Sembra una moda quella che negli ultimi mesi ha colpito i locali di musica live. C’è aria di cambiamento, voglia di fare qualcosa di diverso, di prendere l’iniziativa e reinventarsi.

Tanto che la maggior parte dei club improvvisamente abbassa le serrande, e altrettanto improvvisamente inaugura la sua nuova attività dove meno te l’aspetti.

Dietro tutto questo “movimento” c’è un piano pensato e progettato da esperti del settore… O forse no? È facile ca- pire se l’atto pratico del “delocalizzarsi” sia un progetto che a conti fatti porta i suoi frutti. La sopravvivenza nella giungla urbana probabilmente è più complicata del previsto, e non sono io che devo insegnare con quale logica bisogna rilanciarsi, ma attraverso i risultati si può capire se l’idea di partenza è stata fallimentare. Spesso locali medio piccoli tendono a volersi ingrandire, pur riuscendo già ad arrivare tranquillamente a fine mese grazie a una loro clientela fissa. Ovviamente la mentalità imprenditoriale può sfogarsi sognando di cambiare il mondo e conquistare piazze ben più importanti della piccola realtà che mattone su mattone nel tempo si sono costruiti.

L’analisi dei fattori che incrementano il successo di un’attività deve essere fatta su dati ben precisi: calcolare al centesimo le spese, i ricavi, i differenti flussi di clientela e ultima ma non per importanza l’analisi dell’impatto urbanistico che un nuovo esercizio commerciale può avere sul territorio. Tanti si dimenticano, forse offuscati dalla spasmodica passione per la musica che un po’ tutti ci accomuna, che il pubblico è l’anima del locale. Non basta spostarsi per attirare clienti, servono investimenti, ma soprattutto bisogna rivolgersi alle figure professionali competenti nei singoli settori. Se non fosse così, non esisterebbero gli uffici stampa. Per chi ha seguito questa rubrica sembrerà un’inutile ripetizione, ma alla base di qualsiasi cosa c’è la promozione. Scegli il target, scegli gli obiettivi e con un occhio al portafoglio prendi la tua strada. Nel commercio bisogna investire, ma c’è investimento e investimento. Chi organizza eventi sa che non basta pensare un concerto per far sì che questo riesca. Devi scendere a compromessi.

Analizzare, studiare, chiedere, documentarsi. Dopo puoi dar retta al tuo istinto. Ma aprire una pizzeria accanto ad un’altra può indebitarti o portarti molti nemici.

È difficile investire nella musica live. Si viene sovrastati da un’ondata di eventi e manifestazioni che attirano migliaia di persone. Queste, attratte dalla pubblicità massiva che costantemente “decora” la città ed il web, preferiscono l’ebrezza di una serata in discoteca rispetto all’ascolto di musica dal vivo. Ma sono le stesse persone che, grazie alla solita pubblicità invadente che ti entra in testa senza chiederti il permesso, comprano a cifre inaudite biglietti per vedere un singolo live della band americana di turno. Forse bisognerebbe solo educare il pubblico e fargli capire che la realtà della musica locale è molto più vicina di quanto credono; costa molto meno di quanto credono. E soprattutto che basta poco per dare qualcosa in più. Certo è che cambiare la mentalità di una persona o le sue abitudini non è cosa semplice. Lì entra in gioco il gestore. Reinventarsi non è sinonimo di cambiamento, reinventarsi può voler dire anche semplicemente crederci fermamente con costanza, investendo nella musica e sovrastando le mode. Parli con un gestore e lo senti con soddisfazione dire che il gruppo che oggi vende duecentomila copie l’ha lanciato lui anni prima davanti a cinquanta anime. Quello stesso gruppo che gli ha permesso di sopravvivere due anni prima non è emerso grazie alle sue innate doti imprenditoriali, ma solo perché era un gruppo valido che ha attirato l’attenzione, grazie alla sua musica, di etichette e produzioni. Quando sentirò dire da un gestore che il gruppo sul quale ha investito in pubblicità anni prima, oggi riesce a vendere duecentomila copie, allora lo inserirò nella mia hall of fame dei localari. Quante volte avete sentito dire che al Nord le cose funzionano diversamente, che rischi di non entrare per quanta gente c’è? In prima persona posso assicurarvi che dieci anni fa in Lombardia i locali di musica dal vivo erano l’attrazione principale e la gente faceva la fila ai concerti. Le cose sono cambiate, non solo a Roma, ma anche nel resto d’Italia. La crisi si fa sentire, e gli investitori puntano nuovi movimenti, più semplici, più vantaggiosi.

Nel frattempo giocoforza ci sono sempre più idee che nascono dal basso per far emergere la musica, il crowd funding per chi vuole farsi finanziare un’idea dai propri followers, i concorsi di idee per risparmiare ed avere prodotti di qualità ottenendo riscontro dalla diffusione. E i concerti

in streaming: è sempre più difficile trovare qualcuno che ti dia lo spazio per esprimerti, quindi alla fine te lo crei a discapito dei club.

A nessuno fa piacere sapere che un locale o un’attività improvvisamente fallisce. E sapere che magari in quel locale, in quella passione si investono i risparmi di una vita, buttandoli nel cesso penso dispiaccia a chiunque. Il lavoro che c’è dietro deve essere fatto a 360° con continuità, rieducando la clientela, appassionandola. Solo in questo modo una bella realtà che a stento riesce a mantenersi in vita tornerà a dare un contributo importante alla musica italiana.

Mad Curtis

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