The Sniper, nome d’arte del cilentano Aldo Matrone, è un rapper che non ha nulla a che vedere con le opinabili nuove tendenze del mondo hip-hop: niente trap, niente contaminazioni con il mondo dei talent-show, niente ammiccamenti al pubblico adolescenziale.
Il suo lavoro “L’ombra della vita” è, invece, un concept album (rara avis all’interno dell’hip-hop) autobiografico, prima parte di una trilogia; una descrizione a volte naif ma sempre efficace di un disagio psicologico/sociale ignorato da chi dovrebbe realmente occuparsene, che denuncia la superficialità della società contemporanea e il controllo delle menti messo in atto da chi detiene il Potere, così come, in maniera esplicita nel brano Vilipendio, noti casi di cronaca riguardanti impuniti ”omicidi in divisa”.
Senza rinunciare, tuttavia, a un classico esempio di braggadocio nello stile del miglior rap statunitense con Schiaffon, arricchito dalle note colorite del dialetto partenopeo. Un ritorno al miglior hip-hop hardcore italiano, genere oggi considerato sorpassato e fuori moda ma che grande gloria ha dato negli anni passati alla scena nazionale (sono magari troppi i nomi da ricordare, ma “L’ombra della vita” ha qualcosa degna del migliore Lou X).

Il discorso di The Sniper è ancora un po’ naif come detto in precedenza, ma l’ascolto dell’album ha dato prova che le qualità ci sono, contribuendo a rendere degna l’attesa del secondo capitolo della trilogia pianificata dal rapper cilentano.

Simone Spitoni

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