-Di Ilaria Coppola-
Nella seconda data romana del tour, Giorgio Quarzo Guarascio apre con un testo feroce e costruisce un concerto corale tenuto insieme dalla scrittura.
Le luci si spengono e lo show comincia. A partire, però, non è la musica, ma la voce di Giorgio Quarzo Guarascio, in arte Tutti Fenomeni, salito in silenzio sul palco dell’Atlantico per la seconda data a Roma del suo tour 2026, con un foglio in mano.
“La gente si uccide perché non riceve altro che pubblicità per posta. Gli infiniti messaggi promozionali dai call center albanesi scandiscono il ritmo della vita come una volta facevano il sole, la neve, l’autunno e la primavera”.
Nell’album, la voce registrata è quella di un bambino, ma dal vivo Giorgio sceglie di usare la propria, leggendo lui stesso questo messaggio brutale contro una realtà in cui forse l’unica cosa che conta davvero è “La felicità del cane”.
Con il secondo brano, la musica parte e la band attacca “Vanagloria”. L’inno it-pop viene cantato da tutti, così come gran parte del repertorio. Il coro dal parterre copre quasi la voce di Tutti Fenomeni: ne completa le frasi, le grida, a volte le anticipa. Un coinvolgimento che deve molto alla qualità dei testi, vero punto di forza dell’artista romano. Sia sul piano della scrittura sia su quello musicale, sono evidenti le influenze di quelli che lui stesso definisce i “padri” della sua musica: Niccolò Contessa, produttore dei primi due album “Merce funebre” e “Privilegio raro”, e Giorgio Poi, produttore dell’ultimo lavoro, “Lunedì” uscito per la 42 Records.
Quelli di Tutti Fenomeni sono testi diretti, che vanno dritti al punto e raccontano la realtà con un distacco ironico, attraverso un umorismo acido ed essenziale. È un cantautorato Electro-Pop che intercetta perfettamente la sensibilità della Generazione Z: sotto il palco, infatti, i millennial sono pochi e ancora meno si nota la Generazione Alfa.
Sono poche le parole che l’artista rivolge al pubblico: si limita a ringraziare più volte i componenti della band – li ringraziamo anche noi per la loro bravura– e sembra voler costruire una connessione col pubblico esclusivamente attraverso le canzoni. Come se, entrato in scena, avesse un’unica missione: dirigere l’attenzione sul messaggio un po’ ironico, aspro, a tratti dolce e polemico delle sue canzoni. Non una parola in più. Niente fronzoli che possano distrarre o mandare fuori strada.
Anche la sua presenza scenica va in questa direzione: i movimenti sono trattenuti, quasi incerti, come se non sapesse dove tener le mani o quando abbassare lo sguardo. Giorgio prende le distanze dalle pose e dai comportamenti tipici del performer, come se rifiutasse la performance stessa. E non è solo una questione di gestualità: anche la scenografia è ridotta all’essenziale. Alcuni brani sono accompagnati da immagini in bianco e nero che, per un effetto quasi sinestetico, restituiscono l’umanità che racconta e, a tratti, maledice.
Il concerto si avvia alla conclusione con le note atmosferiche, i beat delicati e le melodie ariose di “Love is not enough”. Tutti la cantano, tutti sanno che il concerto sta per finire tra il big bang e l’apocalisse. Qualcuno crede ancora che l’amore esista davvero. Qualcuno crede non sia abbastanza. Ma a Roma va così.
SCALETTA
La felicità del cane
Vanagloria
Qualcuno che si esplode
Faccia tosta
Mister arduino
Infinite volte
Piazzale degli eroi
Mao
La ragazza di Vittorio
Privilegio raro
Vitaccia
A roma va così
Cantanti
Marcel
Antidoto alla morte
Formentera
Il tuo nome
Valori aggiunti
Love is not enough







