Cardio è il nuovo album dei Black Wojtyla che segna un passaggio naturale nel percorso del trio milanese: un disco che ribadisce urgenza creativa, libertà di linguaggio e desiderio costante di spingersi un po’ più in là.
Il disco attraversa generi e suggestioni diverse senza mai perdere compattezza. Loop di basso e tromba tornano come elementi identitari, mentre le nuove esplorazioni vocali espandono il vocabolario della band e aprono scenari sonori finora inesplorati. Il titolo racchiude già il cuore del progetto: Cardio è movimento, accelerazione, il battito della batteria, l’energia che tiene in tensione i brani. Ma è anche il cuore come luogo emotivo, dove convivono slanci, fragilità, amore e dolore. Una doppia lettura che riflette perfettamente l’attitudine dei Black Wojtyla, da sempre in equilibrio tra intensità e leggerezza.
Nella loro musica si intrecciano eccessi melodici e gesti performativi, armonie classiche, aperture pop e incursioni kitsch, sempre vissute con naturalezza, ironia e piena consapevolezza. Ogni traccia nasce da un’intuizione condivisa e cresce nel dialogo costante tra i membri del trio, fino a raggiungere quei rari momenti in cui la sintonia diventa qualcosa di irripetibile.
È in questo spazio, sospeso tra istinto e controllo, che si riconosce la cifra dei Black Wojtyla: una band che continua a muoversi seguendo il proprio ritmo vitale.
Abbiamo chiesto al trio milanese di raccontarci il loro nuovo lavoro discografico. Questo il loro Ipse Dixit:
Cardio è il nostro nuovo disco. Mentre i dischi precedenti hanno titoli enigmatici, per questo album abbiamo scelto questo termine perché è una parola che richiama la pulsazione della musica e il ritmo sostenuto dei nostri brani, e si associa facilmente a un’idea di sforzo fisico e di performance in cui si alza il battito cardiaco – che poi è ciò che accade durante i concerti dei Black Wojtyla, in cui si surriscaldano sia la band che il pubblico.
“Cardio”, infatti, vuol dire anche cuore, che è la sede delle emozioni, perché uno dei tratti distintivi del nostro modo di fare musica è che noi creiamo e ci abbandoniamo alle emozioni, mantenendoci a una giusta distanza sia dalla coolness di molta musica strumentale di oggi, che dalla banalità emotiva di gran parte del mainstream.
È difficile definire i brani di Cardio o il disco con un solo termine, i generi e gli aggettivi si moltiplicano, si ibridano riempiendosi di prefissi e trattini. È sempre stato così e ormai abbiamo smesso di definire la nostra musica. Come trio prevalentemente strumentale sappiamo di avere un’impronta jazz improvvisativa (i nostri brani derivano sempre dall’improvvisazione), e che tutti amiamo molto il rock. Dopo di che ogni cosa è possibile, perché noi suoniamo liberamente, senza sentirci obbligati a rimanere nei confini di un genere o di un’estetica. In un brano possono convivere generi e influenze diverse e inaspettate… è una cosa che alle volte sorprende anche noi mentre componiamo e suoniamo la nostra musica!
Sappiamo che il nostro è un modo di fare che spiazza, disorienta, perché viviamo in un sistema musicale che è strutturato sui generi. I generi rendono la musica riconoscibile, ci aiutano a identificarci, placano l’ansia. Un disco dei Black Wojtyla invece in che scaffale lo metti? In quale playlist collochi i nostri brani? È complicato! I generi differenziano, ma tendono anche ad omologare. Ed è un paradosso, perché siamo in una fase in cui, per la prima volta nella storia, si può facilmente accedere a un universo musicale e sonoro potenzialmente illimitato – e anche in continua espansione, perché con il passare di tempo si impara ad apprezzare nuovi musicisti, filoni, linguaggi.
Avere a disposizione una tale “abbondanza” di riferimenti per noi è un meraviglioso fluire di idee e suggestioni. Nel concreto non significa fare un collage post-moderno di pezzi e citazioni, una specie di Frankenstein musicale. Vuol dire immaginare e fare qualcosa di totalmente nuovo e personale, prendendo senza preclusioni e rielaborando ciò che ci passa nella testa, nel cuore e nelle mani, sempre suonando tutto nota per nota, colpo dopo colpo, live loop su live loop, finché non prende una forma chiara e coerente.
In questo senso Cardio è anche un invito a rimanere aperti mentalmente e culturalmente, un manifesto di libertà nella creazione e nell’ascolto. Ed è il messaggio più forte e più urgente che possiamo dare oggi, come musicisti e come persone.
I Black Wojtyla sono un trio strumentale composto da tromba, basso elettrico e batteria, nato e cresciuto nella scena musicale milanese, e con un LP e due EP all’attivo.
La band si distingue per la scelta di non aderire ad un unico genere musicale, attingendo liberamente da un repertorio sonoro sconfinato. Ne nasce un sound originale, spiazzante ma riconoscibile, caratterizzato da ritmiche martellanti e melodie che restano in testa. I brani sanno emozionare e travolgere il pubblico, ma sono anche leggeri e divertenti come canzoni.
Già dalla formazione in trio i Black Wojtyla esprimono un’attitudine jazz e improvvisativa, ma le loro sonorità spaziano tra rock, funk, dance, noise e psichedelia. I musicisti costruiscono sonorità complesse grazie a loop creati dal vivo, delay, distorsioni ed effetti, alternando parti vocali estemporanee ai brani strumentali.







