-Di Silvia Nasti-
Nel nuovo album uscito il 3 aprile 2026, Etta stringe Rock, attitudine Punk e tensione politica in un disco frontale e senza mediazioni.
Se dovessi riassumere questo disco in una sola immagine, penserei a un urlo: un suono potente, quasi frastornante, che restituisce senza compromessi tutto ciò che attraversa l’artista e lo consegna all’ascoltatore con una trasparenza che arriva dritta sul petto.
Uscito il 3 aprile 2026 per B Music Records, “Queste cose sono io” è un disco che non cerca scorciatoie e non prova a rendersi accomodante. Fin dal primo ascolto si percepisce una forte identità autoriale: è un lavoro consapevole, diretto, attraversato da una scrittura che sceglie deliberatamente di esporsi, senza adattarsi alle logiche dominanti della discografia italiana contemporanea e collocandosi piuttosto dentro una linea alternativa del Rock italiano che attraversa esperienze come 99 Posse, CCCP Fedeli alla linea e Teatro degli Orrori, in cui la canzone diviene mezzo non solo di espressione, ma anche di presa di posizione politica.
“Queste cose sono io” è anche un lavoro attraversato da diverse collaborazioni significative, tra cui quelle con Pierpaolo Capovilla e i Punkreas, che rafforzano la visione del progetto, facendolo confluire in quella linea espressiva che storicamente lega il Rock italiano più diretto alla riflessione sociale.
Musicalmente l’album si muove tra Rock stradaiolo, attitudine Punk e una matrice crossover Nu Metal molto riconoscibile, ma senza risultare un collage di linguaggi. In un contesto italiano in cui questo tipo di suono è oggi poco frequentato, la scelta stilistica assume un valore preciso: non è nostalgia, ma una modalità capace di tenere insieme tensione individuale e racconto generazionale, più vicina per energia e costruzione dei brani a esperienze come Limp Bizkit, Linkin Park, Papa Roach e System of a Down che alla tradizione alternative italiana più recente.
La struttura sonora resta compatta e coerente con la scrittura, anche quando emergono cambi netti di atmosfera, aperture melodiche improvvise e passaggi tra registri diversi gestiti con naturalezza. In alcuni momenti affiorano anche incursioni Rap già esplorate in passato da Etta, mentre in altri la voce si distende e lascia emergere con maggiore chiarezza le sue caratteristiche timbriche. Ed è proprio questo equilibrio tra urgenza espressiva e controllo vocale a rendere il disco credibile.
Non è un lavoro che chiede di essere analizzato esclusivamente sul piano tecnico. È un disco che va ascoltato soprattutto per ciò che racconta e per il significato che porta con sé, perché usa la forma canzone come spazio di confronto con il presente, non solo come racconto personale.

etta
“Parapappa” è una delle dichiarazioni più esplicite del progetto. Quando canta per la canzone vince l’usa e getta mette in discussione un intero sistema produttivo, prima ancora che musicale. Non è solo una critica al mercato: è una presa di posizione contro l’idea stessa di musica come prodotto “facile” di intrattenimento, pertanto “consumabile” ed intercambiabile.
In “Boom” lo sguardo si allarga. La distrazione collettiva diventa materia narrativa e generazionale: “scorri col dito distratti e sereni tanto l’algoritmo ti mostra quello in cui credi” è una sintesi efficace del rapporto contemporaneo tra informazione, coscienza e consumo. Qui il disco smette di essere solo autobiografico e diventa osservazione sociale.
Questa tensione attraversa anche “Tutto fake (False Flag)”, impreziosita dalla presenza di Pierpaolo Capovilla, la cui voce si inserisce perfettamente nel brano amplificandone il peso espressivo e rendendo ancora più incisivo il significato del pezzo.
Al centro del disco resta però la dimensione identitaria. La title track “Queste cose sono io” è uno dei momenti più diretti dell’album: un autoritratto emotivo che non cerca equilibrio, ma verità. Quando Etta canta “auto boicottaggio perché della vita non capisco un cazzo” trasforma la fragilità in linguaggio artistico, evitando qualsiasi sublimazione della sofferenza.
