Scoppianio bombe dentro questa vita di tutti i giorni, attenti stiamo a questi muri ormai neri, sporchi di petrolio ma anche di indifferenza. E quanto fa male far di conto con la verità che torna in superficie il giorno dopo, tanto “abbiamo i gatti che riportano a casa quando siamo troppo fatti”. E sono tantissime le allegorie e le chiavi di lettura che possiamo mettere in campo dentro l’esordio personale di LOSTE, che dalle PornoRiviste al Collettivo01 arriva oggi ad un disco tutto suo titolato “Postumi”. Non mi ha mai fatto impazzire l’immediatezza del punk, troppo sintetica negli accordi e nelle strutture. Però questo lavoro, che di elettronica pure si ciba, ha un’anima d’autore che sfida la mia fantasia e fame di denuncia civile… se possiamo definirla così…
L’album si chiama “Postumi”: è una parola che evoca dolore, ma anche sopravvivenza. Che tipo di “postumi” ti porti dietro oggi, dopo aver chiuso quel capitolo della tua vita?
È come se fosse sempre un lunghissimo “giorno dopo”… Le esperienze che racconto nel disco non sono sparite, preferisco dire che sono state in qualche modo esorcizzate. Hai presente quando la bambina dell’Esorcista viene finalmente liberata dal demonio? Torna a vivere una vita pseudo-normale ma in faccia ancora ha tutte le cicatrici della possessione. Ecco per me più o meno così. Io ho la pelliccia da Tasso
Grande Liga… pensi l’abbia ascoltata “Figlio d’un cane” firmata da te? E secondo te che può aver pensato?
Lo tagghiamo e vediamo cosa ne pensa? Ho già paura di una denuncia…
Punk: è stato un modo per guarire o per riaprire le ferite?
Le guarisce ma non del tutto poiché le lascia aperte quanto basta per ricordare il dolore.
Che rapporto hai con la solitudine?
Tendenzialmente sono sempre stato un tipo a cui piace la compagnia, sono sempre stato legato a compagnie numerose, collettivi, etc… Ma sarà l’età o sarà che comunque dopo le esperienze raccontate nel disco, che mi hanno costretto a rimanere da solo per molto tempo, ora da solo qualche volta ci sto anche volentieri. Non soffro troppo…
La tua storia artistica parte dal punk di fine anni ’90 e arriva oggi a una contaminazione quasi visionaria. Cosa resta, dentro di te, di quel ragazzo dei Collettivo01? Cosa resta delle PornoRiviste?
Del ragazzo che cantava nei Collettivo01 resta quel ragazzo, quella rabbia autentica che mi ha sempre dato la forza di fare le cose, anche se non sempre mi ha proprio spianato la strada (anzi). Del periodo Collettivo, anche se non pensavo, è rimasto anche molto pubblico che ha continuato a seguirmi, oltre ovviamente alla mia bassista Francesca Morandi che è stata fondatrice della band insieme a me. Delle PornoRiviste invece fortunatamente rimane il ricordo di quel ragazzo dei Collettivo01 che le ascoltava e sognava un giorno di fare musica come loro. Ma che poi quando ha fatto musica CON loro, ha capito che avrebbe dovuto continuare a farla con i Collettivo 01. E qui mi fermo sennò la tocco piano come al solito.
E visti certi temi: pensi che possa essere questo un disco “sociale” se non addirittura “politico” in senso romantico del termine?
Credo di sì. Al di là di un pezzo come “La Terra è un Posto Bellissimo”, credo sia molto sociale e politico denunciare i grandi mali del nostro tempo come la violenza nelle strade e nelle case, il menefreghismo, il ghosting, la mancanza di empatia, la schiavitù da social, il voler apparire a tutti i costi anche facendo leva su grandi temi come guerre, clima, etc… Questi temi sono presenti in tutte le canzoni.







