Un Luogo Sicuro, terzo album della band milanese L’Orso, si rivela un lavoro valido e piacevole: non c’è una vera e proprio novità, quanto piuttosto una conferma qualitativa delle potenzialità del progetto.

Il disco si divide in tre capitoli o, per essere più precisi, tre luoghi: Apri gli Occhi, Siamo nello Spazio, Io Credo in Te, La Tua Magia è Vera e Chiudi gli Occhi, Siamo a Casa. Quello che ci racconta L’Orso è un viaggio immaginifico e a tratti onirico. La musica che ci accompagna è una dolce carezza ed è questa atmosfera che aleggia nell’ascolto dei vari luoghi, spazi della mente, ricordi e racconti. Anche in brani pop ed estremamente ballabili come Non Penso Mai, vero e proprio singolo dell’album, o anche Essere Felici Qua c’è molta cura nel mantenere l’orientamento emotivo  dell’album. Quella de L’Orso è una storia d’amore malinconica che guarda verso il cielo.

Indubbiamente il lavoro rappresenta una maturazione artistica: si percepisce dall’impeccabile miscela di elementi acustici ed elettronici e di come questi possano esprimere lo stesso concetto sia in modo estremamente accessibile sia con intuizioni molto interessanti. Le collaborazioni contribuiscono certamente molto al risultato finale, anche perché i brani in collaborazione con Dj Dust ( che offre al lavoro il suo scratch), I Tropicalisti e Micheal Liot sono sicuramente tra i più interessanti. Senza considerare che un brano come L’Uomo più Forte del Mondo, per quanto si colloca bene nell’interezza del lavoro, esulerebbe molto di per sé.

Il peccato della band è forse proprio quest’atmosfera che finisce per monopolizzare troppo, anche brani che magari avrebbero potuto esprimersi meglio se non imbrigliati nel percorso espressivo dell’album. Bisogna entrare dentro la testa de L’Orso, altrimenti si rischia alla lunga di non avere più la pazienza di seguirlo negli altri luoghi tranquilli; una volta dentro però è difficile non voler arrivare alla fine!

Non un lavoro sconvolgente né innovativo, quanto piuttosto un buon lavoro, piacevole dall’inizio alla fine se si apprezza il sound e il taglio che gli viene dato e di innegabile qualità tecnica.

Davide Cuccurugnani

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