche tempo si va più spesso a vedere concerti, merito dello svilupparsi di scene musicali in ogni genere, o della molta pubblicità fatta da sponsor giganti o ancora di alcune organizzazioni che propongono concerti gratuiti; il risultato è un segno positivo nel gradimento di questo modo di vivere la musica.

Spesso non consideriamo che nel vedere un concerto di musica dal vivo fac­ciamo un’esperienza multisensoriale: sono in gioco l’udito e la vista in partico­lare e non necessariamente in quest’ordine per ognuno dei presenti.

Da qui l’estrema importanza dei tecnici (suono e luci) che ovviamente dovreb­bero garantire un ascolto e una visione non dolorosi e nel migliore dei casi ad­dirittura piacevole, cosa che ahimè, raramente accade, ma spesso per condi­zioni poco favorevoli allo svolgimento del lavoro degli stessi tecnici.

A volte presi dall’euforia per l’artista che si sta esibendo, non ci accorgiamo della pressione sonora a cui ci stanno sottoponendo, o quando in un live venia­mo completamente abbagliati per diverse decine di minuti da un uso sconsi­derato dei flash, dei laser, e degli strobo che possono diventare dannosi se pun­tati direttamente nelle pupille di chi guarda.

Superando questa doverosa raccomandazione di prudenza, invito tutti a vede­re concerti dal vivo, sempre, ogni volta che ne avete possibilità; perché oltre ad essere un buon modo per entrare in contatto con la musica nella sua essenza primaria, è anche un modo per sostenerla attivamente.

Non limitiamoci quindi a “scaricare” la musica di questo o quell’artista ascol­tandolo magari distrattamente mentre facciamo altro, ma cerchiamo la “no­stra” musica in giro per i club, i siti delle etichette, appassioniamoci al percor­so di una band, scopriamo perché ci piace e perché ci sembrano unici (se lo so­no davvero!).

Per godere a pieno di un concerto di musica live, ci sono alcuni piccoli ac­corgimenti che ci possono far immergere in un’esperienza indimenticabile:

1) Il primo che vi propongo è quello di restare in una posizione di centralità ri­spetto al palco (laddove possibile) perché è proprio quella la zona che solita­mente tutti i tecnici prendono come riferimento per l’omogeneità della distri­buzione sonora (non verrà mai caricato un impianto in maniera diseguale fra i canali destro e sinistro).

In alcuni casi si desiste anche dal produrre un mix out stereo, mandando tut­to semplicemente in mono, così da non avere nessuna porzione di platea sco­perta (questo solitamente avviene negli stadi ad esempio dove l’eccessiva me­tratura da coprire non consente al singolo ascoltatore di apprezzare l’immagi­ne stereofonica della band).

2) Il secondo accorgimento è “né trop­po vicini, né troppo lontani”.

A differenza di quanto molti pensa­no, andare sotto il palco è sì una co­sa bellissima dal punto di vista emoti­vo, ma controproducente ai fini dell’a­scolto. Se siamo molto vicini avremo un effetto di distorsione “apparente” (avviene nel nostro orecchio) dovu­ta alla alta pressione sonora emessa dalle casse, al contrario se molto lon­tani avremo un mix (equilibrio fra gli strumenti) poco verosimile e distante dal servizio che il fonico ci sta in real­tà fornendo. A volte però, mi contrad­dico volentieri, l’impianto è talmente ben tarato da potersi sistemare quasi ovunque, ma ripeto “a volte”.

3) Per godere dei punti 1 e 2, è neces­sario arrivare puntuali al concerto e in alcuni casi anche in anticipo!

Sergio Di Giangregorio (BoilerStudio)
Inviatemi pure le vostre domande riguardo gli argomenti trattati nella rubrica, all’e-mail: sergio.digiangregorio@gmail.com

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