In “Non sento niente” emerge invece un’altra tonalità emotiva: quella dell’apatia. Il verso “resto ferma qui per terra / e nessuno che mi afferra” restituisce con semplicità una sospensione esistenziale che appartiene a molti più ascoltatori di quanto si pensi.
Uno dei momenti più incisivi del disco resta “Nobel”, rafforzato anche dalla collaborazione con i Punkreas, presenza coerente con la direzione politica ed espressiva del disco. È una traccia che si fa beffe dell’attuale Presidente degli Stati Uniti, riflettendo con ironia un terrore politico diffuso e collegando esperienza individuale e dimensione pubblica con grande efficacia.
In “Siamo il silenzio” la prospettiva cambia ancora. Qui la voce diventa plurale: “sono gay, sono persa / sono nera, siamo errori” non è solo una dichiarazione identitaria, ma un tentativo di restituire spazio a chi avverte un certo tipo di marginalità sociale.
Più intimo è invece “Mi fa schifo tutto oggi”, uno dei brani più onesti del disco. Il titolo stesso chiarisce la natura temporanea dello sfogo: non è una condizione definitiva, ma soltanto una giornata storta attraversata con lucidità.
“Chi se ne frega” riporta la narrazione su un piano sociale e digitale, mettendo a fuoco un materialismo diffuso e una violenza comunicativa normalizzata. Quando canta “sti social di merda hanno fuso il cervello”, Etta non sta cercando una provocazione, ma descrivendo una percezione condivisa da una generazione cresciuta dentro piattaforme che hanno trasformato radicalmente il linguaggio pubblico.
La chiusura con “1 2 3 Fuck” suona invece come una dichiarazione di autodeterminazione: “per chi mi vuole buona in disparte” è un manifesto d’intenti, una frase che riassume bene la direzione complessiva del disco.
In buona sostanza, “Queste cose sono io” non è un disco pensato per essere trasversale, e non prova neppure a esserlo. Non prova a parlare a tutti e non sembra volerlo fare. Si rivolge piuttosto a quella parte di pubblico che continua a cercare nella musica un mezzo di espressione, di identità e confronto, oggi meno centrale in un panorama discografico italiano sempre più orientato a logiche di mercato e a produzioni pensate per una fruizione rapida e immediata.
Proprio per questo, assume un valore che va oltre la musica. È un lavoro che si schiera, che attraversa fragilità personali e tensioni collettive senza separarle mai davvero. È un disco sincero, capace di restituire non solo l’artista, ma anche il suo lato umano e la profonda sensibilità che la distingue.
Dopo il suo ascolto, emergono delle ipotesi: potrà Etta in futuro sviluppare una scrittura più stratificata sul piano stilistico? Si aprirà a una dimensione linguistica internazionale pur mantenendo le proprie radici campane? In altri termini, come suonerebbe un suo disco se il suo linguaggio si traducesse in una scrittura più raffinita e meno legata all’urgenza? E come suonerebbe se cantasse in inglese? Non per cambiare direzione, ma per espandere ulteriormente un talento che ha già dimostrato coerenza e consapevolezza.
La sensazione è che la strada sia già tracciata. E che la sua forza stia proprio nel non volerla modificare per adattarsi a ciò che il mercato si aspetta. Proprio per questo acquisisce ancor più valore la dimensione live, perché è il palco il luogo in cui Etta ha già dimostrato un carisma e una capacità di trascinare il pubblico da autentica fuoriclasse.
Tracklist “Queste cose sono io”
Overture
Parapappa (feat. Klaus Noir)
Boom
Tutto fake (False Flag) (feat. Pierpaolo Capovilla)
Queste cose sono io
Non sento niente
Nobel (feat. Punkreas)
Siamo il silenzio
Buon compleanno eppure…
Mi fa schifo tutto oggi
Chi se ne frega (feat. Greta Grida)
1 2 3 Fuck
Line up Etta
Etta – voce
V_Rus – chitarra, tastiere, programmazione
Mars SeaJail – basso
Marco Cantiello – batteria
Alfonso Mocerino – batteria
Etta online
Instagram: https://www.instagram.com/ettamusicofficial
Facebook: https://www.facebook.com/ettamusicofficial
Youtube: https://www.youtube.com/@ettamusicofficial







