Oggi miei cari lettori analizzeremo questa frase; uno slogan anglofono che è bene avere chiaro in mente al solo pensiero di approcciare una registrazione, di qualsiasi tipo essa sia.

A beneficio della capacità di Google Translate di inter­pretare quello che significa in termini tecnici, dia­mo un senso in italiano a questa frase, parafrasando­la: “puoi spostare il tuo mix in un’altra stanza, prende­re le tue tracce e mixare in un’altra regia, usando altre macchine ed un’acustica differente; ma non potrai MAI in nessun modo cancellare il suono della stanza che hai registrato nelle tracce insieme al suono diretto”.

Sembra banale, ma non lo è, al punto di indurre intere generazioni di ingegneri acustici e progettisti alla ricerca dello studio perfetto. Che sia l’audio di presa diretta di un film, un quintetto d’archi, una chitarra hi-gain, o sempli­cemente la voce guida di un nuovo pezzo, è importantissi­mo valutare quanto “ambiente” sta entrando nella nostra registrazione perché non sarà più possibile in un secondo momento variarne la proporzione.

Posto che la priorità deve sempre essere quella di far comba­ciare le necessità artistiche con la logistica a disposizione, ad esempio sfruttare il massimo della stanza per registrazioni di musica classica ed evitare piscine vuote per registrare voci; va da se che usare ambienti idonei per catturare l’evento so­noro in questione significa non solo partire con il piede giu­sto, ma aver fatto già un bel pezzo di strada.

Spesso si incappa nell’errore di posizionare il microfo­no molto vicino alla sorgente sonora pensando che que­sto escluda a priori il “problema” del riverbero della stanza, ma non è così; lo stesso strumento infatti, spostato all’inter­no della stanza, suonerà in maniera molto diversa e di con­seguenza anche il suono diretto di un microfono ravvicina­to risentirà proporzionalmente del cambiamento.

La voce umana è lo strumento più semplice da usare per fare esperimenti e capire questo punto nodale. Provate a canticchiare una melodia, anche se non siete cantanti, qualsiasi essa sia purché siate in grado di ripeterla uguale per diverse volte, poche note bastano, muovetevi all’inter­no della stanza dove siete… Scoprirete che in alcune po­sizioni le pareti risponderanno con una caratteristica to­nale più dolce, consonante, donando alla voce un appor­to timbrico interessante; al contrario ci saranno aree, non necessariamente gli angoli o il centro della stanza (noto­riamente zone critiche), che impoveriranno il timbro vo­cale rendendolo più aspro e fastidioso.

Molti studi dispongono di sale con acustica viva ed altre completamente smorzate proprio per poter adattare l’am­biente alle necessità specifiche di un dato strumento; è a di­screzione della sensibilità del produttore scegliere come ab­binare il tutto.

Il mio consiglio per tutti coloro che non hanno uno studio ad acustica variabile a disposizione, molti penso, è quello di curare più possibile la stanza prima di spingere il ta­sto REC. Bastano poche accortezze.

Torniamo al caso della voce: anche se fatta in casa, basta mettere in terra un tappeto e usare qualche coperta pog­giata sui quadri della povera nonna per ottenere un am­biente più smorzato e gestibile in fase di mix.

Se registrate qualche chitarra nella vostra sala prove (ol­tre a vincere la pigrizia di spostare l’ampli in altre posizio­ni per valutare cosa ne esce) e avete un’acustica che non vi piace, cercate di non spingere troppo il volume per limita­re il “rimbalzo” del suono fra le pareti.

In conclusione l’uso dell’ambiente in maniera creativa è di sicuro un asso nella manica per i tecnici più smali­ziati, ma nel dubbio per un neofita o chi non dispone di un ambiente calibrato, è buona norma escludere il più possi­bile l’ambiente per lasciare più spazio di manovra in fase di mix al fonico; egli potrà, con le macchine giuste e l’orecchio buono, ricreare tutti i riverberi e gli echi adeguati al pezzo.

 

Danilo Silvestri (GreenMountainAudio)
Potete contattarmi alla mia mail privata: dan.976@libero.it

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