C’è chi le pizzica, chi le strappa, chi le plettra e chi le slappa, poi ci sono quelli che le preferiscono grosse e altri che le usano solo sottili, chi le cambia ad ogni concerto e chi le suona per mesi… Ovviamente abbiamo capito tutti che il soggetto dell’articolo di questo mese sono le corde!

Molto spesso ci viene chiesto consiglio su che tipologia di corda montare e soprattutto sulla scala più indicata per il proprio strumento; a tal proposito abbiamo ben pensato di scrivere questo articolo indirizzato a chi ancora non abbia approfondito tale argomento. Per ovvi motivi prenderemo per riferimento standard uno strumento ipotetico, ben risonante su tutta la gamma armonica e settato a dovere, in modo tale da analizzare solo la componente riguardante le corde.

Prima di tutto andiamo a guardare bene come sono strutturate, altrimenti finiremmo per pensare che sono dei semplici fili di plastica o metallo, mentre in realtà le tecnologie moderne hanno talmente influenzato l’evoluzione delle corde al punto da condizionare la struttura stessa degli strumenti su cui andranno montate. Partendo dal basso troviamo a scalare corde di spessore crescente che nell’accordatura standard della chitarra vanno dal Mi cantino al Mi basso. Le prime tre solitamente sono lisce (rivestita è solo quella del Sol e solo in alcuni casi) mentre le altre tre superiori hanno un’anima centrale attorno alla quale è avvolto un sottile filo metallico.

In commercio i vari marchi offrono una gamma di misure e materiali talmente ampio da permetterci di personalizzare a nostro piacimento il suono che vogliamo ottenere. Quelle di tradizione classica sono composte da nylon e metallo morbido per gli avvolgimenti esterni. Quelle per strumenti acustici o elettrici hanno l’anima in acciaio armonico e il rivestimento varia tra acciaio, nickel o bronzo e possono subire in seguito dei trattamenti di placcatura per ottimizzare feeling, sound e durata.

Lo spessore crescente non lo si ottiene solo aumentando il diametro della corda; le corde grevi risulterebbero eccessivamente rigide e fragili. Per dare la giusta potenza alle corde dei bassi si applica un filamento metallico arrotolato sulla struttura centrale (tecnica che deriva dalle corde del pianoforte).

La perfetta concentricità è un fattore fondamentale. Una corda che presenta delle imperfezioni vibra in maniera anomala causando problemi d’intonazione e produrrebbe sicuramente sgradevoli ronzii. In questo ci aiuta la tecnologia! In passato le corde di budello venivano intrecciate e dopo il processo di sbiancamento venivano levigate per renderle lisce e prive di irregolarità. Oggi i moderni stabilimenti industriali garantiscono una precisione elevata, grazie alla quale è possibile ottenere svariati diametri adeguati ad ogni utilizzo.

Una delle domande più frequenti è: Che scalatura di corde mi consigli?”. Ovviamente un set di corde .010 – .046 avrà una potenza sonora superiore ad una

.009 – .042 e la scelta personale risulterà un compromesso tra suono e suonabilità. È importante tenere presente il tipo di accordatura che si utilizza e la scala dello strumento. Diminuendo il tiraggio e quindi abbassando l’intonazione di una corda si riduce la tensione della stessa, la quale tenderà a perdere progressivamente la sua elasticità fino a diventare muta; contemporaneamente, aumentando il diametro della corda e a parità d’intonazione aumenta anche la tensione.

È quindi fondamentale scegliere un diametro adeguato al tuning che si utilizza. Per lo stesso principio, la stessa muta di corde risulterà meno tesa e quindi di conseguenza più “morbida” su una chitarra con diapason più corto; generalmente risulta “meno faticoso” suonare una Les Paul che una Stratocaster.

Fate attenzione alla marca! Le aziende offrono lo stessa tipologia di corda utilizzando leghe metalliche simili ma non identiche, e quella che per una persona può risultare molto duratura per un altro può avere vita breve! Infatti non tutti abbiamo lo stesso tipo di pelle e di conseguenza l’acidità del sudore di una persona può corrodere facilmente una corda di una marca e non danneggiare minimamente quella di un’altra.

Chi di noi non ha mai sentito che facendo bollire le corde in acqua e sale le si riesce a portarle a nuovo? Ovviamente è solo una leggenda metropolitana! Questo “rimedio della nonna” rimuove solo lo sporco e ridona lucentezza al metallo senza restituire l’acusticità della corda; l’acciaio armonico, messo in tensione, dopo un determinato periodo di tempo perde le sue caratteristiche elastiche e di conseguenza la sua brillantezza sonora. Sarebbe cosa buona e giusta avere cura e pulire le corde anche con un semplice tovagliolo dopo aver finito di suonare e sostituirle prima che arrugginisca- no. Queste semplici accortezze fanno sì che si suoni sempre in condizioni ottimali e che si eviti di spendere troppo e male i propri risparmi.

Per venire incontro ai musicisti più pigri alcune marche offrono corde rivestite di materiali impermeabili che garantiscono una durata fino a cinque volte superiore, ma per quanto la tecnologia ci aiuti per un verso, la realtà è che il suono risulta cupo e le frequenze acute smussate.

Per gli amanti del tono vintage le corde in puro nickel sono l’ideale, mentre quelle in acciaio risultano più brillanti e durature. I jazzisti troveranno pane per i loro denti nel- le corde lisce, dove il rivestimento esterno viene lavorato e levigato, ottenendo il duplice vantaggio di eliminare il fruscio degli slide e rendendo il tono più tondo. I suonatori di strumenti acustici hanno purtroppo meno scelta. Le più comuni sono le “bronzo 80/20” che risultano brillanti e ben bilanciate e le “fosforo bronzo” che risultano sempre ben bilanciate ma più vellutate.

È molto comune sottovalutare l’importanza delle corde e spesso è una di quelle componenti su cui ci sono poche informazioni, ma d’ora in poi non avrete più scuse quindi tenaglia in mano e accordatore… Tutti a cambiare le corde!

Al prossimo appuntamento…. “WOOD, SOUL & ROCK’N’ROLL!”

Dario Ferrari & Matteo Gherardi

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