Scrivere canzoni semplici, dirette, che si conficcano nel­la mente è più facile a dirsi che a farsi. Ma è proprio que­sto uno dei punti di forza dei veronesi Tacita Muta. Il lo­ro pop-rock risulta altamente digeribile, ma non per que­sto scevro di capacità all’altezza della situazione. Uno dei brani più convincente di Slegàmi è il singolo “Il Motivo”.

La voce di Anastasia Brugnoli cesella un testo costruito sul pathos di un incontro con qualcosa, o qualcuno. È pro­prio il comparto orofaringeo della giovane cantante il co­re-business dei Tacita Muta. La sua vocalità è scura, a vol­te vicina a quella di Amy Winehouse. Paragone importan­te, ne sono conscio, ma lo dico dalla prima volta che l’ho sentita, durante la terza edizione del “Tiro Contest”, in cui i Tacita Muta si sono classificati terzi. Persino un eccellente cantautore qual è Marco Iacampo, che ha suonato con lo­ro a Milano, è rimasto colpito dalla voce di Anastasia.

È altresì onesto dire che alle spalle della leader, solo for­malmente putativa, ci sono tre musicisti in grado di so­stenere le sue capacità. Si tratta del chitarrista – e princi­pale compositore – Omar Girardi e della sezione ritmica formata dal batterista Marco Cattabianchi e dal bassista Luca Pinamonte.

Non me ne vogliano gli altri ma quest’ultimo ha del­le capacità tecniche che risaltano anche nella produzio­ne, mentre non si può purtroppo dire lo stesso per il suo­no della batteria, molto secco. Tornando a parlare delle canzoni vorrei segnalare “Il Volo”, “Il Cantautore” e il fee­ling delle ultime due (tra cui il bis de “Il Motivo”) che sono completamente acustiche. In questa veste i Tacita Muta sembrano trovarsi davvero a loro agio, pur convincendo anche in elettrico.

Francesco Bommartini

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