È un progetto che non vuole avere identità fisica e geografica, per quanto il nome di Elias Goddi non possiamo ignorarlo, curiosi sempre di svelare l’arcano. Ma non importa… importa che arrivi come deve l’impatto ruvido e potente dei synth, gutturali e di poche (ma buone) “prese d’aria (digitali ovviamente). Importa che l’analogico dialoghi con le macchine in un ricamo quasi d’autore, paradossalmente artigiano.

Un risultato anche assai destabilizzante per questa scelta lirica decisamente poco attenta al perbenismo estetico. Non la manda a dire e non fa sconti alla fame di suoni che ha… li cerca nei bassifondi, dentro caverne allegoriche che sembrano le profondità della vita dentro cui cadiamo. E da li la rinascita, che quando siamo legati, caduti nei baratri personali che ognuno ha, poi ci si ritrova forti senza alcun preavviso.
«È stata questa dualità (salvezza/sofferenza) e il fatto di attivarsi solo se sottoposti in tensione che mi ha attratto e mi ha convinto a titolare un progetto musicale che passa da soluzioni sonore aggressive ad altre più dolci». E. Goddi
Gutturale questo esordio discografico del progetto Nodo Prusik dal titolo “Transeunte”, uscito proprio oggi per La Chute Dischi di Firenze, più che label tout court sembra aver la faccia di un collettivo partigiano, di cose sincere, libere, senza il formalismo rigido delle convenienze. E questo disco, fastidioso alla pubblica piazza, è un disco libero…







