di Giuseppe Zibella

Per i Lennon Kelly è l’ora della Malanotte. A tre anni di distanza dal disco d’esordio (Lunga Vita Al Re) la band romagnola sforna un nuovo album di inediti, nel segno indelebile dell’ irish folk, guarnito dalla giusta dose di sfumature punk e rock.  Cesena si trasforma in terra d’Irlanda ed apre le sue porte al regno del fantastico, un mondo costellato di leggende antiche che raccontano di ineffabili gnomi e folletti notturni, o dell’epopea marittima di impavidi pirati. Un arpeggio acustico notturno lungo la sponda di un calmo torrente, al frinire dei grilli, è il preambolo del viaggio. Viaggio che prosegue per immagini e variegato da una moltitudine di strumenti musicali, che riprendono la fiera tradizione irlandese: c’è uno spazio designato per gli assoli di violino elettrico, un altro per le sempre vive fisarmoniche e altri ancora per i riff di banjo e per il suono dirompente della cornamusa. Questo perché il gruppo, una vera e propria famiglia allargata, si compone di sette elementi.  Vi ritroverete nei boschi alla presenza del Mazapègul, folletto dal berretto rosso preso in prestito dal folklore dell’Appennino forlivese, o a rincorrere il Leprechaun e la sua moneta d’oro zecchino. Salirete sul galeone di Long John Silver, terrore dei sette mari, e sarete vinti dalla sua ballata marinaresca, con un ritornello ed un assolo elettrico vigorosi. Giusto la possibilità lungo il pontile per Il Ballo dell’Ultima Ora, brano punk contaminato da ritmiche ska, prima di affondare nella Malanotte, storia di un guerriero e del suo coraggio, cadenzata dai cambi di tempo e dagli armonici intrecci strumentali. I Lennon Kelly guardano però anche alla società in cui vivono, e viviamo, e alle sue assurde contraddizioni (vedi Mio Fratello), senza mai tralasciare il loro folk da combattimento. Bardi dei nostri giorni, o delle nostre notti, cantori di racconti mitici.

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