– di Martina Rossato –
«Lunedì è resurrezione, resistenza, cambiamento. È quel “da lunedì faccio questo, da lunedì cambio”. È anche la dittatura della routine che crescendo può diventare salvifica».
Con queste parole Tutti Fenomeni introduce il suo terzo album, un disco che è insieme ripartenza e consapevolezza, illusione e necessità. «È lo strano appagamento di essere sottomessi a qualcosa di più grande di noi: il ritmo della vita».
Dopo tre anni di silenzio discografico, Tutti Fenomeni – al secolo Giorgio Quarzo Guarascio – torna con un disco che segna una ripartenza personale e artistica. Lunedì arriva oggi, venerdì 23 gennaio, dopo due album diventati piccoli grandi cult della scena indipendente italiana, Merce Funebre e Privilegio Raro, e dopo il riuscito debutto cinematografico come attore nel film Enea di Pietro Castellitto.
Prodotto, suonato e registrato da Giorgio Poi, Lunedì nasce da un sodalizio artistico inedito e sorprendente. «Con Giorgio [Poi, nda] ho lavorato sul diventare cantante, che è anche diventare adulto. Prima ero il bambino che la sparava grossa, ora è più: prima rifai il letto, poi parliamo. Ho imparato a rispettare la musica un po’ di più».
Il disco si muove infatti verso un sound più morbido, luminoso e arioso, a tratti orchestrale, a tratti rarefatto, più vicino alla tradizione melodica italiana pur senza rinnegare le origini rap. Un paesaggio sonoro cinematografico che amplifica la penna acuta e riconoscibilissima di Tutti Fenomeni, sempre capace di osservare il contemporaneo con lucidità, cinismo e ironia.
«Con Niccolò [Contessa, nda] erano dischi fatti d’istinto e registrati tutti di mattina. La sensazione era: possiamo fare tutto, possiamo schiacciare tutto, possiamo morire insieme. Diverso invece il percorso con Giorgio, più graduale e meditato. In questo caso la produzione ha assunto un respiro più ampio e una maggiore consapevolezza tecnica. È stato bravissimo a farmi capire i miei limiti vocali e interpretativi e a valorizzare quello che so fare meglio».
La scrittura di Tutti Fenomeni resta immediatamente riconoscibile: ironica, spietata, capace di osservare il presente e le sue storture con lucidità feroce. Ma in Lunedì qualcosa cambia. «Ho tolto degli strati di protezione. Prima la morte, i temi spirituali, erano anche un modo per nascondermi. Forse il mio amore non era ancora maturo per essere cantato, o non avevo ancora sofferto abbastanza per amore».
Dal sesso («il sesso è una forma di controllo militare come l’alcool, la droga e i panini col salame») alla religione («cerco un Dio perché da solo ho paura del vuoto»), dalla riflessione sociale e generazionale alla dimensione più intima ed esistenziale, Lunedì attraversa il nostro tempo come un inventario emotivo e politico.
«Tutto è politico, anche rifare il letto, anche l’intimità. La musica non può non esserlo: se non lo è, è sintomatico del vuoto del tempo».
Accostamenti spiazzanti, punchline destinate a restare, citazioni colte e pop – da Mozart a Berlusconi, da Mao a D’Annunzio – convivono in dieci brani che mettono a nudo il mondo in cui viviamo. «Ormai siamo incapaci di agire, sappiamo solo indignarci. I computer governano il mondo e noi siamo diventati strumenti». Per questo, dice Giorgio, «tanto vale concentrarsi su quello che ti salva davvero: il sesso e il Parmigiano Reggiano».
Ma Lunedì è anche – e forse soprattutto – un disco sull’amore. «Se parlare di morte era una ricerca dell’amore, parlare d’amore è una pubblicità contro la morte». Un amore fisico, carnale, vulnerabile, continuamente vessato dalla società eppure necessario. «Parlo sempre di fine: fine dei rapporti, fine delle cose. Solo che ora lo faccio sotto forma di amore».
«Ho capito che stare da solo non mi va bene.
Anche andare al patibolo è meglio farlo in due».
Il disco si apre con La ragazza di Vittorio, brano esplicito e pungente sulla digitalizzazione del desiderio, e prosegue con Col tuo nome, ballata romantica – a modo suo – ispirata alla visione del nuovo film di Susanna Nicchiarelli, di cui farà parte della colonna sonora. Seguono la nostalgia infantile di Mao, l’ironia balneare di Morire vista mare, l’inno all’amore imperfetto di Piazzale degli Eroi, la lucidissima analisi sociale affidata alla voce di un bambino in La felicità del cane, fino alle suggestioni eteree di Formentera, al beat incalzante di 29 febbraio e alla coralità finale di Love is not enough.
«Questo disco è stato amato, concepito con cura. L’importante non è fare un disco bello o brutto, ma un disco che hai amato fare». Lunedì è un album di sopravvivenza, una resurrezione imperfetta, una ripartenza consapevole. «Ho fatto cose cattive, ma ho persone che mi vogliono bene e sono riuscito a perdonarmi. Per questo oggi mi sento pervaso da una sorta di ottimismo».
L’ultimo disco nasce dalla sintesi delle esperienze con Contessa e con Giorgio Poi: da un lato l’urgenza e il rischio degli esordi, dall’altro una maggiore lucidità produttiva. Due approcci diversi, uno più massimalista e uno più delicato, che Tutti Fenomeni riconosce come fondamentali: «Sono due mostri di bravura, senza i quali oggi non saremmo qui a parlare di questo disco».
Online dalle ore 14 di oggi anche il video del singolo Col tuo nome, diretto da Lorenzo Castore. Tutti Fenomeni ha annunciato due appuntamenti live: 9 aprile all’Atlantico di Roma e 22 maggio al MI AMI Festival di Milano.







