Parliamo di emo/punk, di un tempo (questo) che par esser il “post” di moltissime cose. E se da tempo i Måneskin hanno rappresentato per il grande pubblico un ritorno al suono suonato (cosa che personalmente non condivido), allora è vero anche che tanti generi di “confine” come questo sono rimasti cristallizzati al tempo loro, ormai “antico”… nessuna evoluzione se non in sporadici casi. E le conseguenze che ascoltiamo oggi sono timide rievocazioni di sapori che un tempo hanno segnato storia e rivoluzione. Dalla loro, la formazione The Amnesia, sfoggia una bella sezione strumentale, compatta e monolitica… un inglese che nella pronuncia mi suona assai italiana e questo un poco mi disturba… un ritornello che deve tanto alle soluzioni morbide e accomodanti del pop. Per il resto niente di nuovo sotto al sole… ma tanto di personale e questo significa molto in un tempo di assoluta omologazione. Il nuovo singolo “Two Wings (Before Death Left)” sembra rievocare poi quell’ultimo istante dentro cui giocarsi il tutto e per tutto. E qui le soluzioni corali a rafforzare una voce “grunge” in prima fila, direi che ci stanno tutte…
Una gazza ladra morta come prima immagine è assai forte… partiamo da qui…
Quella immagine ci ha dato la possibilità di riflettere sulle nostre debolezze, sul saper dire addio a chi se ne è andato. Accettare la semplicità del dolore che si prova nella mancanza: direi che è proprio questo il tono emotivo che abbiamo voluto dare al brano.
Nel singolo si sente una lotta costante tra vita e morte, tra disperazione e volontà di reagire. Contrasti forti direi… da che parte state?
Viviamo la disperazione come una condizione imposta dall’esterno, mentre la volontà di reagire è la nostra risposta a tutto ciò che il mondo ci vuole buttare addosso. È una battaglia tosta, ma siamo certi che la vinceremo grazie alla nostra energia — e questo lo potrete sentire anche nei prossimi singoli, “I.W.D!” e “0v3rd0s3”.
C’è un microcosmo di sfumature e generi diversi, a voler esser pignoli. Sembra che l’equilibrio finale godi di una naturalezza invidiabile… ci avete mai riflettuto? Come ci lavorate e arrivate a simili risultati?
Non è semplice. Anche ora che stiamo componendo, ci troviamo spesso in difficoltà nelle fasi iniziali. Quando però la musica inizia a prendere forma in modo più definito, allora possiamo iniziare a “scolpire” le parti più spigolose per rendere il tutto più atmosferico e cinematografico. È un processo naturale solo alla fine, quando ogni elemento trova il proprio spazio.
E se tutto nasce da dolore e introspezioni personali vi chiedo: la musica, l’arte… può ancora scrivere il pensiero e la reazione emotiva di chi ascolta?
Certamente! Per primi, la musica ha salvato noi, e The Amnesia ci ha dato lo sfogo di cui avevamo bisogno. Ci ispiriamo a grandi artisti come Linkin Park, System of a Down, My Chemical Romance, Pink Floyd e tanti altri, che ci hanno dato tantissimo — e a cui dobbiamo, in parte, la nostra stessa esistenza.
La produzione di un brano, di un disco è sempre momento di caos. Interiore e pratico. Curiosità forse banale: si sente tutto questo nel suono finale secondo voi?
Alla fine, quello che succede in studio è sempre un po’ caotico e assurdo: con Riccardo Daga che ci fa ridere, ci distrae o ci “insulta” amichevolmente quando sbagliamo. Sicuramente questa energia si riflette anche nelle registrazioni, anche se in minima parte, perché ci dà nuovi spunti su cui ragionare e nuova carica per affrontare ogni sfida che ci si pone davanti.
E dunque la domanda finale di rito visto che sono diversi i capitoli che avete pubblicato per anticipare il disco… pensate di aver assestato il tiro o siete sempre in cerca di nuove forme di “caos”?
Adesso stiamo producendo nuovo materiale che, in futuro, faremo incidere da Too Loud Records. Nel frattempo abbiamo già un album in arrivo, quindi ci stiamo portando avanti. Stiamo pensando di appesantire un po’ la nostra impronta musicale, mantenendo comunque lo stile The Amnesia.







