-Di Anna Rescigno foto Andrea Albrisi-
Tra Jazz di strada, teatro fisico e una presenza scenica che trascina, il live romano dei Patagarri del 21 marzo al Largo Venue conferma la forza del gruppo soprattutto sul palco.
I Patagarri sono quel classico gruppo di giovani musicisti che beccavi alle feste d’istituto, ma poi a un certo punto sono andati a X Factor e sono diventati famosi. Pensavo sarebbe stata questa la loro parabola, finché un giorno non li ho visti suonare per strada un sabato mattina al mercato di viale Papiniano, in mezzo ai commercianti. X Factor era già stato fatto, e la fama, seppur relativizzata al genere non mainstream, era arrivata; nonostante questo, i Patagarri stavano ancora suonando al mercato, senza attirare troppa attenzione, stringendo di nuovo la mano alla città e alla musica Jazz, che nei club suona bene ma per strada suona molto meglio.
Francesco Parazzoli, Jacopo Protti, Daniele Corradi, Giovanni Monaco e Arturo Monaco entrano sul palco di largo Venue il 21 marzo con la compostezza di musicisti del conservatorio, come se stessero per suonare un concerto domenicale pomeridiano all’Auditorium di Milano. Poi, però, la compostezza piano piano lascia spazio a un turbinio di esibizionismo, di voci graffiate e sudore. Il frontman, seppur accompagnato da grandissimi musicisti, fa metà del lavoro. Il suo modo di stare sul palco può piacere o non piacere, però dà tutto. È un musicista molto generoso. Gli intermezzi parlati tra una canzone e l’altra, sempre portati avanti da Parazzoli, danno al concerto un feeling affabulatorio. La scaletta è piena di riferimenti e, a volte, reinterpretazioni di pezzi storici e sconosciuti. La stessa
“Caravan”, il loro brano più celebre e inedito portato alla finale di X Factor, musicalmente riprende, per filo e per segno, l’omonimo pezzo Jazz di Duke Ellington, suonato per la prima volta nel 1936 e ripreso poi anche nel celebre film di Chazelle Whiplash.
Per quanto riguarda, invece, i loro pezzi originali, la scrittura è spesso un po’ debole e umile (vedi “Scimmia”), caratterizzando il gruppo più come interpreti musicisti che come autori. Nonostante questo, io che mi sono persa completamente la loro ascesa sono rimasta impressionata dal coinvolgimento da parte del pubblico anche nella memorizzazione dei testi, un pubblico sicuramente guadagnato da X Factor, ma comunque raro se pensiamo al genere in questione (pochi ragazzi, in Italia, ascoltano Jazz o Swing in cuffia). Molto bella invece “Io non ti conosco più”, sia la versione studio che live.
Il concerto si chiude con una dichiarazione di Parazzoli: si scusa perché quella sera i membri del gruppo non potranno fermarsi, come fanno di solito, a bere una birra con chi li ha aspettati dopo il live, perché “dobbiamo tornare a Milano per andare a votare”. È una frase che sa di esibizionismo politico giovanile, di quella postura molto milanese che invita alla partecipazione e insieme sfiora la retorica. Andare a votare a mezzanotte fa sorridere già di suo. Eppure quella battuta, alla fine, fa sorridere anche me per un altro motivo: mi riporta a un tempo, quello del liceo, in cui i pareri si urlavano prima di essere pensati, in cui si aveva meno paura di esporsi e il silenzio sembrava un rischio, non una forma di equilibrio. I Patagarri stanno esattamente lì: fanno casino in modo ordinato con gli strumenti e in modo disordinato con le parole, e per un attimo rimettono in circolo un tempo in cui, con ogni probabilità, sia io che loro eravamo più vivi.
SCALETTA:
Moliendo Café
Il Diavolo (inedito)
Sogni
Pollo (inedito)
Willie (inedito)
Occhi neri
I don’t mean
Summertime
Io non ti conosco (inedito)
Il camionista (inedito)
Il cielo in una stanza
Egyptian Ella
Hava Nagila
Medley
St. James Infirmary
Scimmia (inedito)
Le chiese
Alleluia / Tutti Quanti voglion fare il Jazz
Caravan
Bella ciao
La banca in pieno centro







