Batterista, compositore… ma soprattutto Joe Allotta è la firma portante di questo esordio che arriva ancora una volta dalla Sghetto Records, labele bolognese che cerca di raccontare quel suono che arriva da scenari losangelini, quella leggerezza che da un certo classicismo jazz poi affonda le mani dentro soluzioni R’n’B, Rap ed edulcorazioni simili. “Transition” è denso di movimento, di ricerca ma anche di una quiete che lascia sospendere il tempo in una manteca fuori da ogni caos quotidiano. Intime connessioni al riparo delle distopie futuristiche… e di futuro, tra i solchi di questo vinile, ce ne sta tanto…
Los Angeles e la Sicilia assieme. E dentro anche qualche momento arabo e tinte di jazz “africano”. E la tessitura di questo disco mi regala altre mille visioni. Lo chiedo a te: quanto mondo c’è dentro? Anzi “quale” mondo?
Innanzitutto sono contento che il mio disco ti riesca a regalare mille visioni, questo lo rende sicuramente meno statico 🙂 All’interno ho voluto inserire tutte le sfumature e le varie contaminazioni musicali che ho vissuto negli anni, alla fine la mia musica è il riflesso delle mie esperienze sia come musicista che come persona quindi è normale sentire diverse contaminazioni al suo interno. La Sicilia è la terra in cui sono cresciuto e in cui mi sono approcciato alla musica sin da bambino e per questo ho voluto omaggiarla con un brano scritto da mio padre e riarrangiato in una visione più personale a livello di composizione. Un’altro mondo molto importante per me, che ho voluto provare a portare in Italia attraverso la mia musica, è Londra. Nei 7 anni passati lì ho visto la nascita di una cultura musicale incredibile, progetti come BlueLab Beats, Youssef Kamaal, Tom Misch e tanti altri che sono poi diventati tra i pionieri di questa nuova corrente musicale.
E anche la mistura dei suoni è agli antipodi. Da una parte il classico di suoni analogici con “Till we meet again” e dall’altra l’underground glitterato di brani come “Tonight”. Anche questo teletrasporto mi affascina. Ovviamente sempre se la mia lettura ha senso per te. Ha senso quindi chiederti che ragione e che senso ha una simile mescolanza sonora?
Io e il mio produttore Jacopo Trapani non ci approcciamo mai alla creazione di un brano allo stesso modo, una volta parte tutto da un sample, altre volte da un giro di piano improvvisato per caso sul palco dello Sghetto oppure giocando coi synth in studio. Lo skit del disco, “She sad again”, ad esempio, ha una pasta molto diversa dal resto del disco perchè è stata suonata e sovraincisa con piano e basso elettrico nel giro di 10 minuti e poi processata e mixata con un akai mpc, altri brani invece sono stati curati in modo diverso, come appunto Till we meet again, brano nato da un solo improvvisato durante la presentazione live di “Me vs Me”. Ogni brano ha una sua storia per me molto importante e unica, ma se inizio potrei andare avanti per ore.
E tutto inevitabilmente mi riporta al titolo del disco: sono transizioni quelle che colorano la vita di ogni giorno?
Si. Nello specifico le transizioni, positive o negative che siano, stanno caratterizzando questo periodo della mia vita.
Come nella copertina di questo vinile… ma la verità è nella parte distorta dalla transizione o nella parte in chiaro comprensibile a tutti?
La verità forse non è in nessuna delle due, come molti ragazzi della mia età vivo una vita sfuggente, in continuo movimento, con ben poche certezze e la necessità di dovermi adattare continuamente. Transition è lo specchio di tutto questo.
Il futuro secondo te che suono deve avere? La Sghetto Records con le sue produzioni sta cercando di raccontarcelo? E tu senti di farne parte?
Il suono della Sghetto Records, che si rispecchia pienamente nella programmazione del Club, penso che possa essere un futuro possibile per tante persone, musicisti e non. Diciamo che è lo spettro di una corrente musicale che finalmente anche in Italia sta prendendo piede e che sembra destinata a crescere ancora e grazie all’aiuto e al supporto di tutto il mio team mi sento certamente di farne parte.







