Abbiamo già preso in considerazione i microfoni nelle loro caratteristiche e le tecniche microfoniche che ci permettono di ottenere riprese stereo più adeguate alle nostre esigenze, oggi affronteremo il microfonaggio di una batteria.

Partiamo col dire che è improprio appellare la batteria come uno strumento singolo; andrebbe considerata, dal fonico, a tutti gli effetti come un kit di strumenti (ognuno con caratteristiche diverse) montati ad arte uno vicino all’altro in modo da permettere ad una sola persona di suonarli tutti da un’unica posizione seduta. Parliamo di uno strumento  molto complesso perché nel suo insieme offre timbri sonori variegati ed estesi in termini di range di frequenze: si va praticamente dagli infrasuoni agli ultrasuoni, il tutto complicato  dal fatto che spesso i pezzi di una batteria vengono suonati  contemporaneamente, creando così i famigerati rientri. Sarà quindi fondamentale scegliere i microfoni più idonei e posizionarli con cura.

Ad esempio tutti avranno avuto a che fare con il problema del charleston (hi-hat) che rientra nel mic del rullante; per  chiarezza chiameremo rientri i suoni incidenti sulla capsula di un mic preposto a prendere un determinato strumento del set di batteria, ma che viene, inevitabilmente e contemporaneamente, investito dal suono di altri elementi della batteria stessa.

L’accordatura della batteria, tema che meriterebbe un articolo a parte, è di vitale  importanza per la riuscita della registrazione; vi invito a dedicare molto tempo, anche ore  di  orologio, a questa fase in quanto una batteria male accordata produrrà una  registrazione mediocre su cui sarà problematico sovraincidere qualsiasi strumento.

Rapidamente, partendo dal presupposto che ogni tamburo può essere accomunato ad una  canna d’organo è chiaro che ogni fusto produrrà una “nota propria” (la si riconosce perché  la nota che ha maggior volume, come quando si soffia dentro un rigatone e tutto ad un tratto ne esce un fischio molto sonoro).

Consiglio di partire allentando tutte le pelli,  per iniziare poi dalla battente e tirare, usando chiavette incrociate, fino ad arrivare alla nota propria, e quindi portando la risonante alla stessa nota sarete già a un buon punto. Partite dal tamburo più basso per andare poi a salire, risulterà più facile trovare gli intervalli.

Discorso a parte va fatto per cassa e rullante che sono i due pezzi che esulano di più dalle regole standard, e vanno accordati usando la giusta via di mezzo fra il timbro richiesto dal genere e l’esecuzione del batterista; ad esempio un rullante accordato con la pelle troppo lenta potrebbe mettere in seria difficoltà un batterista che di solito usa il  rimbalzo della pelle tirata per suonare le sue figure ritmiche.

Cerchiamo ora di fare un’  analisi dei pezzi classici che formano un kit di batteria.

La cassa offre una timbrica  centrata sulle basse frequenze che vanno anche al di sotto dei 50Hz, è lo strumento che nel pop/rock si usa in battere, per dare la pulsazione al nostro sound, ma anche per dare attacco. L’uso della pelle battente più o meno tirata conferisce la classica “punta” al colpo, suono che si sviluppa dai 2kHz ai 7/8kHz; più è lenta la pelle più avremo un colpo  “appuntito”, con lo schiaffo, più è tesa più genererà code lunghe. Anche il battente del pedale influisce molto sul suono della cassa, ad esempio se si vuole una cassa metal è consigliabile non usare battenti in feltro, ma in plastica dura e viceversa se si cerca un suono più morbido.

Consiglio come punto di partenza di posizionare un mic dinamico a diaframma largo a filo del foro della pelle risonante: questa posizione di solito offre una via di mezzo fra la così detta aria e la definizione del colpo. Se il risultato è povero sia di basse che di naturalezza, meglio usare due mic: uno posto a distanza per la naturalezza – in genere si usa un mic a condensatore (fra i 40cm e i 90cm, ma occhio alle correnti d’aria generate dal foro che possono far saturare la capsula del mic) – l’altro dentro alla cassa per la “botta”. Semplici regole di fisica ci ricordano che più posizionerete il mic vicino al bordo interno della cassa più catturerete i bassi così detti “neri”, profondi e fermi; più vi posizionerete nel centro geometrico del tamburo più avrete punta da vendere. È ormai di uso comune anche il così detto sub kick, cioè l’uso di un woofer come microfono extra per catturare i sub della cassa.

