-Di Ilaria Coppola-
Nel primo EP, uscito il 15 maggio 2026 TÄRA intreccia R&B contemporaneo, pop essenziale e radici palestinesi in una scrittura sospesa tra memoria e identità.
Non un punto fermo, ma un movimento. Una traiettoria in corso, che non si lascia catturare mentre accade. TÄRA, con il suo EP di debutto, “Zefiro”, uscito il 15 maggio 2026 per Troppo Records/Sony Music, sceglie questa postura: non vuole arrivare a una precisa destinazione, ma restare dentro il passaggio.
TÄRA, all’anagrafe Tamara Al Zool, nata in Italia da genitori palestinesi, porta dentro la sua musica la condizione del vivere tra più appartenenze. Stare tra luoghi, lingue, immagini che non coincidono mai perfettamente. Il suo intero disco, infatti, è attraversato da un’idea di transito costante, non come spostamento geografico in senso stretto, ma come condizione percettiva e identitaria.

La scrittura musicale di TÄRA si muove su un equilibrio delicato tra R&B contemporaneo e pop essenziale, con una produzione che preferisce la sottrazione alla saturazione. Il primo brano, “Mezzaluna”, parla di una distanza che non separa, ma continua a mettere in relazione. La stessa luce che cade su luoghi diversi diventa un modo per suggerire una vicinanza che non ha bisogno di coincidere nello spazio per essere reale.
L’incontro tra mondi diversi non cerca una sintesi perfetta, ma trova una forma possibile nella loro convivenza. L’intimità diventa uno spazio vivo, in cui differenze e somiglianze non si annullano, ma imparano a coesistere. Ciò che avvicina e ciò che allontana non si esclude, ma si tiene vicino, trasformandosi in una stessa lingua in continua costruzione.

La memoria entra invece in scena con “Yafa”, ma non come un archivio ordinato. È qualcosa che si riattiva nel presente e cambia ogni volta che viene evocata. Le storie familiari non tornano mai identiche: si deformano leggermente, come se ogni ricordo fosse anche una nuova interpretazione del ricordo stesso. Sembra una risonanza più che una riproduzione.
E poi c’è il brano che dà il titolo al progetto, “Zefiro”, che non interrompe questo flusso ma lo prolunga. Non chiude e non definisce: resta in sospensione, come una corrente che continua anche quando non è più visibile. Questo perchè il movimento non si esaurisce nel suo punto di arrivo; certe cose non si annullano quando cambiano, e non si dissolvono quando si allontanano. Restano in trasformazione, trovano nuove forme invece di svanire, e proprio nel loro mutare continuano a esistere.
Tracklist:
Mezzaluna
Diaspora
Hala
Petra
Yafa
Zefiro







