di Sebastian Donzella
Partiamo dalle basi: non è un concerto, è uno show. Parola che Ditonellapiaga utilizza in apertura e che, in chiusura, capisci quanto sia vera. Margherita Carducci, nella seconda serata del Mish Mash Festival, in quel di Milazzo, giusto una ventina di minuti dallo Stretto di Messina, e giusto una ventina dopo la fine di martedì 12 agosto, dimostra ai fortunati presenti (peccato non ci sia il sold-out, lo meriterebbe lei, lo meriterebbe l’organizzazione) che dentro di lei non c’è solo un gran bel pezzo di cantante ma anche una buona dose di presentatrice e quel pizzico di ballerina che non guasta.
Potremmo dire, con accezione prettamente anglosassone, una vera e propria showgirl. Una che canta, balla, intrattiene. E ci perdonerà se, assurta agli onori sanremesi grazie alla “Chimica”, utilizzeremo la sorella “Fisica” per spiegarla: magnetica, elettrica, polarizzante. La location, splendida, di uno dei Castelli più grandi d’Europa, costruito a picco su una penisola più o meno mille anni or sono e circondato da un’area marina protetta, amplifica la sensazione di teatralità che la quasi trentenne romana (non a caso laureata al DAMS) porta sul palcoscenico.
Del resto i cambi d’abito, di fondale e di coreografie portano i fortunati di cui sopra a viaggiare tra gli Stati Uniti del sogno americano degli anni ’60 all’Italia spensierata e libera (libertaria o libertina, a seconda dei punti di vista) degli anni ’80.
Tutto questo, però, funziona perché alla base c’è sostanza. La presenza scenica, insomma, senza voce non potrebbe funzionare. E, nonostante il caldo torrido, mitigato giusto ogni tanto da piacevolissime brezze notturne, e l’ora tarda, con un concerto iniziato mezz’ora dopo la mezzanotte di mercoledì, la signorina Carducci parte in quarta, con un “Sì lo so” che prende subito la folla, rapita dalla “bugiarda, bastarda e alcolista perfezionista” (cit.).
E proprio in merito a queste ultime due parole, Ditonellapiaga inizia a litigare prima con un servizio clienti tanto immaginario quanto frustrante, e a confrontarsi con la famiglia, che da buona famiglia italiana si preoccupa dell’alcolismo della figlia. Il colpo di genio, però, riguarda il terzo interlocutore: sé stessa. Ditonellapiaga litiga con…Ditonellapiaga: la voce registrata (a proposito, tempi scenici ottimi) chiede a Margherita di smetterla di millantare di essere chi non è. E così, a metà show, la “nuova” Ditonellapiaga rende noto al pubblico che la millantatrice è stata portata via. Il modo più divertente per scherzare sul dualismo donna (Margherita) – artista (Ditonellapiaga), con una spruzzata di psicologia ai limiti della psichiatria.
Ma siamo qui a parlare anche, se non soprattutto, di canzoni. Quindi, spazio soprattutto al nuovo album, Miss Italia (2026), spinto dal grande successo sanremese di “Che fastidio!”, ovviamente ultima canzone come è giusto che sia, preceduta dall’ultimo singolo “Businessman” (la somiglianza tra i due brani, se possiamo permetterci, è discretamente alta se non troppa).
All’inizio, invece, il trittico iniziale “Sì lo so”, “Tropicana Hotline” e “Bibidi bobidi bu”, martellanti il giusto, divertenti come nel suo stile e trainanti quanto basta. Nel mezzo, infine, “Io”, “Miss Italia” e “Hollywood”. Con il siparietto di Miss Ditonellapiaga, scelta tra il pubblico: il fortunato è Alessandro, fan emozionatissimo della prima ora, che ricorda di esserci stato al suo primo concerto siculo nel 2022. Una soddisfazione per lei, un selfie indimenticabile per lui.
Sarebbe però un delitto dimenticare le canzoni dei due precedenti album: “È tutto vero” e “Latitante” da FLASH (2004) diverse tra loro ma cerniera ideale tra l’attuale Miss Italia e il disco d’esordio Camouflage (2022). In quest’ultimo caso, oltre alla ballabilissima e sudamericaneggiante “Repito”, degne di nota e di significato, seppur in maniera diametralmente opposta, “Chimica” e “Spreco di potenziale”.
Della prima c’è poco da dire: primo successo vero, prima presenza al Festival di Sanremo, insieme a quella Donatella Rettore di cui tanti si affannano a proclamarla erede. Qui, a Milazzo, nessun duetto ma la sensazione che si possa andare ben oltre quella definizione. La seconda, invece, rappresenta il momento più intimista e delicato della serata: la fine di un amore cantato con una melodia un po’ più convenzionale ma con parole che non lo sono affatto.
Due sole, per concludere, le assenze: quella di “The Lady is a Tramp” con cui ha vinto la serata delle cover a Sanremo. Qualcuno se l’aspettava e se l’aspetta ancora, dal momento che sullo stesso palco, giusto 24 ore dopo, salirà il sodale Tony Pitony. Un’accoppiata niente male, insomma, che il Mish Mash Festival si è regalato per il suo decimo anniversario. E questo, purtroppo, porta alla seconda assenza: quella del tempo a disposizione.
Ditonellapiaga ha dovuto correre, sul finale, per dar spazio a chi veniva dopo (Sam Ruffillo) e cercando di recuperare il tempo perso, in maniera amabile bisogna dire, da chi c’era prima (Moyre, Bouganville e Yin Yin). Ma, in fondo, è anche questo il bello dei Festival.