Il rullante ha uno spettro sonoro che va dalle basse frequenze, anche sotto i 100Hz, fin oltre i 12kHz. La cordiera posta sotto il tamburo va gestita a livello di tensione per tirarne fuori un suono più secco e breve (se tirata) o più lungo e vibrante (se allentata). In ogni caso è vitale porre due microfoni al rullante per poter prendere l’attacco ed il corpo da sopra e l’inconfondibile caratteristica tonale della cordiera da sotto, è facile considerare che il microfono sotto va invertito di fase in quanto la sua capsula si ritroverà  opposta rispetto all’altro mic e rispetto alla maggior parte dei mic posti nel set. Il mic da usare per il rullante è tutt’altro che standard, c’è chi  predilige i mic a condensatore e c’è chi, anche in studi megagalattici, usa dei normali ed economici mic dinamici tipo shure sm57.

La posizione  che consiglio è a circa 45° rispetto alla pelle, con un’altezza di 2/3 dita dalla pelle stessa; posizionate il mic dentro alla circonferenza  del rullante se volete più “snap” mentre vi consiglio di stare a bordo cerchio se cercate un suono più naturale e meno violento. Il mic sotto  sarebbe ottimale porlo con la capsula opposta di 180° al mic sopra, questo produrrebbe un suono molto pieno dopo aver fatto l’inversione di fase  al mic sotto, ma è quasi impossibile a livello di posizionamento quindi consiglio di stare con la capsula che “guarda” il centro del rullo, a  circa 15cm di distanza dalla cordiera, cercando allo stesso tempo di escludere quanto più possibile la cassa, che si trova in linea d’aria  vicinissima. Per la scelta del mic consiglio di usare un condensatore, a meno che non ci siano troppi problemi di rientri fra cassa e cordiera, in  quel caso si torna al dinamico più direzionale possibile.

Tom e timpano sono i tamburi che vanno accordati ad intervalli armonici per dare  l’effetto di lancio ai passaggi del brano, ci sono teorie che invitano ad accordare per terze o per quarte. I tom andrebbero microfonati ponendo il  mic in asse con il centro del tamburo, distanti circa 15/20cm dalla pelle: da ex batterista posso dirvi che è una posizione ottimale come suono,  ma insuonabile come esecuzione, quindi alla fine si opta sempre per spostare il microfono verso il bordo, consiglio un angolo di circa 45°  cercando il più possibile di “guardare” il centro del tamburo. A livello di mic anche per i tom è preferibile usare dinamici per ottenere suoni  più duri, secchi ed aggressivi e mic a condensatore per esaltare la naturalezza di alcuni set di batteria.

I piatti sono strumenti che vibrano  sulle altissime frequenze, è consigliabile optare per tecniche stereo ponendo i microfoni sopra la testa del batterista (overhead). Consiglio, in  fase di mix, di tagliare brutalmente le frequenze basse e soprattutto medio-basse, per escludere quella spiacevole parte sonora tipo caffettiera  quando bolle al mattino (zona fra i 300 e i 600Hz), questo renderà i vostri piatti più fini, ma più distinti e soprattutto non andrete a sporcare i  timbri del rullante e dei tamburi con la classica componente “fustino” che la batteria ha fisiologicamente e che poi va tagliata ad arte in  mixaggio.

Altro consiglio è quello di sperimentare il doppio mic al charleston, trattandolo come il rullante con un mic sopra ed uno sotto:  scoprirete nuovi suoni dal vostro solito charleston. Per i piatti in generale è consigliabile l’uso di mic a condensatore.

Usate queste indicazioni  come punto di partenza e non fatevi scrupoli a sperimentare, soprattutto se vi imbattete in un set di batteria particolare, abbiate cura di mettere i così detti “piatti effetto”, tipo china, agli estremi del set, lontani dagli overhead in modo da ottenere già in ripresa il suono “da  lontano” che rende piacevole e funzionale l’effetto sorpresa di tali piatti, se il batterista di turno usa un china al posto del crash, beh, o fate fuori il piatto o fate fuori lui, a voi la scelta.

Danilo Silvestri

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