-Di Silvia Nasti-
Undici brani per un debutto che mette a fuoco inquietudine generazionale e una forma canzone ancora in cerca della sua voce più nitida.
Quando ho iniziato ad ascoltare questo disco non mi ha convinta subito ma ascoltandolo attentamente tutto mi è stato più chiaro. “Il mio posto migliore”, esordio di Spina uscito il 27 marzo 2026 per Ad Est dell’Equatore è un album che, infatti, cresce durante l’ascolto. All’inizio resta un po’ sospeso, quasi trattenuto, poi si apre progressivamente fino a rivelare una direzione precisa. Alla fine del percorso, la sensazione è netta: si tratta di un esordio convincente.
Fin dall’apertura di “Fuorixsona”, si percepisce una scrittura che richiama una certa tradizione del cantautorato italiano, tra Daniele Silvestri e Niccolò Fabi. Un brano musicalmente leggero, eppure attraversato da una malinconia melodica riconoscibile, che emerge in versi come “mi perdo per il piacere di deludere me stesso”, capaci di raccontare bene quella ricerca di identità che attraversa gran parte del disco.
La componente malinconica torna con forza in “Glassa”, seconda traccia costruita su un tappeto di piano elettrico, basso, synth e arpeggi di chitarra, su cui si appoggia un cantato volutamente non pieno, quasi svogliato, che rimanda a certe formule dell’Indie-Pop italiano contemporaneo.
Lo stesso clima ritorna anche in “Blu”, dove la dimensione vocale resta molto gradevole all’ascolto e mantiene quella linea emotiva sospesa e fragile che attraversa l’album. La delicatezza con cui il testo parla del suicidio “siamo capaci a odiare noi stessi e innamorarci comunque degli altri, possiamo spingere ed accelerare fino a schiantarci, ed essere finalmente stanchi di essere stanchi” sembra volerci ricordare come la vita sia bella, nonostante tutto.
Uno dei momenti più riusciti arriva con “Senza amore”, probabilmente tra i brani più belli del disco: qui emergono con maggiore chiarezza le capacità compositive di Spina. L’arrangiamento è più ricco, la canzone cresce progressivamente e la produzione valorizza l’idea musicale iniziale, richiamando lontanamente quella grazia malinconica presente in capolavori come “I talk to the wind” dei King Crimson. Versi come “io non vivo senza amore”, nella loro semplicità, reggono da soli l’intensità del brano, senza appesantirlo.

spina
Con “Via limiti” ci si ritrova in una dimensione più Pop-Rock, dove torna ancora una volta un riferimento ai primi lavori di Daniele Silvestri, riletti in una chiave contemporanea. Il testo intercetta bene un sentimento generazionale molto preciso: “c’ho il mondo nella tasca se accendo l’iPhone / ma la noia mi calpesta”, sono parole che fotografano efficacemente una condizione diffusa.
“Anni 20” apre uno spazio più lento e sognante, costruito attorno ad un pianoforte che incede a metà fra un valzer e una filastrocca. Il brano contiene una delle frasi più rappresentative dell’intero disco: “forse il mondo che cerco non c’è / e allora lo faccio da me”. È un passaggio che riassume bene il senso di ricerca che attraversa tutto il lavoro.
Tra gli episodi più particolari sul piano sonoro c’è “Tuono”, probabilmente la traccia più laterale dell’album, dove si possono cogliere echi lontani di “Walk on the Wild Side” di Lou Reed, soprattutto nella costruzione delle atmosfere più che nella forma canzone.
Il vertice emotivo del disco è “Diverso” dove la voce diventa più limpida e il mood cattura immediatamente, mostrando un lavoro di arrangiamento monumentale, segno di una direzione artistica molto convincente. Spicca, seppur con modalità e tempi diversi, una citazione involontaria al clima melodico presente nella struggente “A gospel” degli Idles.
Molto interessante anche “Plasticodisturbo”, che si muove dentro una dimensione esplicitamente cantautorale, con affinità evidenti alle modalità di arrangiamento di Morgan del periodo di “Canzoni dell’appartamento”.
“Pezzy” funziona invece su un piano più narrativo e affettivo, con un bel gioco di parole già nel titolo e una scrittura semplice ma efficace, mentre la chiusura affidata a “Viola” riporta tutto su una dimensione semi-acustica, costruita su un arpeggio di chitarra essenziale e coerente con il tono riflessivo del disco.
Nel complesso, “Il mio posto migliore” si lascia apprezzare, specie quando amplia il suo ventaglio di sfumature. Colpisce molto la qualità della produzione, affidata a Claudio Domestico (Gnut) e Stefano Piro: considerando che si tratta dell’esordio di un artista under 30, la ricerca stilistica è già riconoscibile, raffinata e tutt’altro che casuale.
Eppure, finito l’ascolto, resta una piccola sensazione di irrisolto. Non riguarda le canzoni in sè, che funzionano, né la scrittura, che è personale e consapevole. Riguarda piuttosto la voce che, in alcuni passaggi, non sembra essere all’altezza del resto. Occorre essere più precisi.
Mi trovavo in un centro commerciale dopo aver ascoltato il disco e pensavo, fra me e me, che “mi mancava qualcosa” per apprezzare appieno il lavoro di Spina. All’improvviso, in filodiffusione ho ascoltato una canzone in inglese, non so nemmeno di quale artista, e tutto mi è parso più chiaro. Come sarebbero queste canzoni se, a cantarle, fosse una voce più limpida?
Dico questo poiché, in più di un brano presente in questo disco, si rimane dentro ad un cantato molto Indie contemporaneo, talmente riconoscibile che, quella cadenza leggermente biascicata (oggi abbastanza diffusa e resa popolare da artisti come Achille Lauro e Gazzelle), suona quasi imitativa. Mentre è esattamente nei momenti in cui quella scelta si alleggerisce che emerge qualcosa di diverso: una voce più pulita, più “personale”, capace di valorizzare ancora di più una musica che è già riuscita molto bene.
Ed è proprio lì che Spina sembra trovare davvero “il suo posto migliore”.
Tracklist “Il mio posto migliore”
Fuorixsona
Glassa
Blu
Senza amore
Via limiti
Anni 20
Tuono
Diverso
Plasticodisturbo
Pezzy
Viola
Line up Spina
Michele Spina voce, pianoforte, chitarre
Claudio Domestico chitarre acustiche, chitarre classiche, chitarre elettriche, mellotron, cori
Stefano Piro pianoforte, tastiere, synth, percussioni, cori
Pierluigi D’Amore basso
Marco Sica violino
Michele Signore violino, viola
Michele Laino batteria
Spina online:
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