La messa a punto dello strumento è un’operazione periodica che ogni musicista dovrebbe affrontare in virtù del mantenimento qualitativo della resa acustica. Molti credono che si tratti di due “cacciavitate” a casaccio, ma ovviamente non è così! Andiamo a scoprire perché.

Come abbiamo capito nei precedenti articoli, il suono generato dal nostro strumento dipende in primis dalle parti di cui è composto ma ovviamente an­che dal modo in cui esse interagiscono tra di loro.

Esempio: nel caso in cui la giunzione manico-corpo sia di tipo “bolt-on” ovvero serrata tramite viti, un’eccessiva tensione evita la corretta comunicazione tra le due parti. La pressione sulle superfici immobilizza le fibre del legno, creando una zona in cui forze esterne (la tensione delle viti) lavorando in maniera op­posta a quella a noi necessaria, soffoca la propagazione ottimale della vibra­zione causando una perdita di frequenze.

Bisogna sempre avere una visione del tutto, ma tenendo in considerazione ogni singola parte; cercare di capire e comprendere i giochi di forze, la propa­gazione delle onde all’interno dell’hardware e dei legni. Per ottenere un risul­tato eccellente c’è bisogno di una profonda conoscenza sia fisica che tecnolo­gica del tutto ed essere dotati di quel grado di sensibilità che solo l’esperien­za può darti.

Fatto nostro il concetto del “tutto”, viene naturale comprendere che ogni sin­gola vite può regalare o togliere frequenze, anche quelle più esterne come quelle che tengono le meccaniche.

Ma quando uno strumento è settato bene? Sicuramente quando il musicista im­bracciandolo ci si sente a suo agio. L’action corrisponde a ciò che cerca sotto le dita, e che vuole sentire al tocco delle corde. Questo vuol dire che non c’è un modo corretto che possa considerarsi asso­luto, c’è chi preferisce le corde bassis­sime e i magneti quanto più vicini alle corde, e chi opta per le corde alte.

Se questo è vero per quel che riguarda il feeling, lo stesso non si può dire per quel che riguarda il lavoro sulla resa acustica. Un ottimo set up va svolto in funzione dello stato d’usura dello stru­mento. È ovvio che se i tasti presenta­no un forte stato d’usura, pur regolan­do nella posizione corretta il truss-rod sarà obbligatorio intervenire sull’altez­za del ponte a discapito dell’action.

Se questa condizione si venisse a tro­vare in uno strumento dotato di pon­te e fermacorde in stile Gibson a que­sto punto saremmo costretti ad alzare, oltre il ponte, anche il fermacorde, per evitare che la corda vada a toccare par­ti metalliche causando ronzii, quindi regolare la distanza tra corda e pickup, infine l’intonazione.

Esiste una relazione molto stretta tra ogni componente, ogni scelta influen­za lo step successivo e ogni minimo errore influenza il risultato finale.

Prendiamo il caso di uno strumen­to nuovo, che quindi si possa consi­derare perfetto, privo di usura, par­ti ossidate o danneggiate. Non è det­to che non sia necessario un set-up: ricordiamoci che il nostro strumen­to prima di arrivare a casa con noi ha affrontato un viaggio in un con­tainer, sbalzi di temperatura molto forti, umidità, e magari è stato esposto in qualche nego­zio per parecchi mesi; e se neppure tutto questo stress ha influenzato la qualità della messa a punto della fabbrica, non è detto che corrisponda alla nostra necessità. Vero è che un buon musicista dovrebbe imbracciare lo strumen­to e saper suonare sempre e comunque, ma una chitarra al top ci permetterà sicuramente di esprimerci al massi­mo senza alcun impedimento.

In questa circostanza, in cui appunto lo strumento è nuo­vo e non presenta usura, abbiamo avanti a noi la possibi­lità di lavorare scegliendo in maniera mirata il tipo di set­taggio che vogliamo ottenere; in pratica, migliori sono le condizioni e la qualità dello strumento, maggiore è il ran­ge di possibilità entro il quale possiamo intervenire.

Chi più chi meno, siamo tutti affascinati da uno stru­mento vissuto, ci immaginiamo miriadi di palchi su cui quella chitarra o quel basso abbia fatto sognare co­lui che beatamente ci stava suonando. È tutto molto po­etico, ma ricordiamoci che lo sporco è nemico del nostro strumento!

Tastiere non verniciate tipo palissandro ed ebano, han­no bisogno d’olio non solo per una questione estetica, ma prima di tutto perché venendo a contatto con le nostre mani tenderanno ad assorbire il sudore che col tempo si depositerà nei pori del legno deteriorandolo.

Stesso discorso vale per le corde vecchie: la ruggine è “contagiosa”! Una corda ossidata tenderà a far rovinare il metallo del tasto sottostante in maniera prematura co­stringendoci a sostituire i frets il prima del dovuto.

Speriamo che queste righe possano essere d’aiuto a quei musicisti che amano il proprio strumento, chia­rendo i dubbi non su come vada realizzato un set-up, lavoro che è sempre meglio far effettuare da un profes­sionista. Ricordate infatti che la manutenzione garanti­sce miglior feeling e allunga la vita al nostro strumento!

Un saluto daVoodoo Guitars e al prossimo numero!

Dario Ferrari & Matteo Gherardi

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