-Di Silvia Nasti-
Nel nuovo album, Charlie Risso costruisce un disco immersivo e magnetico, dove folk, elettronica e dream pop attraversano ferite, desiderio e liberazione.
Può succedere che gli album arrivino nel momento sbagliato e rischino di essere dimenticati. Non perché non abbiano qualcosa da dire, ma perché il tempo e le circostanze, a volte, decidono per noi.
Pubblicato il 3 aprile 2026 per Sounzone, “Rituals” rappresenta uno dei momenti più compiuti del percorso artistico di Charlie Risso. Songwriter, produttrice e artista dalla forte identità espressiva, negli anni ha costruito una proposta personale e riconoscibile, distante dalle logiche delle mode e caratterizzata da una costante ricerca sonora. Più che una semplice raccolta di canzoni, “Rituals” si presenta come un’opera organica, costruita attorno all’idea del rito come esperienza di trasformazione. Le undici tracce che lo compongono attraversano solitudine, desiderio, perdita, amore e liberazione, dando vita a un racconto notturno che trova nella musica il proprio linguaggio simbolico.
Uno degli aspetti più riusciti del disco risiede proprio nella sua capacità di costruire un universo sonoro riconoscibile senza mai apparire programmatico. Folk, Elettronica, Ambient, suggestioni celtiche, Dream Pop e persino alcuni richiami post-rock convivono lungo tutto il lavoro senza che nessuno di questi elementi prevalga sugli altri. Charlie Risso non sembra interessata a esibire le proprie influenze; le assorbe e le rielabora all’interno di una visione coerente, nella quale ogni scelta sonora è funzionale alla costruzione dell’atmosfera.
L’ascolto restituisce la sensazione di muoversi in uno spazio sospeso tra tenebra e sogno. Gli arrangiamenti sono ricchi ma mai ridondanti, capaci di aprire scenari ampi e quasi cosmici senza perdere intimità. È una musica che evoca immagini, paesaggi interiori e stati emotivi più che raccontare storie in maniera lineare. La voce di Charlie Risso, espressiva tanto quanto i suoi occhi, diventa il filo conduttore di questo percorso, guidando l’ascoltatore attraverso ogni sfumatura emotiva con equilibrio e naturalezza.
Il viaggio prende forma sin dalle prime battute di “Bad Instinct”, che apre il disco immergendoci immediatamente in una dimensione di inquietudine e fascinazione. La tensione emotiva che attraversa il brano viene sostenuta da una costruzione sonora ipnotica e cinematografica, mentre la successiva “No One Knows” amplia ulteriormente l’orizzonte evocativo dell’opera. Le atmosfere si fanno rarefatte e contemplative, quasi nordiche, lasciando emergere una malinconia sottile che accompagnerà gran parte del percorso.
Con “I’m Coming” il ritmo si fa più incalzante e magnetico, prima di lasciare spazio alla reinterpretazione di “When You Finish Me” dei The Black Heart Procession. La cover non appare mai estranea al contesto del disco; al contrario, viene assimilata all’interno del suo linguaggio espressivo fino a diventare parte integrante della narrazione.
La title track rappresenta il cuore simbolico dell’opera. Qui il concetto di rituale si manifesta in tutta la sua forza evocativa attraverso immagini che sembrano appartenere a una dimensione antica e senza tempo, sospesa tra spiritualità, trasformazione e mistero. È uno dei momenti più intensi del disco, arricchito dalla presenza della chitarra di Brian Lopez (chitarrista e vocalist dei Calexico).
Tra gli episodi più affascinanti emerge “Under A Spell”, delicata e avvolgente, costruita attorno a una bellezza quasi fuori dal tempo. Il brano racconta un amore proibito senza mai rinunciare a quell’aura di incanto che permea l’intero lavoro. Poco dopo arriva “The Dust”, una delle tracce più intense dell’album, capace di affrontare il tema della violenza domestica con grande sensibilità, senza perdere profondità emotiva né forza narrativa.
“Let’s Move Somewhere Else” apre una parentesi più luminosa, pur conservando la malinconia che attraversa il disco. La presenza di Brian Lopez contribuisce ad amplificare il senso di sospensione e delicatezza del brano. Con “Free To Leave” arriva invece uno dei momenti più liberatori dell’intera opera: il dolore si trasforma progressivamente in consapevolezza e l’addio assume il valore di una rinascita.
“Winter Games” accompagna l’ascoltatore verso la conclusione con toni più intimi e agrodolci, mentre “Stray Dog”, interamente strumentale, chiude il percorso affidandosi esclusivamente alla forza evocativa della musica. È un finale coerente con la natura stessa del disco: non offre risposte definitive, ma lascia spazio all’immaginazione e alla riflessione.
“Rituals” è anche la dimostrazione di quanto la qualità abiti spesso territori lontani dalle classifiche, dalle formule precostituite e da quegli stilemi che il mercato tende a riproporre fino all’esaurimento. È un disco che non rincorre l’ascoltatore e non cerca scorciatoie, ma che proprio per questo riesce a distinguersi. Richiede attenzione e disponibilità, restituendo in cambio un’esperienza artistica autentica e profondamente immersiva.
Dopo aver ascoltato “Rituals”, la sensazione è quella di aver camminato a lungo in un bosco al crepuscolo. Quel momento della giornata in cui la luce non è ancora scomparsa del tutto ma l’oscurità ha già iniziato a reclamare il proprio spazio. Gli alberi diventano sagome, i rumori assumono significati diversi, ogni dettaglio sembra custodire un segreto.
È questa, forse, l’immagine che meglio restituisce l’essenza del disco di Charlie Risso. Un’opera che non si limita a raccontare una trasformazione, ma la mette in scena e la fa vivere a chi ascolta. L’attraversamento di cui parla “Rituals” non è soltanto metaforico: diventa quasi fisico, percettivo. Si entra in un territorio fatto di echi lontani, evocazioni, ferite, desideri, assenze e piccoli incantesimi quotidiani. Un luogo sospeso in cui la musica non offre risposte definitive e non cerca facili consolazioni, ma accompagna passo dopo passo verso un altrove.
Ed è proprio in questo viaggio che risiede la sua forza più autentica. Charlie Risso costruisce un universo sonoro elegante, poetico e profondamente immersivo, nel quale ogni elemento trova il proprio equilibrio e ogni brano contribuisce a un disegno più ampio. Quando l’ultima nota si dissolve, resta addosso la sensazione di essere cambiati, anche solo impercettibilmente.
E una volta usciti da quel bosco, non viene voglia di voltarsi indietro. Perché il percorso ha già compiuto il suo effetto. E qualcosa, nel frattempo, si è trasformato.
Tracklist “Rituals”
Bad Instinct
No One Knows
I’m Coming
When You Finish Me
Rituals
Under A Spell
The Dust
Let’s Move Somewhere Else
Free To Leave
Winter Games
Stray Dog
Line up Charlie Risso
Charlie Risso – voce, songwriting, produzione
Brian Lopez – chitarra e voce ospite in alcuni brani
Charlie Risso online:
Website: https://www.charlierisso.com
Facebook:https://www.facebook.com/charlierisso
Instagram:https://www.instagram.com/charlierisso







