Il nuovo progetto di Millelemmi va trattato con opportuna dose di vicinanza e attenzione. Si intitola “Italodelicastrofunk” ed un concentrato di 9 scenari psichedelici su matrici rap e hip hop non delle più didattiche insomma. Ed è l’amore, ed è la propria maturazione spirituale a guidare le fila di quello che si presenta come un lavoro che, oltre una chiave decisamente comune (e mi riferisco all’impalcatura sonora), di terreno e di immediato c’è davvero poco. Ed il nostro Millelemmi che sulla scena ormai è conosciuto da diversi anni – il suo esordio nel 2006 – ci racconta di Demetrio, un sé superiore, ci racconta di simbologie sciamaniche, arti divinatorie, ci racconta dell’uomo e delle sue sensazioni, dei suoni raccolti dal vissuto terreno…in rete la traccia che lancia il disco è “Apri la porta”, questo incedere quasi cantilenante e adolescenziale, questo video assolutamente colorato ricco di rimandi e di simboli per un viaggio mistico…commentare l’opera da un punto di vista musicale e discografico è assai riduttivo. Immergersi nella lettura delle astrazioni è doveroso…ognuno di noi ha il suo “Demetrio” ad indicargli la via…

Ci scusiamo, ma quella che segue non è un’intervista a Millelemmi.

Non volendo rispondere, per motivi a noi sconosciuti, ha incaricato Demetrio. Speriamo bene.

MILLELEMMI: un attimo di ascolto, immergersi in questo progetto significa ritrovarsi con mille domande da fare. Partiamo da questo nome. Millelemmi…

Mille, lemmi, lirista di sfogo e di scavo. Intimistico, futuristico, è un navigatore verbale che ha perso la rotta (l’ha rotta) e segue col cuore un’eco di qualcosa che non diremo ma di cui si sente il rimbombo.

Il lemma è una parola quando si trova all’interno del dizionario. Al plurale fa quasi chiasmo perfetto col numero mille. Mille lemmi in realtà sono pochissimi, ma credo che abbia reso l’idea. A chi l’ha resa? Era stata persa? Rubata? Enigma.

E poi approdiamo (anzi atterriamo) su “Italodelicastrofunk”: che genesi ha?

Giunse da lontanissimo, da là dove osano le idee. La genesi in genere si perde nella notte dei templi, ovvero in quella parentesi oscura di raccoglimento silente che precede l’eruzione che lava via il silenzio.

Quivi i due poli, l’alfa e l’omega, la donna e l’homo, il coccodrillo e il pulcino si ricongiungono e camminano insieme per un po’. Diversi musici si unirono alla carovana, quando interpellati, per fare questa musica psichedelica italiana funk che viene dallo spazio (siderale e interiore).

C’è davvero tanta spiritualità che a tratti sfocia in qualche forma “d’esoterismo” (se mi permetti la parola un po’ forzata ma forse esplicativa) dietro la visione dei testi e spesso anche della musica. Come mai questa direzione di scrittura?

Permetto il termine, ma non la fine. Solo quella sarebbe forzata. Comunque è la strada che ha una direzione, noi scegliamo solo se e in che modo muoverci seguendola, dato che non ci è concesso fare altrimenti.

Demetrio e l’incontro con figure allegoriche e mitologiche. Oltrepassare quella porta…ci regali una chiave di lettura terrena per codificare al meglio l’allegoria?

“Con la maggiorazione dell’aura attraverso il vento delle Pampas e lo scambio delle due facce è possibile la fine della società anonima mondiale. Quando sarà automatico il nuovo modo di sfogliare i segni dal vero in chiave avveniristica, il nuovo comitato direttivo a livello mondiale formulerà che: lo spazio serve a distinguere e a distinguersi lungo i nuovi confini e altre tre (3) diapositive. Non copiate queste curve: tracciatene”.

E parlando di sound, “Italodelicastrofunk” ha un po’ di tutto che trasgredisce al solito cliché del rap e hip hop. Però comunque resta confinato nel mondo del digitale. Non hai mai pensato di introdurre del suono reale per un intero brano?

“Trasgredire” e “cliché” sono due parole noiose.

Comunque ho ascoltato il disco e letto i credits e ho appreso che il tutto è stato suonato con sintetizzatori analogici e altri strumenti. Si, qualche volta ho pensato: mi è venuto in mente che può darsi che nessun suono sia davvero reale.

Sono andato anche sul canale youtube di Millelemmi e ho visto le “Yes, We Jam!” Sessions.

Chiudiamo tornando a parlare di questo video “Apri la porta”: che sia questo disco per te e per la tua carriera un varco, uno stargate, una porta che conduce all’equilibrio (trionfo del verde)? Oppure la psichedelia e la visionaria invenzione del mondo ti porterà su altri colli brulli?

Non saprei rispondere riguardo alla carriera di Millelemmi, ammesso che ne abbia una e che gli interessi davvero.

L’ equilibrio è bello perchè è precario, oscilla e necessita di lavoro per essere mantenuto.

Non mi è stato dato il dono di vedere il futuro nè di inventare nessun mondo, ma le destinazioni non sono niente in confronto al viaggio che è destino esso stesso.

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