Altri due mesi sono passati dal nostro precedente incontro cartaceo, e io continuo vivamente a sperare che voi non abbiate nel frattempo creato l’ennesima etichetta indipendente romana.
Sapete, Roma e grande, ma adesso ne abbiamo abbastanza. Abbiamo già parlato di quali sono, a mio parere, le realtà più interessanti e più attive della capitale indipendente: ora e arrivato il momento di uscire dal seminato.

Questa piccola e bella cittadina che e Roma, grande di dimensioni ma piccola per attitudine e mentalità, la lasceremo cuocere un po’ nel suo brodo fatto di Circolo degli Artisti e Lanificio, e intanto ci sposteremo su, al nord, dove i treni partono sempre in orario, c’e costantemente nebbia e la gente parla un dialetto antipatico. Al di la dei luoghi comuni, Roma e il nord si assomigliano nella misura in cui si assomigliano un tacchino e un’aquila reale. Per capirci meglio, una gallina e una colomba. Insomma, Roma copia tutto ciò che arriva dal nord, cerca di farlo suo, cerca di darsi lo stesso tono, ma rimane sempre un po’ indietro, sempre un po’ terra-terra. E la condanna del Meridione.

D’altro canto Matteo Gabbianelli dei Kutso, che a questo punto deve per forza aver letto questo articolo prima che io lo scrivessi, ha pubblicato ora il nuovo singolo “Lo sanno tutti”, in cui canta proprio con accento milanese, accompagnandolo con un video divertentissimo che vi consiglio di andare a vedere. Come a dire, insomma, che se usi le E aperte al momento giusto, la tua canzone diventerà immediatamente più credibile ed efficace. Ed e vero. Quante volte abbiamo ascoltato gente di Roma cantare le canzoni dei Verdena replicando l’accento bergamasco di Alberto? Lo abbiamo fatto tutti, su, non vi vergognate. Questo, al di là di tutto, rivela che il nord, ai tempi delle etichette indipendenti, fa scuola, detta una linea artistica ben definibile e caratterizzante. Stateci.

Per nord, in questa rubrica, non intenderemo pero solo Milano, ma anche l’Emilia Romagna, o per esempio il Friuli e il Piemonte. (Poi magari pure Milano, quando qualcuno mi spiegherà cos’hanno di bello al di la dell’accento indie-like). Vedremo quindi, già da ora ma anche nei prossimi appuntamenti di ExitWell, quali sono le realtà del nord che sfornano gruppi molto interessanti, le etichette che producono band che poi colonizzano tutta l’Italia. Puntiamo in alto. Se voi foste davvero sicuri del vostro prodotto discografico, a chi potreste mandarlo, fuori Roma?

Puntiamo in alto. Mi sento di parlare prima di tutto della Mescal. Nota bene: con questo articolo non sto incitando nessuno a spedire tonnellate di dischi a una particolare casa discografica, soprattutto perche un invio cosi affrettato e disinvolto e solo una perdita di tempo per voi e una buona rottura di scatole per loro. Ricordate sempre le domande principali: che musica faccio? L’etichetta a cui sto mandando il disco che musica fa? Non e che gli rompo solo le scatole? (quest’ultima domanda e retorica, almeno per il 99% dei casi).

La Mescal nasce ad Asti nel lontano 1993. Vent’anni di attività, e se vi andate a guardare gli artisti con i quali ha avuto a che fare, vi mettete paura. Afterhours, Ligabue, Carmen Consoli, Bluvertigo, Massimo Volume, Cristina Dona, Skiantos, Subsonica. Bene. La Mescal venne aperta da Luciano Ligabue e Valerio Soave; presto Ligabue molla, la Mescal si amplia, organizza festival, azzecca una serie di dischi, diventa l’etichetta indipendente più importante degli anni ‘90. Oggi produce per esempio i Perturbazione, i Modena City Ramblers, Zibba (che ha vinto il premio Tenco come miglior album del 2012). Voi direte,cosa c’entra tutto questo con me? Qualcuno di voi questa domanda invece manco se la sarà fatta e sarà già andato ad aprire la pagina “Contatti” del sito della Mescal. In realtà non c’e niente di più sbagliato da fare. Voi pensate davvero che etichette del genere conoscano gli artisti con i quali andranno poi a collaborare tramite il form “contatti” sul loro sito? Fate una cosa. La Mescal non la cercate proprio. Non andate proprio sul sito, non aprite la pagina “Contatti”, non rompetegli le scatole. Fatevi conoscere in modo diverso piuttosto. Se pensate di essere il gruppo giusto per loro, prima diffondete il vostro nome in giro, tramite la rete, tramite il circuito delle web radio, tramite i live, tramite tutto quello che potete. Puntate qualche loro artista con il quale vi sentite piuttosto affini, e magari tentate di aprire un loro concerto. Se farete tutto questo la Mescal, probabilmente, non vi filerà lo stesso, ma non e questo il punto. Il punto e capire, ancora una volta, che non ci sono timbri sulla fronte da farvi mettere, ne dalla Mescal, ne da nessun altro. Dovete essere voi a fare la vostra musica, farla girare, farla conoscere. Se il vostro progetto funzionerà, e funzionerà perché e bello, perché e curato, perche spacca, allora sarà la Mescal a venire da voi. O magari no, ma vi sarete fatti comunque conoscere nel migliore dei modi, e potrete comportarvi come se voi foste la nuova Mescal degli anni ‘10.

Un’altra realtà che vorrei segnalarvi, già che ci siamo, e La Tempesta Dischi, nata nel 2000, questa volta a Pordenone. Queste le parole di Enrico Molteni, che l’ha fondata: “La Tempesta Dischi nasce nel 2000 per promuovere la miglior musica italiana. Dopo La Tempesta niente sarà uguale”. In effetti aveva ragione. La Tempesta Dischi, attualmente distribuita da Universal, e l’etichetta sotto la quale pubblicano i propri dischi i Tre Allegri Ragazzi Morti, ma anche Il Teatro degli Orrori, gli Zen Circus, Le luci della centrale elettrica, Giorgio Canali etc etc.
Per il mio libro Rock In Progressho intervistato Manuele Fusaroli, produttore artistico di molti dei gruppi appena citati: “Ho visto nascere La Tempesta, ricordo che inizialmente era uno studio come tanti altri, con una sala prove e due regie. Poi, ai Tre Allegri Ragazzi Morti, si sono aggiunti Giorgio Canali, Pierpaolo Capovilla del Teatro degli Orrori, i Zen Circus e Vasco Brondi. Insomma, si è creata una base qualitativamente molto solida”. Questo e quanto. Questo e ciò che non esiste a Roma. Gruppi forti, fortissimi, che si uniscono sotto un unico nome, e diffondono la propria musica in tutta Italia. Questo e cio che non esiste a Roma. E dovremmo farci due conti tutti. Tutti quanti. Nel prossimo articolo vedremo come funziona La Tempesta, intanto andate in pace e riflettete, lettori indipendenti, riflettete.

Daniele Coluzzi

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