– di Martina Rossato –
OCCHI arriva a Sanremo Giovani con la leggerezza di chi non ha paura di mostrarsi goffo, sincero, imperfetto.
A soli vent’anni, il cantautore lodigiano trasforma l’ansia delle prove in un gioco con gli amici, le strade trafficate in studio di registrazione improvvisato e una città “musicalmente addormentata” nel punto di partenza di un percorso costruito con ostinazione, inventiva e una buona dose di incoscienza.
Con Ullallà – il nuovo singolo che lo porta tra i 24 concorrenti in gara – OCCHI conferma la sua poetica: raccontare la fragilità senza paura, trovare il bello nei dettagli, trasformare la quotidianità in storie che sanno di vita vera.
Un valzer fuori dalle regole, nato come lui: spontaneo, diretto, pieno di quella fame di senso che muove una generazione intera.
Come stanno andando le prove?
Le prove stanno andando benissimo. Con i miei amici abbiamo allestito una saletta nel teatro dell’oratorio a Lodi. L’idea è che loro si sforzino di guardarmi male e di essere severi. Se loro che sono i miei amici fanno il peggio posso essere pronto a tutto fuori dalla sala prove!
E i tuoi coetanei cosa ne pensano del fatto che sei un artista? Spesso i più grandi non vedono la musica come un lavoro, ma i tuoi amici o la gente della tua età?
I miei coetanei si dividono: c’è chi apprezza e chi no. Sono sempre stato convinto in quello che faccio, alle superiori ero “quello che fa musica”, cosa non scontata a Lodi, e i miei coetanei si sono abituati a vedermi in quella veste.
Adesso però c’è anche un po’ di orgoglio cittadino.
Com’è la dimensione musicale a Lodi? E come si fa a portare la propria musica fuori dalla provincia?
Lodi è molto addormentata musicalmente. A parte qualche artista nella scena urban, non c’è molto. Io sono praticamente l’unico cantante non urban della città. In più a casa mia non si ascoltava mai musica: sono cresciuto nel silenzio totale.
All’inizio è difficile uscire da quella bolla. A 17 anni andavo ai concerti a lanciare chiavette USB con dentro un file .txt con le mie canzoni. Anche al Love Mi 2022 l’ho fatto, e alla fine ha funzionato.
Quella cosa delle chiavette non la avevo mai sentita, grande!
Sì, grazie a questo grande metodo ho trovato il mio primo studio, Take Away Studios a Modena [ride, nda]. Volevo inventarmi tutto pur di riuscire a entrare nel mondo della musica.
Se pensi al tuo futuro nella musica, vedi più preoccupazione o voglia di scoprire la direzione che prenderà il tuo progetto?
Zero preoccupazione, e scrivere canzoni è la parte bella. Scrivo sempre, anche in macchina, nel traffico.
Ci sono canzoni che ho iniziato e finito in coda in tangenziale. Ce n’è una, che forse non uscirà mai, si chiama Corsico-Gaggiano. Tornavo da Varese verso Milano all’alba, dopo tre ore di sonno, cielo grigio, coda infinita di gente che andava al lavoro. Ho fatto partire la registrazione col microfono della macchina e ho improvvisato tutto.
Poi a casa l’ho rifatta al piano e lo stesso giorno sono andato in studio. È nel cassetto da due anni.
Perché è nel cassetto?
Non ho trovato il momento di lavorarci. Un giorno magari finirà in un disco, come chicca, ma non è ancora arrivato il suo momento.
Pensi che i social siano più efficaci delle interviste come mezzo per presentarti al pubblico?
Dipende da come ti comunichi. Oggi essere artisti significa esserlo a 360 gradi: saper scrivere, avere un occhio sulla produzione, saper comunicare il proprio messaggio. Se non sei capace, un’intervista ti aiuta perché c’è qualcuno che ti guida. Però la mia generazione guarda più un vlog che un’intervista scritta. E bisogna usare i social bene, senza cercare solo la viralità: la viralità fine a se stessa non serve a nulla.
Ho trovato sul tuo Instagram la frase: L’importante è innamorarsi del percorso, non solo della meta. Vale per tutta la tua vita?
Sì, assolutamente. Se leghiamo la felicità a un obiettivo, quando lo raggiungiamo restiamo spaesati. Alle superiori avrei potuto dire: «Sarò felice quando pubblicherò una canzone». Ma la pubblichi e… poi? È un loop infinito. Mi sono reso conto che la felicità è una scelta: possiamo esserlo oggi, se ci innamoriamo del percorso.
E Sanremo Giovani? Te lo aspettavi?
Assolutamente no. Il mio è un progetto piccolo, fino al 2022 non avevo nemmeno mai cantato in un microfono, nel 2023 ho iniziato a pubblicare, ora è il 2025 e sono a Sanremo Giovani. Sono felicissimo: cercherò di arrivare il più avanti possibile, ma a prescindere dal risultato sarà una figata.
C’è una frase del tuo singolo a cui sei particolarmente affezionato?
Quella che mi fa più sorridere è: «Nei Promessi Sposi noi saremmo i lazzaroni dentro i lazzaretti, oppure a fare un colpo in banca insieme a Don Abbondio e quattro chirichetti». È poco cool, tragicomica e un po’ goffa… come me.
Perché ti ritieni goffo?
Sono molto spontaneo, a volte impacciato. C’è tanta gente precostruita che fa tutto come “si deve fare”. Io no. Se mi piace una cosa, lo dico. Se non mi piace, lo dico. Sono diretto e molto aperto, e questo a volte mi rende goffo. Non sono il tipo “cool”, e va benissimo così.
Dal punto di vista musicale: le tue melodie sono semplici ma dirette. Come nascono i tuoi pezzi?
Credo che il segreto sia non avere troppe reference, vado a istinto. Devo migliorare molto, ma per me funziona così: mi metto al piano, canto, scrivo le top line. Tre anni fa erano più brutte, tra tre anni saranno migliori, ma non cerco mai di imitare qualcuno.
E per questo pezzo come hai lavorato?
Ho cantato le strofe e la intro al piano. Il ritornello invece non usciva, quindi mi sono fatto mandare la base con lo spazio vuoto dal produttore, l’ho messa su un’app del telefono, ho collegato la scheda audio e ho cantato per tre ore di fila.
Quando ho finito, avevo il ritornello.
Parlavamo di Manzoni: se fossi il protagonista di un libro, quale sarebbe?
Una teen comedy, una storia semplice su un ragazzo qualsiasi. Non vorrei essere il protagonista di Harry Potter o di un fantasy: preferisco le storie realistiche, come la mia musica.
Te l’ho in parte già chiesto ma hai paura del futuro?
C’è incertezza, certo, ma non paura. Dipende da cosa fai oggi: se oggi fai cose belle, domani succedono cose belle.







