-Di Silvia Nasti-
Il progetto di Antonio Pignatiello e Gianfilippo Invincibile rilegge Marlene Kuntz, CSI, Estra, Scisma, Perturbazione, 24 Grana, Negrita ed Elettrojoyce con un taglio più raccolto, cantautorale e interpretativo.
Otto riletture che attraversano alcune canzoni importanti della scena alternativa italiana degli anni Novanta, dai Marlene Kuntz ai CSI, passando per Estra, Scisma, Perturbazione, 24 Grana, Negrita ed Elettrojoyce. Questo è “Le radici e la luna”, il nuovo disco dei P.A.O., il progetto di Antonio Pignatiello e Gianfilippo Invincibile, uscito il 27 marzo 2026 per Octopus Records.
Prima di parlare del lavoro e dei singoli brani, premetto che, quando ho capito che si trattava di un disco di cover, il mio entusiasmo iniziale si è un po’ raffreddato. Gli album di riletture raramente riescono davvero a convincermi e, spesso, restano operazioni rispettose ma non necessarie. Proprio per questo, mi sono avvicinata all’ascolto con una certa cautela.
E invece “Le radici e la luna” è un buon disco, a tratti anche molto riuscito. È un lavoro che riesce in un passaggio non semplice: restituire canzoni molto riconoscibili sotto una luce diversa intervenendo non sui testi, che restano identici agli originali, ma sull’impianto sonoro e interpretativo. È qui che il progetto trova la propria identità.
La chiave interpretativa dell’intero album emerge fin dalle prime tracce. Molte riletture vengono riportate verso una dimensione più raccolta, più cantautorale, spesso più intima rispetto alle versioni originali.
L’apertura con “Militare”, impreziosita dalla partecipazione di Cesare Petricich, è già una dichiarazione d’intenti. La rullata costante richiama esplicitamente l’andamento tipico di una marcia militare, mentre gli inserti cinematografici da Full Metal Jacket amplificano il contesto simbolico del brano. Il risultato è una versione intensa e coerente, per certi versi persino preferibile all’originale.
Con “Come stavamo ieri”, arricchita dal contributo di Marco Olivotto, la direzione cambia. Il suono si fa più malinconico, più cantautorale, più misurato. In alcuni passaggi emergono atmosfere vicine ai Baustelle, segno di una rilettura che non replica ma riposiziona emotivamente il brano.
La stessa logica attraversa “Agosto”, cantata insieme al cantante dei Perturbazione, Tommaso Cerasuolo. Spogliata della chitarra elettrica, la canzone acquista una delicatezza nuova che valorizza ulteriormente la scrittura e la dimensione nostalgica del pezzo.
Curioso invece il movimento opposto che avviene con “L’uomo coi tagli” degli Estra. Se nel brano dei Marlene Kuntz i P.A.O. sembravano allontanarsi da quel tipo di tensione sonora, qui paradossalmente vi si avvicinano. Anche in questo caso, l’intervento è giocato per sottrazione. L’intensità dell’originale viene ricondotta a una dimensione più introspettiva fatta di sfumature trattenute.
Arrivati a “Raga”, in cui fa incursione il pianoforte di Filippo Gatti, emerge forse il primo limite dell’operazione. La scelta di riportare il brano verso coordinate più cantautorali, pur restando piacevole all’ascolto, non restituisce la stessa tensione espressiva dell’originale.
Molto convincente invece “Simmetrie”, interpretata con la partecipazione di Talèa e Marco Olivotto. Completamente diversa dalla versione originale, costruisce una propria identità sonora autonoma. E’ la splendida voce di Talèa a guidare questa trasformazione, con eccellente precisione timbrica ed equilibrio interpretativo.
Diverso il discorso per “‘E kose ka spaccano”, realizzata con Francesco Di Bella e Giuseppe Fontanella. Qui il confronto con l’originale risulta inevitabilmente perso. La canzone sembra non collocarsi pienamente nelle corde vocali dell’interprete e la presenza nel brano dello stesso Di Bella, nel momento in cui entra in scena con la sua voce, riporta immediatamente il brano nella sua dimensione naturale.
Al contrario “Irata” dei CSI rappresenta uno dei vertici del disco. Spogliata delle trame orientaleggianti dell’originale, la versione dei P.A.O. appare scarnificata ed essenziale, con la voce, piena e non salmodiale, in primo piano a guidare l’ascolto. Qui l’equilibrio tra omaggio e reinterpretazione risulta particolarmente convincente.
In sostanza, “Le radici e la luna” è un lavoro che parla di appartenenza musicale e di continuità culturale. Non celebra semplicemente una stagione della musica italiana alternativa, ma prova a rimetterne in circolo l’urgenza.
Molte delle riletture funzionano proprio perché non inseguono la fedeltà agli originali, ma scelgono invece una direzione più raccolta, più riflessiva. È un disco che sembra chiedere tempo e attenzione, e forse proprio per questo può dare il meglio di sé in un ascolto crepuscolare, se non proprio notturno, lontano dal rumore del quotidiano. E’ esattamente in quel momento che le riletture possono trovare spazio per respirare, restituendo così tutta la delicatezza del lavoro interpretativo costruito lungo queste otto tracce.
Tracklist “Le radici e la luna”
Militare feat. Cesare Petricich
Come stavamo ieri feat. Marco Olivotto
Agosto feat. Tommaso Cerasuolo
L’uomo coi tagli
Raga feat. Filippo Gatti
Simmetrie feat. Talèa, Marco Olivotto
‘E kose ka spaccano feat. Francesco Di Bella, Giuseppe Fontanella
Irata
Line up P.A.O.
Antonio Pignatiello voce, chitarre acustiche, chitarre elettriche, glockenspiel, paesaggi sonori
Gianfilippo Invincibile batteria, pianoforte
P.A.O. online
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