Un moniker che sfida la pubblica piazza. Il concetto ambivalente è decisamente incontestato padrone di casa… “Due anime” non è solo un titolo ma anche un manifesto di intenti racchiuso dentro sonorità che sanno di pop e di trap ma anche di neomelodiche soluzioni napoletane. Ma niente sa di napoletano se non qualche sentore di forma. MyalOne ovvero Federico Bottini fa un esordio che parla d’amore e di ribellione, di consapevolezza e di cliché… ambivalente… niente è come sembra. Ma tutto suona secondo le più normali attese della moda di questo tempo digitale.
La trap e il canto neo-melodico: ti senti di appartenere o di pescare dentro questi due mondi?
Ho sempre avuto un piede in ciascuno: dalla trap attingo l’energia urbana, la sincerità cruda nei testi, il sound spigoloso e sincopato . Dal canto neo‑melodico – specialmente la tradizione napoletana e siciliana – traggo quella melodia istintiva, emotiva, viscerale. Non mi sento pienamente di uno o dell’altro, ma mi piace pescare da entrambi, creando un ponte tra la profondità melodica del sud e la contemporaneità ritmica della trap.
E quali altre radici ci sono dentro?
Oltre alla trap e al neomelodico, mi porto dentro l’hip‑hop classico – quello col focus sul ritmo, il sampling, la poesia urbana. C’è anche un’influenza dal pop‑rap del 2010 (vedi Gué Pequeno, Coez, Carl Brave) . Non disdegno poi contaminazioni da musica strumentale, blues e R&B – mi piace sperimentare su ciò che emoziona davvero, più che restare chiuso in un genere.
Anche il video cerca di ripercorrere un poco certe radici estetiche… o sbaglio?
Sì, hai colto: ho voluto richiamare estetiche di videoclip neomelodici – luci calde, scenari urbani, atmosfere intime – ma rivisitate in chiave moderna, con tagli rapidi, giochi di luce e dettagli che rimandano anche al mondo trap (streetwear, simboli di quartiere, slang visivo). È un modo per onorare le origini e farle dialogare con il presente.
Senti la curiosità è tanta: ma questo moniker che ti porti dietro è decisamente fraintendibile. Ci avrai sicuramente pensato o no? E cosa ci dici? Una provocazione?
Assolutamente sì, ci ho pensato. Il moniker è volutamente ambivalente: crea una dissonanza tra suono e significato, fa chiedere “ma prende in giro qualcosa? O è un gioco di parole?”. È un piccolo specchio, un modo per smontare subito le aspettative e dire “attenzione, qui non tutto è come sembra” – un invito alla riflessione o, appunto, una provocazione.
Della scena italiana di oggi, visto che parliamo di esordi: che tipo di spazio pensi di voler o di poter occupare? Molti si arrendono all’enorme numero di proposte e di varietà anche…
Secondo me la scena italiana – dalla “Nuova Scuola” trap ai rapper più classici – vive un’esplosione di varietà . Io voglio ritagliarmi uno spazio fatto di contaminazioni: essere visto come uno che unisce due mondi, dall’immediatezza melodica all’asprezza ritmica, senza snaturare nulla. Voglio far capire che si può avere una doppia anima senza perdere coerenza.
“Due anime” come a dire “doppia personalità”? Anche la vita di coppia è una “doppia personalità” volendo…
Esattamente: “due anime” indica una coesistenza, non un conflitto. In musica convivono la sensibilità melodica e la roughness urbana. In coppia, allo stesso modo, convivono due persone intere, che convivono dialogando e a volte bilanciando le loro differenze. Non è una rottura mentale, ma una ricchezza: è bello avere sfumature, complessità, profondità.







