– di Martina Rossato –
Venerdì 18 settembre il palco del Circolo Arci Agorà di Cusano Milanino ha inaugurato ufficialmente il percorso di MATTONELLE, il contest dedicato ai progetti emergenti. La prima serata ha messo subito in evidenza uno degli elementi più interessanti del progetto: la possibilità di far convivere sullo stesso palco linguaggi, formazioni e immaginari molto diversi.
A contendersi il pubblico e il giudizio della giuria sono stati Malakos, Ginger Bear, Tales of Oneira e Malaffari, quattro progetti accomunati dalla voglia di portare la propria energia sul palco, ma profondamente differenti per approccio e sonorità.
Ed è proprio questa varietà ad aver caratterizzato una serata che ha portato sul palco atmosfere e mondi diversi: dal rock contaminato di Malakos alla forza dei Ginger Bear, dalle atmosfere metal dei Tales of Oneira fino all’attitudine rap e alla forte componente performativa dei Malaffari.
Malakos, quando il flauto entra nel rock
Ad aprire la serata sono stati i Malakos, che hanno portato sul palco una delle formazioni più riconoscibili della serata anche grazie alla presenza del flauto in varie forme. Uno strumento che, inserito all’interno di una formazione rock, porta inevitabilmente alla memoria Ian Anderson e i Jethro Tull, riferimento imprescindibile quando si parla dell’incontro tra rock e flauto. Ma il punto interessante è proprio non fermarsi alla citazione: sul palco dell’Agorà il flauto diventa un elemento capace di modificare il colore dei brani e di creare un’identità sonora immediatamente riconoscibile.
Ginger Bear, energia senza riserve
Con i Ginger Bear il ritmo della serata cambia. La loro esibizione è stata tra quelle capaci di lasciare maggiormente il segno per energia, compattezza e presenza sul palco. Una band che sembra trovarsi perfettamente a proprio agio nella dimensione live e che affronta il palco con una sicurezza che arriva direttamente al pubblico. Il loro set è stato uno di quelli in cui la componente musicale e quella performativa procedono insieme, senza lasciare troppo spazio alle pause. I Ginger Bear hanno dimostrato di avere una cosa fondamentale per una band emergente: la capacità di trasformare i propri brani in un’esperienza dal vivo. E in un contest in cui il pubblico è parte integrante del percorso di selezione, è un elemento tutt’altro che secondario.
Tales of Oneira, il lato oscuro della serata
Dopo il rock e l’energia dei Ginger Bear, l’Agorà ha cambiato completamente atmosfera con i Tales of Oneira. Il progetto nasce nel 2023 dall’incontro tra Giuseppe e Carlo e sviluppa un universo musicale in cui convivono metal moderno, synthwave, suggestioni pop e immaginari legati all’horror, ai sogni e alla psicologia. La band ha pubblicato nel 2024 l’EP The Impending Tyrant & The Faceless Sorrow e nel 2026 ha proseguito questo percorso con Paralyzed, brano che affronta il tema della paralisi del sonno attraverso sonorità che uniscono metalcore moderno e atmosfere sinfoniche e gotiche. All’Agorà questa dimensione emerge con forza: i Tales of Oneira portano sul palco un immaginario metal, scuro e teatrale, costruito attraverso chitarre, ritmiche serrate e una forte componente vocale. È probabilmente il progetto che più di tutti, in questa prima serata, mostra quanto un’identità musicale possa essere legata anche alla costruzione di un vero e proprio mondo narrativo. Non soltanto canzoni, quindi, ma un’atmosfera nella quale entrare.
Malaffari, il pubblico diventa parte dello show
A chiudere la prima serata sono stati i Malaffari, che hanno riportato l’Agorà dentro coordinate completamente diverse: quelle dell’hip hop e del rap. Il progetto, nato nel 2025, è costruito attorno a tre voci — Christian Velenosi, Luca Mangia e Stefan Dudoje — accompagnate dalla console di Enrico Minati. Ma è soprattutto sul piano della relazione con il pubblico che i Malaffari hanno trovato la loro dimensione. Il loro set è stato quello in cui il confine tra palco e platea è sembrato assottigliarsi maggiormente: grande capacità di intrattenere, coinvolgere e tenere alta l’attenzione, trasformando l’esibizione in qualcosa di più di una semplice successione di brani. Il rap, in questo senso, si presta particolarmente bene a una dimensione live basata sulla comunicazione diretta, e i Malaffari hanno saputo sfruttarla costruendo un finale di serata partecipato e movimentato.
La prima serata di MATTONELLE ha restituito quindi un’immagine particolarmente eterogenea della nuova scena musicale.
Malakos, Ginger Bear, Tales of Oneira e Malaffari hanno proposto quattro modi differenti di intendere una performance: la ricerca di una sonorità riconoscibile, la potenza della band, la costruzione di un immaginario e il rapporto diretto con il pubblico.
È proprio in questa varietà che il contest trova forse uno dei suoi elementi più interessanti. L’obiettivo di MATTONELLE non è infatti soltanto individuare chi riesce a suonare meglio, ma creare uno spazio nel quale identità artistiche differenti possano confrontarsi davanti a un pubblico e a una giuria tecnica.
Il percorso è appena cominciato. Dopo l’appuntamento del 18 settembre, il palco dell’Agorà tornerà ad accogliere i progetti selezionati il 16 ottobre e il 6 novembre, prima della finale del 18 dicembre.
Quattro band hanno aperto il percorso. E se la prima serata è un’indicazione di quello che MATTONELLE può diventare, il pavimento colorato dell’Agorà sembra avere ancora parecchie storie musicali da raccontare.






