Jack Calico alla chitarra, Sebastian Halmark alle tastiere, Sergio Silva Echegoyen al basso, Francesco Benizio alla batteria. Nasce il progetto Bop Gun che da questo moniker omaggia la leggenda del funk George Clinton, il quale invitava a “sparare” il funk a chi non ne era ancora stato iniziato. Acido, lisergico, un groove che rimanda a passate stagioni. Un disco dal titolo “Vol.1” strumentale dal fortissimo potere cinematico: di quelle “pizze” da far girare dentro notti urbane di provincia e cocktail di gran classe. Quel fortissimo respiro americano di ghetti e sobborghi… almeno tutto questo nella mia fantasiosa percezione d’ascolto…
Al di la dei ricami che ci rimandano ai polizieschi degli anni ’70, ci sono tantissime soluzioni di ricerca. Che cosa avete chiesto al suono e che cosa volevate raggiungere?
Quei richiami polizieschi forse sono un pò figli delle contaminazioni di Parliament, Funkadelic. In realtà volevamo mischiare quel sound groovy potente con un intenzione più misteriosa e psichedelica, con melodie padroneggiate da temi di tastiere o synth.
Un disco che sembra (e probabilmente è) partorito dal suono live. La produzione ha chiamato in causa anche una post-produzione, macchine digitali o altro… oppure avete suonato e registrato dal vivo?
Abbiamo registrato tutto dal vivo in presa diretta a parte qualche piccola traccia in più per rimarcare qualche tema.
La nuova scena spesso si dirige verso produzioni che tornano a codificare il passato con i nuovi mezzi o con una rinnovata maturità. Secondo voi il futuro è nel ritrovare le radici di un tempo?
Credo che ogni autore o band abbia la sua ricetta di originalità (se ne ha) ed è anche vero che la scena (italiana) attuale tenda a seguire filoni già consolidati (neosoul-newjazz). Per me il passato fa parte del mio linguaggio in quanto è stato assimilato molti anni fa ma non credo che sia cosi per tutti i membri della band, anche perchè siamo tutti di generazioni diverse. Per noi il futuro sta nel trovare dei punti di incontro tra tutte le nostre influenze, la mescla totale
Avete pensato ad una vita extra Italia per questo disco?
Assolutamente si, l’indirizzo è globale come anche potrebbe finire in colonne sonore o videogames.
Composizioni che vedrei bene accostate sotto le scene di un film. In qualche modo la composizione ha tenuto conto di questo? Oppure è stato un esercizio volutamente fatto in tal senso?
Ecco si collega a quello che ho risposto sopra. Molte delle nostre composizioni sono accostabili a diverse scene di film o anche a scenari da videogiochi o cose del genere. Le composizioni non hanno tenuto assolutamente conto di questa cosa se non quello di continuare un flow in qualche modo logico. A conti fatti poi ci siamo resi conti di che indirizzo poteva avere ma in fase di composizione e arrangiamenti pensavamo solo al groove.
Se poteste “sparare” la vostra Bop Gun su qualcuno oggi — un’istituzione, un sistema, o magari un modo di pensare — a chi
puntereste e perché?
Punteremmo sicuramente alla scena musicale del nostro paese per cercare di dare una sveglia, di ridare una voglia di mettersi in gioco. Non ci sono più collettivi o gruppi di persone che decidono di costruire cose assieme in maniera totale in modo da creare dei veri ibridi di innovazione, ma solo singoli che escono dalla loro stanzetta con dei pacchetti pronti che poi gli altri devono interpretare.
Insomma SVEGLIA ragazzi… la musica continua ad evolversi fuori dai nostri confini perchè ci sono delle realtà undergound di collaborazione totale.







