Esce oggi il nuovo video di Io Non Sono Bogte, “Margareth nella Testa”, terzo e ultimo videoclip tratto da La Discografia è morta e io non vedevo l’ora. Il video di Margareth nella testa segue la narrazione del testo, ma riserva una sorpresa nel finale e vuole essere quasi una seconda variante del testo del brano. Arriva a più di un anno dall’uscita del disco, e per questo offre una nuova interpretazione del testo e una nuova vita a Margareth.

La band romana ha inoltre superato le audizioni live di Musicultura ed è entrata tra i sedici finalisti che si esibiranno il 22 marzo al Teatro  Persiani di Recanati.

Vi presentiamo il videoclip in anteprima e una breve chiacchierata con Daniele Coluzzi, voce e autore della band.

“Margareth nella testa” è il terzo video ufficiale dall’uscita dell’album “La discografia è morta e io non vedevo l’ora”. Parlaci del brano e di come nasce l’idea del video.

“Margareth nella testa” è il terzo e ultimo video estratto dall’album, dopo di questa ci chiuderemo in studio per mesi e mesi, per cominciare la preproduzione del nuovo disco! Volevamo chiudere questo percorso di un anno con il video di una delle canzoni che preferiamo, e volevamo farlo girare a Marzia Antinori, che ha già realizzato per noi “Il mercato nero delle ostie”. La canzone è molto narrativa, racconta una storia molto chiara, e col video non volevamo ripeterla, ma raccontarne una leggermente diversa: dare al personaggio di Margareth un’altra possibilità alla fine, molto meno drammatica di quella evocata dal testo!

Terzo video appunto, dopo “Il mercato nero delle ostie” e “Papillon”. Come è cambiato l’approccio della band attraverso i tre videoclip?

Sicuramente in questi giorni per noi si chiude un percorso, la promozione dell’album che è durata un anno intero, e che è passata appunto attraverso i video. Con i video siamo riusciti a dire tante cose, e ottenere grandi soddisfazioni. È stato bellissimo innanzitutto collaborare con ragazzi fortissimi, da Il Polimorfo, con cui abbiamo girato “Papillon”, a Marzia, e capire pian piano, facendoli, quanto i video siano importanti e quanto l’approccio debba essere sempre professionale e curato nei dettagli!

Il precedente videoclip, “Papillon”, ha fatto parlare di sé sia per il tema trattato che per il modo in cui è stato rappresentato, anche qui il tema è delicato. Il videoclip è solo un mezzo per veicolare un messaggio o serve a rafforzarlo e renderlo esplicito?

“Papillon” è stato un video volutamente provocatorio, e nel piccolo abbiamo ottenuto quello che volevamo, cioè creare una discussione attorno al tema, mettendo di fronte a tutti la realtà delle cose. Purtroppo tante volte parlare di omosessualità significa parlare di niente, o peggio, di luoghi comuni, di frasi fatte, di idee stereotipate. “Vedere” concretamente cosa significa è stata per noi un’occasione per prendere il discorso da un punto di vista diverso.
Detto questo cerchiamo sempre di dare molta importanza ai videoclip, molti gruppi li fanno perché li devono fare, perché oggi si fa così, per noi è invece un vero piacere,  andrebbero considerati come una vera e propria possibilità di estendere la canzone, aggiungere qualcosa di nuovo con una forma diversa!

Francesco Galassi

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