egSembra l’anticamera di una rivoluzione questo disco, sembra tener dentro l’urgenza e la abbia di chi muove il corteo pacifico di manifestanti. Siamo al capolinea di questa generazione o forse a quello delle idee libere… peggio ancora, forse siamo al capolinea delle personalità. Da Susie Regazzi (che di sexappeal vocale ed espressivo e di penne affilate ne ha davendere) e dalla maestria artigiana di un grande come Federico Poggipollini, nasce il progetto LaLadra e questo eponimo esordio discografico è assai interessante… da mettere in circolo a stomaco pieno, nonostante le morbidezze del pop, le soluzioni accondiscendenti per chi cerca melodie più facili da consumare che raffinate per palati ricercati, per chi non ha tempo da perdere e vuol fare battaglia dritto al punto… e con gusto estetico niente male. L’elettronica ad uso e consumo della tecnica: non si scherza per niente, niente è da prendere per gioco… un grazie a Susie Regazzi per aver accolto le nostre domande.
Sembra ci sia un vero manifesto contro la società moderna. Domanda provocatoria: non pensate che questo sia un tempo di passaggio dentro cui, com’è sempre accaduto, si fa “resistenza” al cambiamento che un domani sarà normalità?
Sicuramente si fa sempre resistenza contro ciò che cambia in ogni epoca, a volte per abitudine, altre per paura. Bisogna sempre tenere gli occhi aperti per capire cosa per noi è buono di ciò che arriva e cosa può danneggiarci perché non ne conosciamo i contorni, prima di buttarci a capofitto. Poi la mente corre veloce e il corpo è lento nei cambiamenti, dobbiamo trovare una misura che metta a proprio agio entrambi.
E il vostro suono in qualche modo si veste di futuro. Sempre provocando un ragionamento, in linea con le liriche forse avremmo dovuto attenderci un suono di “ieri” o sbaglio?
Il nostro suono cerca di collegare in qualche modo il passato col futuro.
E a proposito di “ieri”, questo disco gira in vinile… come mai questa scelta? Una moda o una direzione artistica precisa?
Sempre di più anche tra la mia generazione c’è questa passione per il vinile, per il vintage, per ciò che è analogico. Lo trovo un oggetto trasversale oltre che chic un vinile.
Che poi questo due è esso stesso un incontro tra generazioni diverse, tra modelli sociali e radici diversi… tra suoni e abitudini diversi. L’equilibrio che avete trovato, com’è stato cercato?
Io personalmente ho scoperto grazie a Federico un genere che non conoscevo come altri, è stato una sua proposta, e mi sono messa molto in gioco perché l’ho trovato un bell’abito a alcuni messaggi che avevo da portare nei testi.
E quindi il punk, la new wave… se vi chiedessi di citare dei dischi a corredo?
Tra gli ascolti che mi sono fatta nel periodo di scrittura ci sono stati Billy Nomates, Sleaford Mods, PIL, Placebo, Fontaines DC.
Si stava meglio prima in fondo? O forse potremmo stare assai meglio domani, come non ieri potevamo solo sognarci?
In ogni epoca io credo ci siano cose che vediamo positive e altre che vediamo negative, dipende che uso ne facciamo, se ne siamo consapevoli o ci lasciamo trasportare da una corrente che non abbiamo minimamente scelto. Cerco per quanto difficile a volte quella lucidità di vedere ogni tanto tutto da fuori in modo da essere presente nel fare certe scelte di vita, anche piccole, non solo perché così fanno tutti.







